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Contagi tra i vaccinati, cosa dicono i primi studi: crollano ricoveri e vittime

Le analisi condotte negli Stati Uniti e in Canada mostrano un forte calo di contagi tra le persone immunizzate e una diminuzione ancora più netta di ricoveri e decessi

di G.Me.

Jill Biden, moglie del presidente degli Stati Uniti, in vista a un centro vaccinale a Phoenix. Arizona (Reuters)

4' di lettura

Casi di Covid tra i vaccinati. Le notizie escono, si diffondono sui social network, creano scalpore, alimentano i sospetti dei no-vax e le teorie minoritarie ma molto condivise in rete della inutilità dei vaccini. Sono passati oltre 6 mesi dalle prime inoculazioni ed è dunque tempo di trarre i primi bilanci basandosi sui dati ufficiali forniti dalle autorità sanitarie.

Il risultato è inequivocabile: i vaccini nel mondo reale funzionano come nei test, sono efficaci nel prevenire il contagio e quando il Covid riesce a superare la loro barriera scongiurano nella stragrande maggioranza dei casi le forme gravi o letali di infezione.

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Il fatto che anche tra i vaccinati ci siano casi di positività è semplicemente una non notizia: nessun vaccino infatti protegge completamente e le stesse società farmaceutiche che hanno prodotto quello contro il Covid hanno stimato livelli di protezione molto alti, ma mai del 100 per cento. Ci si può ammalare in maniera seria di Covid anche dopo essersi vaccinati? Sì, soprattutto se si è anziani e immunodepressi, ma in tutti i casi è una eventualità assai più remota.

I dati americani: pochissimi i ricoveri nei vaccinati

L’analisi più completa in materia è quella condotta finora dal Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’Agenzia nazionale sanitaria degli Stati Uniti. Secondo l’ultimo rapporto della Cdc, aggiornato al 28 giugno, più di 154 milioni di cittadini americani erano completamente vaccinati dal Covid. Ebbene, il sistema di monitoraggio sanitario in questo periodo di oltre sei mesi (la campagna vaccinale negli Usa è partita a metà dicembre) ha registrato solo 4.686 casi di ricovero o di morte in persone vaccinate. In particolare, le vittime tra i vaccinati sono state 879, di cui 223 per cause probabilmente non legate al Covid.

Per avere un termine di paragone, nel solo mese di maggio negli Usa ci sono stati 107mila ricoveri per Covid: di questi, solo 1.200 (l’1,1%) tra persone vaccinate. E a gennaio, quando l’epidemia imperversava, c’erano in media almeno 15mila ricoveri al giorno (dall’agosto 2020 al giugno 2021, è bene ricordarlo, negli Usa sono state ricoverate 2.283.486 persone). Ancora più impressionante il dato dei decessi: sempre in maggio si sono registrati oltre 18mila morti per il coronavirus, ma solo 150 tra soggetti vaccinati (lo 0,8%).

Quanto al numero complessivo di casi di positività tra i vaccinati, i dati aggiornati al 30 aprile - in seguito il Cdc ha deciso di registrare solo i casi di ricovero - mostrano in tutto 10.262 casi «breakthrough» in cui il Covid ha «bucato»le difese del vaccino. Al picco dell’epidemia nel gennaio 2021, i contagi giornalieri erano oltre 200mila al giorno, dunque i casi di Covid tra i vaccinati sono una frazione minima. ll Cdc riconosce che i dati potrebbero essere sottostimati perché molte persone vaccinate, soprattutto se asintomatiche, non si sottopongono a test. Ma la riduzione drastica dei contagi è un dato di fatto.

In California solo 62 decessi tra gli immunizzati

Tra gli Stati americani, la California conferma il trend nazionale. Sono infatti solo 7.550 i positivi su più di 19,5 milioni di californiani completamente vaccinati. Le infezioni tra chi ha completato il ciclo di immunizzazione fino al 23 giugno ammontano allo 0,039%, pari a un caso ogni 2.583 persone vaccinate. La maggior parte delle infezioni sono state lievi, mentre i decessi tra gli immunizzati sono stati solo 62 secondo i dati del California Department of Public Health.

Ontario: solo lo 0,02% di contagi tra i vaccinati

Un altro studio molto approfondito è quello realizzato dallo Stato canadese dell’Ontario. Dall’inizio del programma di vaccinazione COVID-19 il 14 dicembre 2020 e fino al 12 giugno 2021, 9,4 milioni di cittadini dello stato di Toronto hanno ricevuto almeno una dose. Di questi, solo lo 0,15% (14.293 individui tra casi sintomatici che asintomatici) si sono infettati quando erano parzialmente vaccinati e solo lo 0,02% (1.648 persone) si è infettato quando era completamente vaccinato.

La maggior parte (53,1%) dei casi post-vaccinazione identificati non erano ancora protetti quando hanno contratto l’infezione, poiché la data di insorgenza dei sintomi era compresa tra 0 e 14 giorni dopo la somministrazione della prima dose.Il numero di casi post-vaccinazione diminuisce drasticamente con il passare del tempo. Una marcata diminuzione dei contagi si osserva a partire da 28 giorni dopo la prima dose e ancora di più dopo la seconda.

I dati della Lombardia

Anche i dati parziali provenienti dalle regioni italiane confermano il quadro già analizzato in Nordamerica. Prendiamo la Lombardia: secondo un rapporto della Dg Welfare, nel periodo da gennaio a giugno l’87,2% degli infettati non risultava vaccinato; era vaccinato con prima dose per l’8,1% e con ciclo completo per il 4,7%. «In ogni caso - conclude il documento della Regione - la copertura vaccinale abbatte drasticamente il rischio di contagio e comunque l’eventuale sviluppo della malattia in forma grave. In particolare, dopo il completamento del ciclo vaccinale e trascorsi 14 giorni dalla seconda e ultima somministrazione, la risposta al vaccino risulta pressoché uguale per tutte le varianti».

Il caso del Regno Unito

E il Regno Unito? Come si spiega il boom di contagi in un Paese in cui l’85% della popolazione adulta ha ricevuto la prima dose e il 63% anche la seconda? La forte ripresa della circolazione del virus ha indubbiamente sorpreso ed è stata attribuita alla ormai quasi totale prevalenza della più contagiosa variante Delta. Sui 92mila casi di «Delta» sequenziati tra febbraio e giugno però solo 7.235 avevano completato la vaccinazione. Dunque la netta maggioranza dei contagiati non era immune. Da rilevare poi che a fronte di un forte aumento di casi di positività - il Regno Unito è ora a 181 casi settimanali ogni 100mila abitanti, une mese fa era a meno di 20 - non si assiste a un parallelo incremento di ricoveri né tantomeno di decessi.

«Non c’è un vaccino nella storia che sia mai stato efficace al 100% - ha detto al New York Times Paul Offit, direttore del Vaccine Education Center al Children’s Hospital di Philadelphia - È però l’unico strumento capace di evitare una malattia grave. Ma come per tutta la medicina, non è perfetto».

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