i luoghi del virus

Contagi, dopo Rsa e famiglie ora si guarda al lavoro e all’effetto Navigli

In questi giorni si capirà meglio quale è stato l’effetto delle riaperture, soprattutto quelle di bar ristoranti, negozi e parrucchieri del 18 maggio

di Marzio Bartoloni

Coronavirus, aumentano contagi e vittime: + 584 nuovi positivi

In questi giorni si capirà meglio quale è stato l’effetto delle riaperture, soprattutto quelle di bar ristoranti, negozi e parrucchieri del 18 maggio


2' di lettura

I giorni di fine maggio e quelli di inizio giugno diranno di più sui nuovi contagi. Si capirà meglio quale è stato l’effetto delle riaperture, soprattutto quelle di bar ristoranti, negozi e parrucchieri del 18 maggio.

Gli esperti si aspettano una possibile risalita dei contagi. Anche perché il virus , che è ancora in circolazione al di là della sua presunta minore o eguale forza, potrebbe provocare contagi in luoghi finora off limits durante il lockdown: in particolare i luoghi di lavoro, ma anche i ritrovati spazi della vita sociale.

I nuovi luoghi del contagio
Il timore è che ora si produca un “effetto Navigli”: il riferimento è alle immagini ormai note degli assembramenti per gli aperitivi nei giorni successivi alle riaperture del 18 maggio che hanno fatto infuriare non solo in Lombardia molti governatori e sindaci.

A Milano a esempio il sindaco Giuseppe Sala ha vietato nei giorni scorsi la vendita di bevande di asporto dopo le 19. Se ci sarà questo temuto effetto sui contagi si comincerà a vedere appunto nei prossimi giorni e almeno fino a metà giugno. Il Covid per venire a galla ha bisogno di almeno 10-15 giorni: 5-7 giorni per l’incubazione e l’arrivo dei sintomi e poi i giorni necessari per arrivare al risultato dei tamponi.

Oltre alla ritrovata vita sociale, un impatto sulla curva dei contagi potrebbe arrivare anche dai luoghi di lavoro: più che gli uffici dove in molti sono rimasti in smart working gli occhi sono puntati sulle tutte le aziende che hanno visto già dal 4 maggio il rientro di oltre 4 milioni di lavoratori. Non è un caso che in caso di nuovi focolai la Fase due preveda la possibilità di lockdown chirurgici che potrebbero riguardare anche la chiusura di singole aziende.

Le infezioni precedenti
Finora la gran parte delle infezioni, quelle nate durante il lockdown, si è fondamentalmente concentrato tra le persone anziane e i disabili e poi a livello familiare con i contagi dentro casa, quindi le strutture sanitarie e infine in maniera limitata il livello lavorativo.

In un report dell’Istituto superiore di Sanità condotto su circa 4500 casi di contagio notificati tra l’1 e il 23 aprile è emerso infatti che il 44,1% delle infezioni si è verificato in una Rsa, il 24,7% in ambito familiare, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e il 4,2% sul luogo di lavoro. La speranza ora è che tutte le misure per arginare il virus in questa fase di ritorno alla normalità - in particolare il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine - riesca a bloccare o quantomeno a limitare la risalita dei contagi.

Per approfondire
Caos regioni, chi vuole riaprire subito i confini e chi no. Boccia: ripartenza senza distinzioni
Vacanze in Sardegna e Sicilia? Ecco perché il passaporto sanitario non entrerà in valigia. Per Boccia è incostituzionale

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti