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Contanti, cosa succede ai 150 miliardi nelle cassette di sicurezza

Il progetto della Lega è di estendere il saldo e stralcio per gli omessi versamenti anche alle imprese in difficoltà economica. Saranno i professionisti a certificare che il denaro nelle cassette di sicurezza sia prodotto da evasione e non da attività criminali

di M. Mobili e G. Parente


La Lega rilancia la flat tax al 15% fino a 55mila euro

3' di lettura

Lavori in corso. Il cantiere della pace fiscale riapre in vista della prossima manovra e punta ad aggiungere altre sanatorie alle 10 già varate tra legge di Bilancio 2018 e collegato fiscale (a cui si aggiunge anche la sanatoria delle ingiunzioni di Comuni e altri enti locali). Ci sono almeno tre nuovi fronti: il contante detenuto in cassette di sicurezza, il saldo e stralcio anche per le imprese in difficoltà, una sorta di maxiadesione agli accertamenti basati su valutazioni del Fisco per prevenire un futuro contenzioso. Mentre sullo sfondo rimane la riproposizione della dichiarazione integrativa speciale, su cui la Lega aveva fatto dietrofront lo scorso autunno ma che ora sembra orientata a ripresentare con l’esclusione esplicita di scudi penali o per i capitali all’estero ma che non piace al Movimento 5 Stelle.

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I 150 miliardi nelle cassette di sicurezza
A rilanciare con forza l’idea di una sanatoria del contante detenuto nelle cassette di sicurezza è stato il sottosegretario del Carroccio al Mef, Massimo Bitonci, che nell’incontro di lunedì al Viminale con le parti sociali ha parlato di un “tesoro” di 150 miliardi di euro detenuto dagli italiani nelle cassette, sottolineando come sia prioritaria l’emersione del contante.
L’ipotesi allo studio è quella però di consentire l’emersione solo di una metà o poco meno (30-40%) degli importi detenuti da ciascuno. Su questa base imponibile ognuno poi pagherebbe l’Irpef secondo le sue aliquote marginali ma senza l’applicazione di sanzioni e interessi. Un modello che ricalca a grandi linee quello già adottato per la voluntary disclosure interna.

Nell’operazione giocheranno un ruolo anche i professionisti che saranno chiamati a certificare che gli importi di cui si chiede la sanatoria proviene da evasione fiscale e non da altre attività illecite. Anche perché nell’ipotesi allo studio non ci sarà spazio per scudi penali per reati come quelli di frode né per sanatorie di capitali all’estero.

Ma nel M5S c’è chi ha etichettato la sanatoria come un regalo alla criminalità organizzata.

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Il saldo e stralcio per le imprese
L’altro progetto caro alla Lega e ribadito nel vertice con le parti sociali è quello del saldo e stralcio esteso anche alle imprese. La sanatoria, i cui termini di adesione sono stati riaperti fino al 31 luglio dalla conversione del decreto crescita, riguarda per ora solo le persone fisiche in «difficoltà economica» che deve essere attestata da un Isee non superiore a 20mila euro e “copre” le cartelle per omessi versamenti di imposte o contributi. Si paga una percentuale che varia dal 16 al 35 per cento dell’importo dovuto già “scontato” delle sanzioni e degli interessi di mora.

Per l’estensione anche alle imprese in difficoltà sono due gli ostacoli da superare: valutare se sia davvero una misura in grado di portare più gettito e non comporti coperture; individuare indicatori semplificati a cui ancorare lo stato di difficoltà per le imprese.

Si tratta quindi di individuare le modalità di certificazione della crisi. Sul punto c’era già un’ipotesi messa a punto dall’ex sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri che aveva delineato al Sole 24 Ore del 21 ottobre 2018: in pratica, le società potrebbero aderire se i debiti complessivi fossero superiori al 20% del valore della produzione, inoltre l’indice di liquidità alla fine dell’anno precedente non dovrebbe superare quota 0,8.

L’adesione per evitare le liti
L’altra nuova sanatoria per la pace fiscale «2.0» è l’adesione con un importo a forfait (l’ipotesi su cui si lavora al momento oscilla tra il 20% e il 30%) e senza sanzioni e interessi per quelle posizioni aperte tra fisco e contribuenti che non trovano una soluzione e che riguardano accertamenti basati su presunzioni o valutazioni come il transfer pricing nelle operazioni infragruppo e l’abuso del diritto. Il tutto con un’esplicita esclusione di scudi di natura penale e di situazioni che riguardano patrimoni oltreconfine o imposte dovute sugli stessi.

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