IL VERTICE DI SALISBURGO

Conte: ampia partecipazione Paesi Ue a redistribuzione o non ha senso

di Andrea Carli


Migranti: ancora non c'e' accordo Italia-Germania

5' di lettura

La discussione su eventuali contributi finanziari per compensare la decisione di non accogliere migranti «è un’eventualità» rimasta «sullo sfondo» nel corso del summit di Salisburgo. Al termine della seconda giornata del vertice Ue di Salisburgo sui migranti, il premier Giuseppe Conte riduce l’enfasi che sul punto era scaturita dal suo riferimento, fatto mercoledì 19 settembre notte al termine della cena dei leader, a questa opzione controversa.

Lo stesso premier, nelle dichiarazioni rilasciate in mattinata, prima dell’inizio della sessione dei lavori, aveva manifestato un certo interesse per questa ipotesi. Tanto che fonti di Palazzo Chigi avevano chiarito, nei minuti successivi, il pensiero del premier. Ovvero: sì a un contributo finanziario dai Paesi “residuali” fermo restando la richiesta che il meccanismo di solidarietà nella redistribuzione delle quote, da cui nessuno può esimersi, ottenga la più ampia partecipazione possibile. Insomma, nella sostanza un’apertura con paletti.

Terminato l’incontro, nella conferenza stampa che va in scena nel primo pomeriggio Conte frena: «Non è quella la solidarietà a cui io personalmente penso e che voglio. Noi abbiamo sempre detto che la solidarietà significa un meccanismo condiviso di redistribuzione, lo abbiamo anche chiarito nelle conclusioni», del Vertice Ue di giugno. «Addirittura», aggiunge, è stata auspicata la necessità di «uno sforzo collettivo e condiviso sin dalle operazioni di salvataggio, con tutto quello che ne consegue in termini di sbarco, redistribuzione e rimpatrio. Quindi fermarmi a considerare l’aspetto di eventuali contributi finanziari non è assolutamente l’obiettivo a cui personalmente miro. Se poi, alla fine di questa discussione, arriveremo a quello lo valuteremo: posso dire sin da adesso che un meccanismo che vede la partecipazione di alcuni Paesi in termini finanziari lo vedo che un po’ immiserisce il tutto. Sicuramente se si dovesse mai arrivare a quello» dovrebbe essere solo «per alcuni Paesi, perché se fosse per una gran parte dei Paesi, addirittura, sarebbe una prospettiva assolutamente inaccettabile. Ma ove mai si arrivasse a questo, dovremmo pensare a meccanismi incentivanti e disincentivanti dal punto di vista finanziario ma in modo molto serio. Non è quella linea di solidarietà su cui stiamo lavorando».

Il presidente del Consiglio chiude all’ipotesi di un rafforzamento di Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere: gli investimenti dovrebbero essere destinati, piuttosto, all’Africa. Un progetto, sostenuto dal presidente della Commissione Ue Juncker, che «sicuramente può avere un ruolo ma potenziare Frontex fino a diecimila uomini fa anche sorgere problemi circa l’utilità di un tale investimento. Preferei che tutti questi investimenti fossero destinati all’Africa», aggiunge il premier. «C’è anche un problema politico, è chiaro che un simile dispiegamento di uomini pone un tema di sovranità. Tutti i Paesi membri è chiaro che sono gelosi, e l’Italia non è da meno». Nel complesso il vertice informale conferma le distanze tra i leader Ue sulla gestione interna dell’immigrazione.

Valutazioni Ocse non sono supportate da fatti
Durante la conferenza stampa il premier interviene anche su altre questioni, non solo sul tema migranti. «Non raccoglierei polemiche, queste valutazioni non mi sembrano possano essere supportate da fatti. Io so che stiamo facendo una riforma strutturale e una manovra seria: noi vogliamo essere credibili, innanzitutto per i nostri cittadini e poi lo saremo anche per i mercati», dice con riferimento al taglio delle stime di crescita dell’Italia da parte dell’Ocse. Quando alle elezioni europee che si terranno nel 2019, «non credo procureranno alcun sobbalzo a quest'esperienza di governo». Sul fatto «che ci possa essere polemica tra Salvini e Macron, capite che c’è una campagna elettorale in prospettiva e dei partiti politici dietro», aggiunge.

Manovra: un aumento dell’Iva non è contemplato
Il premier affronta anche il tema manovra. «Non abbiamo mai contemplato di aggravare la posizione dei contribuenti», spiega rispondendo a chi gli chiede se il governo prevede un aumento dell’Iva, anche selettivo.

Costante contatto con Tria, darà segno conti in ordine
«Non impicchiamoci ai decimali, ho avuto un costante contatto con Tria e con gli altri colleghi che lavorano» alla Legge di bilancio, aggiunge, «siamo in piena fase di elaborazione dei dettagli. Su questo punto non ha senso tirare fuori un numero, io lo voglio tirare fuori come esito di un processo». Dichiarazioni che si inseriscono in un clima teso, con il vicepremier Luigi Di Maio che, intervistato da Radio 24, preme per trovare le risorse per la copertura del reddito di cittadinanza.

Crollo ponte, Autostrade fuori da ricostruzione
Conte parla anche della tragedia di Genova. «Autostrade è fuori dal contesto» della ricostruzione del Ponte Morandi, afferma, «è coinvolta finanziariamente, non è contemplato che partecipi in un consorzio».

Lunedì 24 Cdm su decreti sicurezza e immigrazione
Intanto, sul piano interno, il Consiglio dei ministri esaminerà lunedì 24 settembre i decreti sicurezza e immigrazione. La scelta - ha spiegato il Viminale - si è resa necessaria per la contemporanea assenza di Conte e del vicepremier e ministro Di Maio, entrambi all’estero per impegni istituzionali (il leader pentastellato è in Cina). «I decreti su sicurezza e immigrazione - ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini - sono molto importanti. Non sarebbe stato corretto portarli in Cdm senza Conte e Di Maio. Così, per cortesia istituzionale, abbiamo convenuto di convocare il consiglio dei ministri lunedì». Alcune fonti delineano un quadro diverso: lo slittamento sarebbe dovuto a M5s, che punterebbero a bloccare i due provvedimenti sulla sicurezza, cavallo di battaglia della Lega, per contrastare l’esposizione mediatica del leader del Carroccio, dato avanti dai sondaggi rispetto agli alleati di governo.

Macron: riforma di Dublino prima delle elezioni europee
Il vertice di Salisburgo registra anche la posizione del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron sulle regole in materia di diritto di asilo Ue: «È possibile arrivare ad una riforma del regolamento di Dublino prima delle elezioni europee» della prossima primavera. Parole che Macron pronuncia arrivando al vertice. La Francia «farà ogni sforzo per accompagnare questa ambizione», aggiunge. La linea Macron punta a sottrarre alle forze sovraniste e populiste un argomento, quello di una revisione delle regole europee del diritto d’asilo, sul quale nei mesi scorsi è emersa la divisione all’interno dell’Unione, con i paesi più vicini all’Africa - Italia e Grecia su tutti - a chiedere una revisione dell’attuale sistema, in quando fa ricadere sugli Stati di prima accoglienza l’onere di gestire la richiesta di asilo, e i paesi dell’Est, del groppo Visegrad, a fare muro. Come si risolve il problema dei migranti? «Non lo si fa più entrare e chi è qui lo si rimanda a casa, è molto semplice», risponde il premier ungherese Viktor Orban. Quello della riforma del regolamento di Dublino è un nodo di primo piano, soprattutto in relazione alla campagna elettorale che si sta sviluppando in vista delle elezioni europee del maggio 2019.

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