Il dossier

Conte: i Benetton escano da Autostrade o sarà revoca. L’Ad di Aspi Tomasi: a rischio 7.5 miliardi di investimenti

Il premier: «Lo Stato non può essere socio di chi prende in giro le famiglie delle vittime». Tomasi: «Non si capisce quale sia l'interesse del Paese nel caso di revoca» della concessione

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Il premier: «Lo Stato non può essere socio di chi prende in giro le famiglie delle vittime». Tomasi: «Non si capisce quale sia l'interesse del Paese nel caso di revoca» della concessione


2' di lettura

Il premier Giuseppe Conte prende alla fine una posizione nettissima sul dossier Aspi: o i Benetton escono da Autostrade per l’Italia, o la concessione sarà revocata. In due interviste è infatti categorico: «I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull'altare dei loro interessi privati», dice in un intervento su La Stampa. Ancora più netta la posizione espressa su Il Fatto Quotidiano: «Lo Stato non può essere socio di chi prende in giro le famiglie delle vittime», sottolinea il premier, specificando di non essere affatto soddisfatto delle ultime proposte di Atlantia peri nuovo assetto di Aspi: «È altrettanto inaccettabile la pretesa di Aspi di perpetuare il regime di favore in caso di nuovi inadempimenti degli obblighi di concessione», «I Benetton non prendono in giro il presidente del Consiglio, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani», sottolinea ancora Conte.
Su Repubblica l’intervento dell’ad di Aspi, Roberto Tomasi, che contesta : «Non si capisce quale sia l'interesse del Paese nel caso di revoca» della concessione: investimenti per 7,5 miliardi cantierabili verrebbero buttati alle ortiche»

Conte: «Aspi ha scommesso sulla debolezza dei pubblici poteri»

Il premier, su Il Fatto Quotidiano, sottolinea: «La mia sensazione è che Autostrade, forte dei vantaggi conseguiti nel tempo e di una concessione irragionevolmente rinforzata da un intervento legislativo, abbia scommesso sulla debolezza dei pubblici poteri nella tutela dei beni pubblici. A un certo punto Aspi si è irrigidita confidando, evidentemente, nella caduta del mio primo governo. Con questo nuovo governo si è convinta di avere forse delle carte da giocare e ha continuato a resistere. Solo all'ultimo si è orientata per una soluzione transattiva. La verità è che le varie proposte transattive fatte pervenire da Aspi non sono soddisfacenti».

«Lo Stato - spiega Conte - ha il dovere di valutarle per lo scrupolo di tutelare l'interesse pubblico nel migliore dei modi possibili. Ma adesso dobbiamo chiudere il dossier ed evitare il protrarsi di ulteriori incertezze». Conte si dice insoddisfatto della trattativa in corso: «È altrettanto inaccettabile - sottolinea - la pretesa di Aspi di perpetuare il regime di favore in caso di nuovi inadempimenti degli obblighi di concessione», «anche in caso di gravissime compromissioni della funzionalità della rete autostradale imputabili ad Aspi - spiega -, lo Stato non potrebbe sciogliere il contratto con Aspi, ma soltanto obbligare il concessionario a ripristinare la funzionalità della rete. Con la conseguenza che, se crollasse un altro ponte, non potremmo sciogliere la convenzione e, se mai lo facessimo, dovremmo rifondere Aspi con 10 miliardi di euro, e solo per l'avviamento. Quando ho letto la proposta ho pensato a uno scherzo». Si sente preso in giro dai Benetton? «I Benetton - risponde - non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani». «Non hanno ancora capito, dopo molti mesi - ribadisce intervistato anche dalla Stampa -, che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull'altare dei loro interessi privati».

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