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Conte «chiama» popolari e socialisti con la sirena del proporzionale e del rimpasto

Il premier chiede aiuto alla “maggioranza Ursula”. Ecco il doppio asso che cala sul tavolo sperando sia «pigliatutto»

di Manuela Perrone

Crisi di governo: in diretta Conte alla Camera

Il premier chiede aiuto alla “maggioranza Ursula”. Ecco il doppio asso che cala sul tavolo sperando sia «pigliatutto»


2' di lettura

Un rimpasto, un patto di fine legislatura e una legge elettorale proporzionale che «possa coniugare le ragioni del pluralismo con l’esigenza di assicurare stabilità al sistema politico». Sono queste le tre sirene con cui Giuseppe Conte in Aula alla Camera “tenta” i costruttori, che chiama esplicitamente a raccolta chiedendone il sostegno: liberali, popolari e socialisti. Quei centristi che in questi giorni sono stati freneticamente sondati e che a Palazzo Chigi si sperano “alleati” per vincere la sfida di martedì al Senato con una maggioranza sufficiente per andare avanti. Anche, come ormai sembra probabile, con un governo di minoranza.

Renzi convitato di pietra
Non lo nomina mai, ma Matteo Renzi è il convitato di pietra nel discorso del premier. Che prende le distanze dagli «attacchi aspri e scomposti» - di alcuni esponenti di Iv, tiene a precisare, lasciando aperta la porta ai renziani che vorranno separare le proprie strade da quelle del loro leader - e dall’«irresponsabilità» di chi ha aperto una crisi «che il Paese non capisce» e che fa rischiare tutti «di perdere il contatto con la realtà».

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Il riferimento alla “maggioranza Ursula”
Ma se non a Renzi è proprio all’area in cui Renzi si colloca che Conte guarda. A quel centro riformatore, europeista, cattolico che va dai centristi a Forza Italia e che in Europa, insieme ai socialisti e ai Cinque Stelle, ha permesso l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Ue. A quelle forze che «sono chiamate a operare una chiara scelta di campo contro le derive nazionaliste e le logiche sovraniste». Fa impressione, detto da un premier arrivato a Palazzo Chigi grazie al matrimonio tra M5S e Lega e che, appena a settembre del 2018 all’assemblea generale Onu a New York, diceva orgoglioso: «Sovranismo e populismo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana, ed è in quella previsione che interpreto il concetto di sovranità».

Le offerte sul piatto
Sono passati due anni e quattro mesi, che in politica ormai sono quasi un’era geologica. Lega e Fdi sono gli unici esclusi dal suo appello: per tutti gli altri (e forse alla fine anche per Renzi) c’è posto, lancia l’amo Conte, accanto alla «solida base di dialogo alimentata dal Movimento 5 Stelle, dal Pd e da Leu» per aprire una «risolutiva stagione riformatrice» nel segno dello sviluppo sostenibile. Con un nuovo programma da scrivere - promette - e una squadra da rafforzare. Ma anche con un rilancio delle riforme istituzionali, compresa la legge elettorale proporzionale. Una rassicurazione, quest’ultima, che nasconde un non detto: il suo farsi garante di un soggetto politico capace di rappresentare i centristi alle prossime sfide elettorali. È il doppio asso tentatore che il premier spera «pigliatutto». E anche se non lo fosse, ha intenzione di andare avanti comunque. Finché il cordone di protezione eretto intorno a lui reggerà.

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