NEXT GENERATION EU

Recovery, Confindustria a Conte: coinvolgere le parti nella governance e valutare gli effetti sul Pil. Il premier: un piano di sistema-Italia

Vertice con l’associazione datoriale. Secondo il presidente del Consiglio, è necessario affrontare la sfida, tra le più importanti del secondo dopo guerra, con spirito di impresa comune

Unione europea: "La crisi in Italia non pesi sul Recovery"

Vertice con l’associazione datoriale. Secondo il presidente del Consiglio, è necessario affrontare la sfida, tra le più importanti del secondo dopo guerra, con spirito di impresa comune


4' di lettura

Confindustria chiede al governo che sul Recovery Plan vengano coinvolte la parti sociali nella governance dei fondi europei connessi al Next Generation Eu, che si proceda a «un affinamento del Piano per comprenderne gli effettivi impatti sul Pil» e sottolinea la mancata conformità del Piano con le linee guida indicate dalla Ue. Osservazioni critiche che sono state espresse nel corso dell’incontro con l'esecutivo presieduto dal premier Giuseppe Conte. Il quale, da parte sua, ha assicurato che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che punta a ricostruire il paese, sarà condiviso.

Il confronto

Nonostante la crisi politica che mette a rischio la sopravvivenza del suo Governo, il presidente del Consiglio prosegue il confronto aperto con le parti sociali sul Recovery plan: dopo quello con i sindacati di venerdì 22 gennaio, oggi ha incontrato Confindustria. Collegato in videoconferenza il numero uno degli industriali, Carlo Bonomi. Per l’Esecutivo partecipano i ministri dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (in presenza), dell’Economia, Roberto Gualtieri, del Lavoro, Nunzia Catalfo, della Pa, Fabiana Dadone, degli Affari Ue, Enzo Amendola, del Sud, Giuseppe Provenzano (in videocollegamento).

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«Questo non è un piano del governo ma del sistema-Italia, quindi deve essere ampiamente condiviso e costruire le basi per ricostruire e trasformare il Paese garantendo una robusta ripresa, una più efficace resilienza e la realizzazione delle riforme che valgano a superare le carenze strutturali del Paese e migliorarne la competitività», ha detto Conte al vertice con l’associazione degli imprenditori. «L’obiettivo - ha aggiunto il capo del Governo - è offrire una pronta ripresa al Paese, dopo questi mesi di sofferenza e recessione economica. Stiamo creando le premesse per ripartire più forti di prima. Dobbiamo affrontare questa sfida, tra le più importanti del secondo dopo guerra, con spirito di impresa comune».

Dopo Confindustria il premier ha incontrato altre sigle delle Pmi che rappresentano artigiani e commercianti (tra le altre Confcommercio, Cna, Confartigianato e Confesercenti). Alle 11 è stata la volta di Confapi mentre, dalle 12 è iniziato il ciclo di riunioni con Confcommercio, Confersercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. Alle 17, infine, è previsto l'incontro con il forum del terzo settore.

Confindustria: coinvolgere parti nella governance

Tra le questioni di metodo, poste da Confindustria come priorità all'incontro con il Governo, una riguarda «la governance necessaria per una puntuale ed efficiente realizzazione del piano». «Ad oggi - rimarcano gli imprenditori - non ancora delineata» e che «a nostro avviso dovrebbe prevedere modalità di confronto strutturato e continuativo con le parti sociali e un loro coinvolgimento lungo tutto il processo di esecuzione dei progetti».

«Governo stimi gli effetti sul Pil»

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha segnalato l’associazione datoriale, registra inoltre una «mancata conformità con le linee guida indicate dalla Ue e aggiornate venerdì scorso (22 gennaio, ndr) a seguito della consultazione tra Commissione, Governi e Parlamento Europeo». «Le linee guida - spiega Confindustria - prescrivono infatti, in maniera puntuale, che ogni riforma strutturale e linea di intervento delle 6 missioni strutturali venga declinata secondo una stima precisa degli obiettivi quantitativi che si intende ottenere rispetto alle risorse impegnate. Questo perché la Commissione stessa possa verificarne l’attuazione, sia nell'arco della durata del Piano che negli step intermedi, scongiurando così il rischio di revoca dei fondi o, peggio ancora, la restituzione. Le riforme strutturali, infatti, devono essere quelle indicate da anni nelle raccomandazioni periodiche all'Italia, quindi prima di tutto quelle del mercato del lavoro, della Pa e della giustizia e ogni intervento va progettato seguendo questa metodologia. Inoltre, la linea d’azione deve essere plausibile - sottolinea l’associazione degli imprenditori - , alla luce dei risultati ottenuti dall'Italia negli anni precedenti con interventi nello stesso settore, e congruo rispetto ai principali effetti di sostenibilità sociale, ambientale e al quadro generale di finanza pubblica. Poiché, allo stato attuale, nel Pnrr trasmesso al Parlamento non abbiamo riscontrato questa corrispondenza, Confindustria ha chiesto al Governo di procedere ad un affinamento del Piano per comprenderne gli effettivi impatti sul Pil».

Patuanelli: nel piano tutti gli step

All'interno del Recovery plan, ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, durante l'incontro con Confindustria, «sono dettagliati tutti gli step, l’intensità, le annualità e la messa a terra degli investimenti. L’execution sarà fondamentale, dobbiamo esserne ossessionati. Per questo è importante costruire una cabina di regia in grado di far marciare i progetti il più speditamente possibile, senza intoppi burocratici».

Una scelta sulla riforma degli ammortizzatori sociali

Confindustria ha sollecitato il Governo anche sui « temi che hanno un grande impatto sulla vita delle imprese». Lo scorso luglio Confindustria - ricorda una nota - «ha trasmesso al Governo una proposta dettagliata che coniuga, in un unico obiettivo, la riforma degli ammortizzatori sociali e quella delle politiche attive del lavoro, aprendo al coinvolgimento delle agenzie private. L'obiettivo della proposta è la valorizzazione del capitale umano e l'aumento dell'occupabilità, attraverso il potenziamento dell'assegno di ricollocazione e il contratto di espansione».

«La scelta che riscontriamo nel piano invece - rileva l’associazione degli industriali - , non solo sembra essere quella di basarsi ancora essenzialmente sui Centri pubblici per l’impiego ma, soprattutto, non viene indicata la direzione che il Governo intende intraprendere sulla riforma degli ammortizzatori sociali».

Per gli industriali «altro capitolo essenziale è quello delle infrastrutture. Prima di esprimersi sull'allocazione delle risorse, occorre chiarire il gap delle 35 misure attuative non ancora emanate e dei ripetuti interventi su tale materia fino al Dl Semplificazioni. Specie in questo ambito, infatti, l’efficacia dell'assetto organizzativo e la profonda revisione delle procedure della P.a., al momento non declinate, risulta determinante».

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