Politica

Conte dice no all’offerta di Letta: non corre a Roma per la Camera

L’ex premier rinuncia a presentarsi il 16 gennaio nel collegio Roma 1 lasciato libero dal neosindaco Roberto Gualtieri

di Emilia Patta

Quirinale, Giuseppe Conte: "Non ho aperto al dialogo con la destra, confronto sempre necessario"

2' di lettura

«Ringrazio Enrico Letta per la disponibilità e la lealtà nella proposta ma dopo un supplemento di riflessione ho capito che in questa fase ho ancora molto da fare per il M5s. Non mi è possibile dedicarmi ad altro».

Giuseppe Conte convoca una conferenza stampa serale alla Camera per presentare la sua squadra, finalmente al voto degli iscritti giovedì a cinque mesi dalla sua elezione a presidente del M5s, e annuncia il suo passo indietro: non correrà il 16 gennaio per il centrosinistra nel collegio Roma 1 della Camera lasciato libero dal neosindaco Roberto Gualtieri. Confessa tuttavia che ci ha pensato seriamente, e in effetti durante il week end l’accordo era dato per fatto sia nell’entuorage di Conte sia in casa democratica.

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La reazione di Calenda e Renzi

Ma evidentemente 24 ore di violenti attacchi da parte del leader di Azione Carlo Calenda («farò di tutto affinché quel seggio non vada ai 5 Stelle che hanno devastato Roma, anche scendendo in campo personalmente se sarà necessario») e di quello di Italia Viva Matteo Renzi («regalare il seggio sicuro al leader del sovranismo, all’uomo che ha firmato i decreti con Salvini, all’avvocato che non vedeva la differenza tra giustizialismo e garantismo significherebbe subalternità totale») hanno convinto Conte che la corsa, in un collegio dove la Lista Calenda ha raggiunto il 30% alle comunali, non sarebbe stata una passeggiata.

Guerra per bande

A Largo del Nazareno resta l’amarezza verso una decisione che si addebita alle divisioni interne del M5s, divisioni che indeboliscono la leadership di Conte. Ma l’ex premier nega che il suo passo indietro avrà impatto sull’elezione del successore di Sergio Mattarella: «Anche se non sarò in Aula parteciperò da protagonista, come leader della forza politica di maggioranza relativa, alle votazioni per il Quirinale». Di certo la confusione e la guerra per bande che regna nei gruppi pentastellati preoccupa lo stesso Conte, oltre che il suo alleato Letta.

La squadra

Anche per questo il leader 5 Stelle ha rotto gli indugi e ha annunciato la sua pletorica squadra in modo da accontentare tutti, o quasi, con la chiamata a dirigere i comitati di settore che affiancheranno il consiglio nazionale per tutto il gotha del movimento: da Stefano Buffagni che avrà l’importante incarico di coordinatore dell’economia e della finanza a Alfonso Bonafede (rapporti territoriali), da Chiara Appendino (formazione) a Nunzia Caltalfo (lavoro), da Piepaolo Sileri (coordinatore) a Giulia Sarti (legalità e giustizia), da Giuseppe Brescia (sicurezza) a Roberta Lombardi (enti locali), da Gianni Pietro Girotto (transizione ecologica) a Agostino Santillo (infrastrutture) fino a Alessandra Maiorino (politiche di genere) ci sono un po’ tutti.

Sono 17 comitati con coordinatore e altri quattro componenti più i 5 vicepresidenti già annunciati tempo fa: in tutto 90 persone. Ma intanto alla Camera Conte non è riuscito nell’intento di sostituire il capogruppo Davide Crippa, considerato troppo vicino a Beppe Grillo: è candidato unico per la votazione prevista per il 9 dicembre.

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