IL PRECEDENTE DEL 2006

Conte e la gita fuori porta con i leader della maggioranza. Bertinotti: «Politici in ritiro come i calciatori»

Romano Prodi, per la seconda volta a Palazzo Chigi, a un mese dall’insediamento organizzò una due giorni con i leader politici dell’allora maggioranza e i ministri a San Martino in Campo, vicino Perugia. Partecipò anche il presidente della Camera di allora, Fausto Bertinotti, leader di fatto di Rifondazione comunista

di Andrea Carli


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4' di lettura

No, non è possibile fare un parallelo. Altri tempi, un’altra politica. L’unica cosa in comune è la logica dell’iniziativa: stimolare lo spirito di squadra, portando in ritiro i politici al posto dei calciatori. Il progetto del presidente del Consiglio Conte di organizzare una “gita fuori porta” con i leader politici della maggioranza, da Di Maio a Zingaretti a Renzi, e i ministri per superare le divergenze e mettere a punto un programma più dettagliato a prova di scivoloni - ne dà notizia il Corriere della Sera - ha un precedente.

Correva l’anno 2006, al governo c’era Romano Prodi, per la seconda volta a Palazzo Chigi. A un mese dall’insediamento, il professore organizza una due giorni con leader politici dell’allora maggioranza e ministri a San Martino in Campo, vicino Perugia. È il modello dei calciatori della Nazionale a Coverciano applicato alla politica, spiega in quei giorni il presidente del Consiglio.

Tra gli invitati, anche l’allora presidente della Camera e, soprattutto, leader di fatto di Rifondazione comunista (non era più non il segretario), Fausto Bertinotti. «Le rispondo molto per cortesia perché ho una memoria molto flebile, labile, potenziata in questo caso dallo scarso interesse per ciò che è accaduto in quei giorni». Il racconto dell’ex sindacalista attacca così: con poche parole, garbate ma incisive come è suo stile.

L’ex numero uno di Rifondazione comunista, nega che da quell’esperienza si possano trarre delle indicazioni per i tempi recenti, per Conte che si accingerebbe a seguire le orme di Prodi. E ciò per il semplice fatto che lui, Fausto Bertinotti, oggi settantanovenne, questa esperienza di governo con M5S e Pd azionisti di maggioranza no, non l’avrebbe proprio fatta. «Non ci sono elementi in comune tra ieri e oggi. Nessuno. Quello di cui parliamo, il mondo del 2006 finito è alle nostre spalle. Non voglio suggerire una gerarchia di valori. Dico semplicemente che lì eravamo ancora nel Novecento. Qualsiasi paragone tra oggi e ieri non sta in piedi. Quelli là erano divisi o uniti da ragioni ideologiche. Sulla discussione tra centrosinistra e Rifondazione comunista, dentro o fuori ci si poteva stare delle settimane. Oggi le parole volano. Ieri le parole erano pietre».

Presidente, che cosa ricorda di quelle ore in Umbria, trascorse gomito a gomito in un luogo informale con i leader delle altre forze poltiche della maggioranza di allora?
«Mi ricordo una villa in campagna, come i ricordi degli anziani, con un giardino davanti e delle sale al pianterreno. La più grande aveva un grande tavolo a ferro di cavallo, attorno al quale erano seduti i convitati più o meno di pietra... (Bertinotti sorride, ndr). Credo di ricordarmi di aver trascorso lì solo una notte».

Che cosa accadde in quella situazione così particolare? Prodi, D’Alema, Mastella, lei... tutti nello stesso posto. Lei era lì in veste di presidente della Camera o di leader di fatto di Rifondazione, nonostante non fosse più segretario del partito?
«In quel caso tutti avevano deposto le loro armature. Credo che la cosa più simile sia un ritiro dei calciatori. E come nello spogliatoio, contano le gerarchie informali, non quelle formali.

Ha degli aneddoti legati a quella esperienza?
«No, ma proprio niente»

Insomma, l’ha proprio rimossa...
«Non è rimorso, perché “rimorso” sarebbe già una cosa impegnativa... Me li sono semplicemente dimenticati. Ecco, mi ricordo che la discussione oscillava tra i toni programmatici e quelli - non mi prenda in giro - diciamo strategici. Strategici nel senso di chiedersi” Che cosa facciamo dopodomani”. Da un lato era il destino della coalizione di centrosinistra; e dall’altra l’impegno programmatico. Se non ricordo male, ci riunivamo dopo aver scritto un documento programmatico di oltre 100 pagine. Faccia conto che si trattò di una specie di revisione. come un tagliando dell’attività di governo».

Cosa avvenne?
«Come sempre nel centrosinistra che ho conosciuto anche in quell’occasione è emersa la distanza tra l’ambizione e la concretezza, tra il progetto e il “budino mangiato”. Da un lato c’è un’ambizione, anche dichiarata, l’idea del volare, e poi invece le ali sono sostanzialmente rattrappite. Un seminario ha un efficacia quando costruisce, non dico una comunità, ma di certo determina coesione».

Coesione in quell’occasione non è pervenuta, sembra di capire
«Il mix che produce la coesione non è precisamente definibile, né prima né dopo. Io non mi ricordo che sia scoccata questa scintilla. Gli interventi sono stati anche interessanti, ma insomma non è emersa una ragione forte. Non è una tappa che uno si ricordi»

Dove e con chi sono emerse le distanze più nette?
«Erano quelle di sempre. Tra una componente di sinistra, quella che noi in qualche modo rappresentavamo - noi di Rifondazione eravamo fuori dal centrosinistra: in alleanza, ma non nel centrosinistra - e il centrosinistra a sua volta sgranato. Il nodo era il livello del profilo programmatico del governo».

Ovvero?
«Ho avuto la sensazione di una discussione che grossomodo vedeva da un lato i partigiani dell’ordinaria amministrazione, e dall’altra i partigiani della necessità di un salto di qualità, che è poi una discussione classica».

Sembra una discussione ancora attuale, a 13 anni di distanza
«Siamo sempre al volo e alle ali rattrappite. L’istanza si capisce bene: quando c’è una coalizione un po’ traballante, che cosa fai? Come quando c’è una squadra un po’ in crisi, cosa fai? Fai un ritiro per ottenere un soprassalto di energia nell’azione del governo, nell’attesa che scatti un meccanismo di rafforzamento. In seconda battuta, lo fai per sciogliere alcuni nodi, che erano quelli che non risolti danno luogo a una turbolenza quotidiana».

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