Braccio di ferro sulle regole

Conte e Grillo a un passo dalla rottura, M5s nel caos

Il Garante sarà presto a Roma, ma l'ex premier non esclude più un partito suo. Freddezza su Draghi: «Questo non è il Pnrr di un solo governo»

di Emilia Patta

M5S, Conte: "Se gli iscritti lo vorranno, sarò il nuovo leader"

3' di lettura

Non c’è pace per la nascita del nuovo M5s europeista ed ecologista a cui Giuseppe Conte sta lavorando dal febbraio scorso, quando ha lasciato Palazzo Chigi per la crisi della maggioranza giallorossa innescata da Matteo Renzi. Quattro mesi passati in prevalenza a cercare di risolvere il dissidio con Davide Casaleggio, dissidio poi finito in divorzio burrascoso. In queste ore il nuovo stop: l’evento pubblico che giovedì 24 giugno avrebbe dovuto vedere la presentazione del nuovo statuto e del nuovo codice dei valori per poi procedere all'incoronazione di Conte leader sulla nuova piattaforma alternativa a Rousseau è saltato per l'opposizione di Beppe Grillo.

L’Elevato messo ai margini

Il fondatore, che è anche proprietario del simbolo depositato al Mise nel 2012, non gradisce il ridimensionamento del suo ruolo così come emerge dal documento sulle nuove regole vergato da Conte senza per altro averne condiviso la gestazione né con Grillo né con i ministri pentastellati. Nello schema contiano Grillo resta Garante ma non avrà più possibilità di incidere sulla linea politica, la cui responsabilità è tutta in capo al presidente e alla sua squadra (una sorta di “segreteria” mista, composta cioè da fedelissimi di Conte e da alcuni dirigenti storici). E non è un cambiamento di poco conto, se si pensa che Grillo è stato determinate per spingere il M5s, anche contro la volontà di Casaleggio, prima verso il Conte 2 con il Pd e poi verso l’appoggio al governo Draghi.

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Il nodo dello statuto

Conte e Grillo sarebbero dunque a un passo dalla rottura, e ormai l’ipotesi di un partito del tutto nuovo guidato dall’ex premier non è più peregrina. Lo stesso Conte ha detto nelle scorse ore che «senza l’ok di Grillo al nuovo progetto non si può andare avanti». Parole che sono di fatto un aut aut, perché dal punto di vista di Conte margini per cambiamenti sostanziali allo statuto non ce ne sono: «Non sono disposto a guidare il M5s se non ho il potere di decidere la linea», dice ai suoi collaboratori facendosi forza dei sondaggi che lo danno ancora molto alto nel gradimento degli italiani. Ad ogni modo solo un faccia a faccia potrà allontanare le nubi, e i parlamentari a lui vicini danno Grillo in partenza per Roma nelle prossime ore. Sullo sfondo il rischio concreto che la vicenda del divorzio con Casaleggio si trascini ancora a lungo nelle aule dei tribunali: alcuni iscritti pentastellati delusi dal divorzio con Casaleggio sarebbero pronti alle carta bollate per chiedere che la votazione sul nuovo statuto del M5s si celebri sulla piattaforma Rousseau come prevede il vecchio statuto tuttora in vigore.

Alla larga da Palazzo Chigi

Dall’ex premier ieri non è arrivato alcun commento sul braccio di ferro con Grillo. Ma i ministri pentastellati hanno notato con una certa preoccupazione il post su Facebook sul via libera della Ue al Pnrr: «Questo non è il Piano del governo di turno. Non era allora il Piano del governo Conte, non lo è oggi del governo Draghi». Gli stessi ministri notano che Conte, a differenza di tutti gli altri leader politici, non è ancora mai andato a Palazzo Chigi per incontrare Draghi. E notano anche che negli ultimi giorni il segretario del Pd Enrico Letta ha intensificato i contatti con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: venerdì un faccia a faccia a Barcellona per affrontare il tema del coordinamento di M5s e Pd in Parlamento, ieri una telefonata per concordare la linea sul Ddl Zan dopo l'intervento del Vaticano.

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