PALAZZO CHIGI E LA CEI

Conte e i vescovi, una relazione senza passioni e con “sbalzi” di pressione

Scontri nel primo esecutivo con la Lega sul tema dei migranti, sia sui blocchi delle navi che sui decreti sicurezza. Con l’esecutivo giallo-rosso sulle messe nella fase 2.

di Carlo Marroni

Governo, i vescovi italiani preoccupati dall'attuale verifica

Scontri nel primo esecutivo con la Lega sul tema dei migranti, sia sui blocchi delle navi che sui decreti sicurezza. Con l’esecutivo giallo-rosso sulle messe nella fase 2.


3' di lettura

I vescovi guardano «con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso, in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo». E auspicano «che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno, in tutta Italia, lavorano in operoso silenzio» e chiedono «che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità». Parole ferme quelle espresse il 26 gennaio 2021 dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti in avvio della seduta del Consiglio Permanente. Che lasciano trasparire tutta la preoccupazione per una situazione sociale deteriorata dalla pandemia e che la politica di Palazzo apertamente ignora. I rapporti tra i vescovi e la politica ci sono, ma i tempi dell'interferenza (o della sudditanza) – come accaduto dal dopoguerra fino alla fine dell'era Ruini - sono lontani. In Vaticano è arrivato Francesco, nella politica il quadro è radicalmente mutato. Il faro per il mondo cattolico resta sempre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,

Le prime frizioni sulla Open Arms e la politica anti-migranti

I due governi Conte, tuttavia, non sono stati esenti da rapporti spesso erratici con la Cei, fatti di lunghe bonacce ma anche di forti burrasche, non sempre brevi. E certamente senza passioni del mondo cattolico organizzato e vicino all'episcopato verso l'avvocato del popolo, nonostante le sue ripetute visite in luoghi simboli del cristianesimo, come Assisi. Il primo problema arriva subito dopo l'insediamento nell'estate 2018, con la vicenda Open Arms (e anche delle altre navi bloccate): «Rispetto a quanto accade non intendiamo né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi» diceva una nota della Conferenza. Da quel momento è iniziato un lungo braccio di ferro sui decreto sicurezza di Matteo Salvini, l'esponente più criticato, anche se brandiva il crocefisso nei comizi (altro aspetto che ha acuito i rapporti).

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Le forti critiche verso i decreti-sicurezza

«Mi preoccupa l'abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari e anche la riduzione di questi permessi perché in questo modo si rischia di esporre tante persone a un futuro incerto», aveva detto Bassetti nel settembre 2018. I toni sarebbero saliti parecchio di tono nel dicembre 2018, quando praticamente tutti i vescovi più visibili – specie quelli siciliani avevano parlato di incostituzionalità dei decreti. «C'è un primato della coscienza che esige la solidarietà verso i più deboli. Se si dimentica questo ogni barbarie diventa possibile» aveva detto Bruno Forte, arcivescovo di Chieti.

Gli attacchi al clima “eterna campagna elettorale”

Il clima di tensione con il governo giallo-verde era proseguito nel corso della primavera. A marzo 2019 il segretario della Cei, Stefano Russo, aveva detto secco: è necessario «abbandonare il clima di eterna campagna elettorale, dove l'obiettivo, più che il bene comune, sembra essere la delegittimazione dell'altro. Abbiamo bisogno di tornare a programmare e progettare con sguardo lungimirante, se non vogliamo rassegnarci a vivere il paradosso di un paese cattolico e familista, la cui retorica ufficiale trabocca di elogi per la famiglia, ma che all'atto pratico fa poco per sostenerla». E restava sempre al centro la politica sui migranti: in pieno delirio-Papeete e alla vigilia della crisi di governo decretata da Salvini l'arcivescovo di Siena Paolo Lojudice, a capo della commissione per le migrazioni, attaccava il decreto-bis: «Quello che abbiamo di fronte ha solo il sapore di una propaganda».

Lo scontro sulla fase-2 delle messe e l'intervento del Papa

Con la nascita del Conte-bis e l'uscita di scena della Lega di Salvini la questione è andata via via sfumando, fino alla «protezione speciale» della scorsa estate. Che tuttavia arrivava dopo uno scontro senza precedenti tra i vescovi e un governo italiano quando, il 27 aprile 2020, in vista della parziale riapertura dopo la prima fase del lockdown, il governo Conte lasciava fuori le chiese dalla fase-2. La Cei aveva diramato un durissimo comunicato in cui si affermava che i vescovi «non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto». Palazzo Chigi immediatamente cercava di arginare la protesta assicurando rapide misure, ma fu determinante l'intervento chiarificatore del Papa il giorno dopo, 28 aprile, quando nella sua omelia del mattino trasmessa in diretta Rai disse: «In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni». L'accordo fu chiuso pochi giorni dopo.

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