IL FUTURO DELLO STABILIMENTO

Conte su ex Ilva: meglio arrivare all’udienza del 7 con un accordo

Il premier italiano vede a Londra il presidente e ceo del gruppo: «L’incontro è servito per ribadirci quali sono gli obiettivi, le strategie del negoziato che stiamo portando avanti e per condividere degli obiettivi»

di Gerardo Pelosi

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Il premier italiano vede a Londra il presidente e ceo del gruppo: «L’incontro è servito per ribadirci quali sono gli obiettivi, le strategie del negoziato che stiamo portando avanti e per condividere degli obiettivi»


3' di lettura

«In tribunale bisogna andarci, ma sarebbe bene arrivarci con un accordo». Il premier Giuseppe Conte esce dall’incontro presso l’ambasciata italiana di Londra a Grosvenor square con il presidente e ceo di Arcelor Mittal, Lakshmi Mittal manifestando cauto ottimismo consapevole di avere aggiunto un altro piccolo tassello al complesso mosaico della trattativa Ilva.

Udienza il 7 febbraio
Un incontro utile a chiarire le posizioni in vista dell’udienza in tribunale del 7 febbraio. Il Memorandum d’intesa sull’Ilva raggiunto a fine novembre è servito a guadagnare tempo e l’udienza prevista presso il Tribunale Milano sul ricorso presentato dai commissari contro il recesso della multinazionale dalla gestione dell’azienda (adesso è con contratto di affitto) è stata appunto rinviata al 7 febbraio per dare tempo di raggiungere un accordo complessivo. Ma il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli pochi giorni fa ha usato toni molto ultimativi. «Abbiamo detto il 31 gennaio - ha detto Patuanelli - se non si chiude sul piano industriale entro il 31 gennaio ci vediamo il 7 febbraio in Tribunale». Una possibilità che tuttavia stride con le dichiarazioni del premier Conte e le rassicurazioni dell’ad dell’azienda Morselli che a Genova aveva dichiarato che la multinazionale non vuole abbandonare l’Italia.

Obiettivo: arrivare all'udienza del 7 con un accordo
Conte e Mittal si sarebbero dovuti incontrare a margine del World economic forum di Davos ma all’ultimo momento il premier ha dovuto cancellare la missione in Svizzera. Da qui il colloquio di circa un’ora di martedì all’ambasciata italiana dopo che il presidente del Consiglio aveva partecipato in mattinata con il premier britannico Boris Johnson all'evento di lancio della conferenza Onu sul clima CoP26 2020. L’obiettivo, ha spiegato lo stesso Conte, è di arrivare all’udienza del 7 febbraio, con un accordo e il colloquio avrebbe riscontrato l’esistenza di alcuni obiettivi condivisi. «Il giorno 7 è prossimo - ha spiegato Conte - c’è l’udienza ma non sono entrato nel dettaglio delle clausole. L’incontro è servito per ribadirci quali sono gli obiettivi, le strategie del negoziato che stiamo portando avanti e per condividere degli obiettivi. Non dovete pensare che sia stato un incontro per negoziare i dettagli. È stato utile per ribadire le linee strategiche di fondo di questo negoziato, ci siamo un po' aggiornati. Ovviamente ci sono i nostri negoziatori e lo staff di legali che stanno lavorando e si sta definendo il piano industriale ma si stanno anche creando le premesse per l’ingresso del pubblico perché ci sarà anche un investimento pubblico. Tutto ciò offrirà anche ai nostri negoziatori nuova linfa e nuova energia per lavorare fino a notte fonda».

Negoziato su transizione energetica e occupazione
Conte e Mittal hanno anche approfondito gli aspetti tecnici per quanto riguarda la transizione energetica nell’obiettivo di trasformare l’Ilva in un’azienda sostenibile. «Tutto il Governo ma anche il sistema Italia - ha ricordato Conte - vogliamo che questo sia uno degli stabilimenti più innovativi al mondo per quanto riguarda la transizione industriale ed energetica». Il nuovo piano industriale prevede infatti investimenti in tecnologia verde da realizzarsi anche attraverso una nuova società finanziata da investitori pubblici e privati. Sui livelli occupazionali Conte ha ribadito che «i loro numeri iniziali non sono accettabili, preservare un livello occupazionale adeguato, elevato, per noi è fondamentale». Nella premessa del protocollo firmato a novembre è scritto che il Governo italiano, «alla luce dell’interesse strategico nazionale delle attività di Ilva e del suo impegno per realizzare il “nuovo accordo verde”, è fortemente impegnato a preservare il business come impresa corrente e gli attuali livelli di occupazione sulla base e coerenti con il nuovo piano industriale attualmente in discussione tra le Parti, che mira a produrre circa 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2023». Quanto agli aspetti produttivi l’azienda ha comunicato che per i primi tre mesi del 2020 si prevede un aumento produttivo di ghisa rispetto allultimo trimestre del 2019, che passerà da 11,5 mila tonnellate giornaliere a 12,5/13 mila tonnellate.

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