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Fase 2: ipotesi apertura negozi l’11 maggio, poi bar e ristoranti. Ok a spostamenti dal 4 maggio ma non tra regioni

Le decisioni sul riavvio di attività nella fase 2 dovranno essere pesate sulla base di tre criteri che sono la situazione epidemiologica, l’adeguatezza del sistema sanitario locale, la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale

di Marzio Bartoloni e Barbara Fiammeri

Conte accelera piano fase 2, Regioni chiedono autonomia

Le decisioni sul riavvio di attività nella fase 2 dovranno essere pesate sulla base di tre criteri che sono la situazione epidemiologica, l’adeguatezza del sistema sanitario locale, la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale


5' di lettura

Tutte le aziende del manifatturiero, delle costruzioni e di una parte significativa dei servizi riapriranno i battenti dal 4 maggio. Ad essere coinvolti saranno 3,8 milioni di lavoratori.
Di questi però quelli effettivi che torneranno al loro posto di lavoro saranno non più di 2,7 tenendo conto di chi rimarrà ancora in smart working e di chi - secondo quanto riporta la relazione del capo della task force Vittorio Colao presentata il 22 aprile a Palazzo Chigi - «per condizioni di età o mediche sarebbe meglio non coinvolgere in prima battuta».
Ipotesi, quella del non coinvolgimento dei lavoratori dai 60 in su, che il premier Giuseppe Conte ha però immediatamente bocciato.

Aperture anticipate dal 27 aprile
Ma lo stesso premier nell'incontro con le parti sociali non ha escluso, che alcune aziende di rilevanza nazionale possano anticipare la riapertura e tornare in piena produzione da lunedì, prossimo 27 aprile.
Si tratterebbe di quelle imprese già in possesso dei protocolli di sicurezza irrobustiti rispetto a quello base sottoscritto dai sindacati il 14 marzo, come hanno già fatto alcuni marchi a partire da Ferrari e Brembo. Stiamo parlando dei dispositivi di protezione per tutti i lavoratori (mascherine, guanti, igienizzanti ecc.) ma anche di un maggior distanziamento tra gli addetti, la rimodulazione degli spazi e anche dei turni di lavoro.
Riflettori puntati sui trasporti locali
L'obiettivo è evitare ogni tipo di assembramento. E infatti particolare attenzione è stata dedicata ai trasporti locali e alle misure necessarie per evitare che si creino “picchi di flusso nei trasporti”. Secondo il Capo della task force di quei 2,7 milioni di lavoratori coinvolti dal 4 maggio meno del 15% dovrebbe ricorrere al trasporto pubblico: queste imprese non sono tipicamente urbane, avrebbe spiegato il manager.
La lista dei settori è stata decisa sulla base delle mappe Inail comprendendo quelle a basso o medio-basso rischio. Oltre a tutte le attività manifatturiere e alle costruzioni, ripartiranno le imprese che operano nell'estrazione dei minerali, nel settore immobiliare,dei noleggi e servizi di supporto alle imprese, il commercio all'ingrosso e non è da escludere che possano essere coinvolti anche i negozi al dettaglio fino alla ristorazione e ai servizi di alloggio (hotel).

Conte: «Allentamento ma non stravolgimento»
In generale, ha spiegato Conte, ci saranno altre misure «di allentamento sociale ma non di stravolgimento». I cittadini potranno spostarsi all'interno del comune liberamente senza autocertificazione e (forse) verrà data la possibilità di raggiungere le seconde case se all'interno della stessa Regione. Tutte le misure, ha anticipato Conte, verranno comunque rese note entro la settimana e si concretizzeranno in un nuovo Dpcm.

Quella del 23 aprile è stata dunque una giornata di svolta per il decollo della fase 2: dall'incontro mattutino con la maggioranza a quello serale con la cabina di regia preceduto dalla videoconferenza con le parti sociali alle quali Colao ha illustrato il lavoro della task force.
«Siamo tutti consapevoli che questo lockdown non possiamo portarlo per un lasso di tempo che rischia davvero di mettere in discussione il tessuto economico e sociale del Paese», ha detto il premier garantendo però che tutto avverrà in «condizioni di massima sicurezza».

Tre condizioni per riaprire
Saranno 3 i prerequisiti per le riaperture. Li ha indicati da Colao: curva dei contagi stabile o in miglioramento; una rete ospedaliera adeguata per reagire allo scoppio di nuovi focolai; disponibilità di mascherine e degli altri dispositivi che per questo primo step sono sufficienti.
Ma tanto per le mascherine e i dispositivi di sicurezza quanto per un eventuale una seconda ondata di contagi sarà fondamentale un monitoraggio costante settimana per settimana. Qualora emergesse - ha detto Conte - in un determinato territorio la ripresa della diffusione del Covid scatterebbe l'allarme rosso: in particolare se il parametro R0 dovesse superare il valore di 1 (cioè per ogni positivo c'è un contagio mentre attualmente è a 0,7) oppure, altrettanto grave, se in quella zona non ci fossero sufficienti dispositivi di sicurezza. In questo caso si imporrebbero immediatamente nuove misure di lockdown “mirate”.

Determinante ovviamente sarà il rispetto dei protocolli di sicurezza messi a punto dalle parti sociali (dal termoscanner alla sanificazione degli ambienti, alla dotazione dei dispositivi di sicurezza a partire da guanti e mascherine). Ma anche da quelli che devono assicurare le Regioni chiamate a loro volta a garantire ad esempio una adeguata presenza di Covid hospital, che saranno peraltro stabilizzati nel prossimo decreto Aprile, di trasporti pubblici e piani mobilità che evitino assembramenti ecc.
Sicurezza al primo posto
L'obiettivo resta sempre quello di mantenere il più alto grado di sicurezza che significa anche poter immediatamente spegnere eventuali nuovi focolai. Un approccio che piace anche al Comitato tecnico scientifico che nei giorni scorsi ha spinto molto affinché il Governo mantenesse un atteggiamento molto prudente, contrastando quanti lasciavano intendere a una ripresa della normalità dal 4 maggio in poi.

Nuove linee guida nel weekend
Sarà lo stesso premier a indicare le nuove linee guida, probabilmente durante il week end. Il premier ha anticipato che si terrà conto delle “peculiarità territoriali”. Quindi la fase 2 avrà certamente delle prescrizioni generali – ad esempio l'obbligo di mascherine, il distanziamento, le regole per usufruire del trasporto pubblico - ma alcuni divieti come quello di non poter passeggiare o di non lasciare il comune di residenza, potrebbero essere cancellati in quelle zone dove la linea del contagio si è drasticamente ridotta.
Lo stesso varrà per le riaperture delle altre attività produttive, commerciali e dei servizi (per i ristoranti si prevede il via libera solo per l'asporto), che saranno a loro volta regolate seguendo sempre il criterio del rischio contagio (le attività e la somministrazione di cibi e bevande all'aperto potrebbero partire prima)e in relazione alla situazione del territorio. Che non è stabile. Può migliorare ma anche peggiorare e il Governo e le Regioni devono essere quindi pronti a intervenire laddove sarà necessario perché le probabilità di ritorni di fiamma del virus sono dati per scontati.

Il nodo del tracciamento
Di qui la necessità ineludibile, secondo il commissario Domenico Arcuri, di rendere quanto prima operativa la App Immuni che consentirà di “tracciare” i movimenti e i contatti dei futuri contagiati per poter intervenire in tempo reale. Conte ha confermato che non sarà obbligatoria, che non ci saranno penalizzazioni per chi non la scaricherà e verrà garantita la privacy e la sicurezza dei dati.
Ma soprattutto il premier ha accolto le critiche tanto dei partiti di maggioranza che del centrodestra garantendo che ci un coinvolgimento “pieno e stringente” del Parlamento. Analoga rassicurazione era arrivata dal ministro della Sanità Roberto Speranza nell'incontro con i capigruppo parlamentari. Probabile a questo punto che la App venga inserita nel decreto Aprile, in modo che sia già in vigore quando entreremo nella fase 2.

Per approfondire:
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