La spaccatura nel M5S

Conte-Grillo, duello senza divergenze politiche. Tra alleanze e svolte, le scissioni del passato

Garante e “ristrutturatore” non sono divisi su sostegno al governo, intese o priorità programmatiche. Le tradizionali ragioni di dissidio che hanno animato i partiti

di Riccardo Ferrazza

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3' di lettura

Nel Movimento 5 Stelle il lavoro dei pontieri, in azione anche quando la frattura tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte sembrava irrecuperabile, ha prodotto una tregua: il baratro della scissione è stato evitato. Almeno per ora. Se il divorzio tra garante e “ristrutturatore” si consumasse, sarebbe però evidente a tutti che ad alimentare il dissidio non sono i contenuti politici: tra i due Giuseppi, oltre a uno scontro sul comando del Movimento, non si intravvedono divergenze sul sostegno al governo (motivo che ha spinto Alessandro Di Battista a uscire dal movimento), sulle alleanze da favorire o sulle priorità programmatiche da promuovere. Che sono invece le ragioni o pretesti che in passato hanno portato a divorzi nei partiti. Non solo a sinistra.

Scissione dal Psi, atto di nascita del Pci

La prima spaccatura è la più celebre e ha ormai cento anni: da una mozione di sinistra al 17esimo congresso del Partito socialista italiano a Livorno del Psi (gennaio 1921) nacque il Partito comunista, la forza politica di massa che avrebbe egemonizzato il fronte progressista sino alla caduta del muro di Berlino. Nel mezzo, un altro clamoroso strappo nella storia della Repubblica, che si consumò sempre in seno al Psi: nel 1947 a palazzo Barberini si assistette all'attacco di Giuseppe Saragat (futuro presidente della Repubblica) contro Pietro Nenni, reo di essere troppo “filocomunista”. Da lì nacquero anche i socialdemocratici (il cui nome era Psli, poi diventato Psdi).

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La svolta dell’89

I partiti si spaccano anche quando ci sono da affrontare i grandi tornanti della storia. Venti anni fa (febbraio 1991) a Rimini il 20esimo congresso del Pci approva la nascita del Pds: atto finale dell’operazione di rinascita guidata da Achille Occhetto avviata al congresso della Bolognina. La nuova avventura della sinistra italiana dopo la caduta del muro di Berlino non è condivisa dalla minoranza guidata da Armando Cossutta che non aderisce alla svolta e dà vita a Rifondazione comunista. Lo stesso Prc sarà al centro di una scissione nell’ottobre 1998, ancora capitanata da Cossutta affiancato da Oliviero Diliberto, quando il partito decide di togliere la fiducia al governo Prodi 1. Nasce il Pdci, i cui voti non salvano il Professore dalla caduta in Aula ma permettono la nascita del governo D’Alema 1.

Le scissioni del Pd

Con un salto a tempi più recenti è stato il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 a far da leva alla scissione dal Pd guidato da Matteo Renzi. Il gruppo guidato da Pierluigi Bersani votò “no” nel febbraio dell’anno successivo e 40 deputati diedero vita a Articolo 1, lasciando il gruppo del Pd. Nel 2019 arriverà anche la scissione renziana con la nascita di Italia viva.

Scontri a destra

Aspre contrapposizioni politiche e ideologiche hanno segnato anche la storia della destra italiana. Quando Gianfranco Fini impose al Movimento sociale la “svolta” che nel ’95 trasformò il partito post-fascista in Alleanza nazionale al congresso di Fiuggi, a opporsi all’operazione fu Pino Rauti, volontario della Rsi e tra i fondatori dell’Msi. Se ne andò per fondare la Fiamma Tricolore. Fini, anni dopo (2010), sarà espulso dal Pdl che aveva contribuito a fondare con Silvio Berlusconi. I rapporti con il Cavaliere erano ormai deteriorati ma la decisione fu motivata con l’incompatibilità dell’allora presidente della Camera con i principi fondanti del partito. Fini fonderà Futuro e libertà, formazione politica destinata a una breve esistenza.

Diaspora democristiana

Un capitolo corposo è quello delle vicende innescate dalla fine della Democrazia cristiana che nel tempo ha prodotto una galassia di partiti. Ma la prima, insanabile spaccatura riguardò un’alleanza: nel marzo del 1995 Rocco Buttiglione, segretario del Ppi (partito nato l’anno prima dal corpo della Dc) firma un accordo elettorale con il Polo delle libertà per le amministrative. Il Consiglio nazionale respinge l’intesa ed elegge segretario Gerardo Bianco. Ne scaturisce una “querelle” che va avanti a lungo, fino a quando la contesa tra le due fazioni si conclude con gli accordi di Cannes: al Ppi restano il nome e il quotidiano Il Popolo; a Buttiglione lo scudo crociato, storico simbolo della Dc, comparso per la prima volta alle elezioni del 1919 con il Partito popolare fondato da don Luigi Sturzo e ridisegnato dal maestro dei fumetti Jacovitti.

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