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Conte, gli incontri con Rohani e Al Sisi tra economia e diritti umani

di Gerardo Pelosi

Reuters

2' di lettura

Politica, diritti umani, vicenda Regeni ma con un occhio attento anche ai rapporti economici bilaterali. Il premier Giuseppe Conte nei bilaterali con il presidente iraniano Hassan Rohani e con il presidente egiziano Fattah Al Sisi non ha mancato di affrontare i dossier sugli scambi e gli investimenti in Iran e in Egitto. Per quanto riguarda l’Iran l’Italia sta collaborando in sede europea insieme con Germania e Francia per trovare dei meccanismi di veicoli finanziari che possano aggirare le sanzioni Usa e consentano a quelle imprese che non temono le ritorsioni americane (perché non hanno contratti in essere con aziende a stelle e strisce) di potere proseguire gli affari secondo intese già sottoscritte.

In ambito europeo l’Italia si conferma principale partner commerciale dell’Iran. Nel 2017 l’interscambio ha raggiunto i 5,1 miliardi di euro. La bilancia pende a favore delle importazioni dall’Iran verso l’Italia, soprattutto per i prodotti energetici. Moltissime le missioni imprenditoriali (settoriali e trasversali) italiane svoltesi nel corso del 2017.

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Il presidente iraniano Rouhani è stato a Roma a fine gennaio 2016 (la visita delle statue di nudo censurate) mentre l’ex premier italiano Matteo Renzi ha guidato una missione a Teheran il 12 e 13 aprile del 2016. Nel gennaio scorso è stato firmato un Accordo quadro di finanziamento (Master Credit Agreement) tra Invitalia Global Investment e le banche iraniane Bank of Industry and Mine e Middle East Bank, tra l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e il vice ministro per gli Affari economici e le finanze della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Khazaee. Si sono fissati i termini e le condizioni per i futuri contratti di finanziamento (Facility Agreement) conclusi tra Invitalia Global Investment e le banche iraniane, per un importo complessivo fino a cinque miliardi di euro, e coperti da garanzia sovrana rilasciata dal Governo iraniano.

Con l’Egitto l’obiettivo, una volta avviata a soluzione la vicenda Regeni, è di riattivare quei canali politici e istituzionali che fanno la differenza per i grandi progetti istituzionali. Un fattore di promozione coordinamento e consultazione nel settore degli investimenti potrà svolgerlo la riattivazione del Business council Italia-Egitto. In realtà il livello dell’interscambio resta sempre su valori costanti, circa 5 miliardi di euro (con un avanzo di circa un miliardo a nostro favore ma in diminuzione). Poi ci sono gli investimenti storici come Italcementi, Pirelli e Mapei per circa 6 miliardi di euro mentre. Ma l’iniziativa Eni a Zohr da sola vale 12 miliardi di euro. Poi c’è la questione turismo: dai 14 milioni di presenze del 2010 si è arrivati ai 5 milioni del 2016 ma entro l’anno si conta di tornare ai 10 milioni. Le presenze italiane erano arrivate a un milione e 100mila nel 2010 e sono scesi a 50mila nel 2016, l’anno scorso una piccola ripresa con 200mila presenze.

L’assenza di un dialogo tra Roma e Il Cairo per il caso Regeni si è riflesso in uno stop nelle grandi commesse della difesa di cui si sono avvantaggiati soprattutto le aziende francesi. Una ripresa del dialogo istituzionale potrebbe invece ora fare la differenza per facilitare i lavori del consorzio italiano per l’Alta velocità (Ferrovie, Astaldi, Salini Impregilo Ansaldo Sts) o per il progetto dei gasdotti sottomarini della Snam.

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