negoziato difficile

Di Maio minaccia il voto, Conte blinda alleanza Pd-M5S: stamattina vertice a palazzo Chigi

Tensioni e mediazioni e nodi da sciogliere per il presidente del Consiglio incaricato, al lavoro per formare l'esecutivo M5S-Pd. Le dichiarazioni rilasciate dal leader del M5S Luigi Di Maio dopo le consultazioni hanno fatto pensare a una rottura, poi rientrata. Stamattina è in programma un nuovo incontro a Palazzo Chigi sul programma di governo. Ma il Pd avverte: necessario chiarimento per proseguire percorso

di Vittorio Nuti

Consultazioni, Di Maio: «Nostri punti nel programma di governo o meglio il voto»

Tensioni e mediazioni e nodi da sciogliere per il presidente del Consiglio incaricato, al lavoro per formare l'esecutivo M5S-Pd. Le dichiarazioni rilasciate dal leader del M5S Luigi Di Maio dopo le consultazioni hanno fatto pensare a una rottura, poi rientrata. Stamattina è in programma un nuovo incontro a Palazzo Chigi sul programma di governo. Ma il Pd avverte: necessario chiarimento per proseguire percorso


9' di lettura

Prima le tensioni, con la minaccia di Di Maio – «O passano i nostri punti o meglio il voto» – e la conseguente risposta del Pd – «basta ultimatum» – poi il vertice da Giuseppe Conte e la distensione sancita dalla nota serale sabato mattina nuova riunione con il premier incaricato per lavorare sul programma di governo. A giustificare il tatticismo e la delicatezza della trattativa c’è anche l’aspetto dei nomi. Proprio il premier Conte ha più volte fatto capire di voler giocare un ruolo da protagonista e non da semplice “notaio” come in occasione del “contratto” Lega-M5S. Secondo fonti parlamentari raccolte da Michele Esposito dell’Ansa ha proposto a Pd e M5S di inoltrargli una rosa di nomi credibili per i ministeri chiave, nei confronti della quale farà le sue scelte confrontandosi infine con il presidente Mattarella. Il nodo che resta ben stretto e sta condizionando anche il percorso verso un programma comune sarebbe quello di Di Maio vicepremier. Un nodo che andrà sciolto in fretta.

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Di Maio a gamba tesa
La giornata è stata complessa, a tratti convulsa e fa presagire tempi lunghi e molti nodi ancora da sciogliere per il presidente del Consiglio incaricato, al lavoro per formare l'esecutivo M5S-Pd nonostante i nuovi attriti tra i due partiti. Le dichiarazioni rilasciate dal leader del M5S Luigi Di Maio dopo le consultazioni sembrano sparigliare le carte. In sintesi: o i nostri punti sono nel programma oppure meglio il voto; per il taglio dei parlamentari mancano due ore di lavoro, va approvato nel primo calendario della Camera. E ancora: «Avevamo pronto il decreto per iniziare la revoca delle concessioni autostradali e va fatta il prima possibile. Un governo ha senso solo se si approva una seria legge sul conflitto di interessi. Mai patrimoniale».

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La reazione di Conte e del Pd
Parole che Conte cerca di ignorare («non ho sentito il discorso di Di Maio») ma sconcertano il Pd: «Incomprensibile la conferenza stampa di Luigi Di Maio. Ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza», twitta il vicesegretario dem Andrea Orlando. Il capogruppo alla Camera Graziano Delrio parla di «ultimatum inaccettabili» al premier incaricato. «A colpi di ultimatum non si va da nessuna parte. O si fa un governo serio che nasca da un programma condiviso, oppure meglio votare», si legge su un tweet di Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd. Più tardi è intervenuto su Twitter lo stesso segretario del Pd, Nicola Zingaretti, con una dichiarazione dello stesso tenore: «Stop ultimatum o non si va da nessuna parte».

Il vertice a Palazzo Chigi
Nel tardo pomeriggio di venerdì, dopo il rientro del premier incaricato, Giuseppe Conte ha ricevuto a Palazzo Chigi le delegazioni del Partito democratico e del M5S, formate da Dario Franceschini e Andrea Orlando la prima e da Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli. Lo stesso Patuanelli, in precedenza, aveva minimizzato le tensioni, affermando: «Non c’è nessun problema e non c’è volontà di rompere. Ci sederemo intorno a un tavolo e troveremo le soluzioni». La riunione, da quanto si apprende, era programmata da giorni.

Di Maio: basta parlare di poltrone
A vertice in corso Luigi Di Maio è intervenuto con l’obiettivo, probabilmente, di smorzare la polemica: «Non è questione di ultimatum – ha detto – ma il punto è che siamo stanchi di sentir parlare di poltrone o totoministri tutti i giorni. Il M5S non svende i suoi principi e i suoi valori su ambiente, lavoro, imprese, famiglie. Qui serve concretezza. Poche chiacchiere e basta slogan. Bisogna lavorare per gli italiani e bisogna farlo
in fretta. Noi abbiamo 20 punti. E vogliamo che entrino nel programma di Governo».

Un percorso per elaborare il programma
Pochi minuti dopo la nota di Palazzo Chigi: «Sabatomattina si terrà una riunione per lavorare al programma di governo, coordinata dal Presidente
Conte» a sancire che la mediazione è riuscita e c’è la volontà di proseguire nel tentativo di governo. «Dopo aver concluso le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari di Camera e Senato – si legge nella nota di Palazzo Chigi – il Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte ha incontrato una delegazione del Movimento 5 Stelle, composta da Francesco D'Uva
e Stefano Patuanelli e una delegazione del Pd composta da Dario Franceschini e Andrea Orlando. Nell'incontro si è delineato un percorso di lavoro per consentire al Presidente incaricato di elaborare un programma condiviso da entrambe le forze politiche sulla base delle prime linee programmatiche che gli sono pervenute».

La nota del Pd: necessario chiarimento
A dimostrazione che non tutte le tensioni siano state smussate è arrivata verso le 20 la nota del Partito democratico che parla di «necessario chiarimento sulle parole di Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni, come precondizione per proseguire nel percorso avviato negli scorsi giorni». Nel ruolo del pompiere si è calato Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato del M5S, che in serata ha dichiarato ai giornalisti: «Credo che si possa lavorare da domattina in modo costruttivo, però a partire dai punti che abbiamo messo sul tavolo, che riguardano l’ambiente, il futuro del nostro Paese, i temi sociali, del lavoro, della manovra economica. Non ho visto ostacoli insormontabili».
«Domani – ha sottolinea il capogruppo M5S alla Camera Francesco D’Uva – avremo il tavolo alle 9,30 in cui parleremo con il Pd, con il presidente Conte che dovrà fare sintesi, quindi potremo portare avanti un programma che dovrà essere condiviso e omogeneo». Gli ha fatto eco Stefano Patuanelli: «Ci sono degli elementi in comune (con le idee del Pd sulla legge di bilancio, ndr). Dobbiamo assolutamente fare in modo che il 1 gennaio l’Iva non aumenti, dobbiamo agire in modo massiccio sulla natalità e sul percorso di crescita della famiglia».

Il nodo del Dl sicurezza
La distanza tra i due partiti sembra ampia su molti fronti caldi, come i decreti sicurezza: la richiesta che arriva al premier incaricato dal Pd è infatti quella di puntare almeno al recepimento dei ritocchi suggeriti dal presidente della Repubblica. Sul punto, Di Maio ritiene invece che «non abbia alcun senso parlare di modifiche». Le osservazioni del Quirinale «vanno tenute in considerazione» ma «senza modificare la ratio» dei due provvedimenti, che il Pd considera incostituzionali.

In serata, però, sono suonate diversamente le parole del capogruppo M5S alla Camera, Francesco D’Uva, presente all’incontro da Conte con Patuanelli e la delegazione del Pd: «Sul decreto stiamo dicendo tutti la stessa cosa, noi e il Pd: ci sono dei rilievi fatti dal capo dello Stato, bisogna tenerne conto. Lo stiamo dicendo tutti. Mi sembra che anche il Pd abbia detto questo».

«Tra le cose per noi fondamentali espresse al presidente c'è la nostra contrarietà a qualsiasi forma di patrimoniale: non se n'è mai parlato ma è meglio essere chiari», spiega poi Di Maio ai gionalisti reduce dall'incontro con il premier incaricato, cui consegna anche un documento con un programma di governo in 20 punti. Esattamente il doppio dei 10 punti elencati da Di Maio al Capo dello Stato come come priorità del governo nelle prime consultazioni al Quirinale sulla crisi politica.

Tra le cose per noi fondamentali espresse al presidente c'è la nostra contrarietà a qualsiasi forma di patrimoniale: non se n'è mai parlato ma è meglio essere chiari

I 20 punti dell’agenda Di Maio

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Il raddoppio dei punti programmatici dei 5 Stelle
Tra i "Punti programmatici dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle per la formazione del nuovo governo" lasciato da Di Maio sul tavolo di Conte compare anche «la riforma del sistema bancario. Serve separare le banche di investimento da banche commerciali». Poi stop alla vendita degli armamenti ai paesi belligeranti e la protezione degli animali. E in aggiunta ai precedenti entrano le politiche di genere, la tutela dei minori, gli armamenti, gli investimenti da scomputare dai parametri di Maastricht, il futuro dei giovani, che prevede anche la creazione di un fondo previdenziale integrativo pubblico, il diritto all'accesso universitario, la tutela dei cittadini, utenti e lavoratori, la riorganizzazione dei servizi sanitari e il sostengo alle filiere agricole. Altro punto: «Basta con inceneritori e trivelle, sì all'economia circolare e alla eco-innovazione». Nel passaggio sulle concessioni autostradali - punto su cui Di Maio è tornato a insistere - si parla di «revisione», ricalcando sostanzialmente il documento di indirizzo programmatico congiunto Pd-M5S del 28 agosto.

GUARDA IL VIDEO - Consultazioni, Zingaretti (Pd): «Al centro la sicurezza urbana»

La posizione del Pd
Politiche per la sicurezza urbana e interventi per garantire l'istruzione gratuita «dall'asilo all'università» per i figli di famiglie meno abbienti. Questi invece alcuni dei punti prioritari del programma di Governo in cantiere indicati dal segretario dem. Al termine del faccia a faccia con Giuseppe Conte nella Sala dei Busti della Camera Nicola Zingaretti ricorda anche il taglio delle tasse per le famiglie a basso reddito, un piano per il lavoro e il rilancio di Industria 4.0 e degli investimenti pubblici e privati.

Sanità pubblica e riforma dei Dl sicurezza
Molti i temi posti sul tavolo dal segretario dem in vista del nuovo «governo di svolta» annunciato da Conte. Oltre al « taglio delle tasse per i salari medio-bassi» e «formule per la formazione gratuita per i figli di famiglie con reddito medio basso», le priorità dem comprendono anche nuove politiche sicurezza urbana «sulla quale c'è stata molta propaganda: significa chiudere il contratto con le forze dell'ordine, investire sulle forze dell'ordine, riaprire la grande stagione delle periferie e di una strategia di sicurezza delle città». E poi la sanità pubblica, «perché sappiamo che l'innalzamento dell'età media della popolazione rende fondamentale il riaprire la discussione sulla qualità dei servizi e di un investimento che noi abbiamo quantificato di almeno 10 miliardi per i prossimi 10 anni».

GUARDA IL VIDEO - Consultazioni, Borgonzoni (Lega): «Speriamo manchino voti e si torni alle urne»

Lega: presidenti di commissione rimarranno in carica
In agenda, nel secondo e ultimo giorno di consultazioni di Conte, anche colloqui con Fdi, Lega, Fi, e M5s.Il Carroccio, rappresentato non dal leader Matteo Salvini ma da due sottosegretari, conferma a Conte l'intenzione di mantenere la presidenza delle commissioni parlamentari a lei assegnate, cosa che potrebbe complicare notevolmente la vita al nuovo governo. I presidenti di commissione della Lega rimarranno in carica - spiega il sottosegretario al Lavoro uscente, Claudio Durigon, al termine dell'incontro, anche perchè «non è che si rivotano i presidenti di Camera e Senato»: gli uni e gli altri «rimarranno perché sono stati votati». Per il resto, l'auspicio espresso dalla Lega è che Conte non trovi i voti necessari in Parlamento e che si torni al più presto al voto. «Non siamo riusciti a capire quale sarà l'indirizzo del presidente incaricato. Ha idee completamente diverse dalla Lega su immigrazione, quota 100 ed autonomie. Ha detto che difenderà i provvedimenti fatti ma si è detto pronto a modifiche, anche se non ci ha detto quali», conclude Durigon.

FdI all'opposizione «senza sconti», FI meglio tornare al voto
Dopo il colloquio con il premier incaricato dalla delegazione di Fratelli d'Italia (assente la leader Giorgia Meloni) arriva invece la conferma della linea già preannunciata nei giorni scorsi: opposizione «senza sconto alcuno» al governo Conte 2, «inaccettabile», fondato «su una alleanza tra partiti che fino a ieri litigavano», e nato « solo per una operazione di potere e impedire il voto dei cittadini». Anche Forza Italia boccia l'operazione politica Pd-MS: dopo la consultazione con Conte, il leader Silvio Berlusconi la definisce «fragile» e «inadatta arisolvere i problemi del Paese». Tra le priorità dimenticate indicate Berlusconi ricorda il completamento degli interventi post-sisma, le politiche giovanili, e il rilancio delle infrastrutture e delle politiche per il Mezzogiorno. «Dopo il fallimento del governo - conclude - siamo convinti che le maggioranze per essere garanzia di efficienza e stabilità si devono formare prima del voto da forze politiche omogenee e valoriali. Sarebbe stato assolutamente meglio ridare la parola agli italiani».

Sul programma intesa lontana
Accettando con riserva l’incarico del Quirinale di formare un governo «non contro», Conte ha assicurato «novità». Mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella dovrebbe affidargli l'incarico pieno tra mercoledì sera e giovedì, lasciandogli quindi un certo margine per lavorare su priorità e squadra di governo. Ma sul programma l'intesa è ancora lontana su molti punti, come il taglio al cuneo fiscale, l'abolizione dei decreti Salvini sulla sicurezza e la riforma del processo penale cui è legato il blocco della prescrizione. Senza dimenticare il taglio dei parlamentari, bandiera 5 Stelle invisa ai dem.

Arrocco M5S su Di Maio vicepremier
Altro nodo da sciogliere è il ruolo dei vicepremier: Di Maio è deciso a non abdicare al ruolo mentre i dem puntano a un vice unico che faccia riferimento al Nazareno. Intanto il M5S fa quadrato intorno al suo capo politico: «Chi lo attacca è contro tutti noi», dice il capogruppo Patuanelli, confermando il voto di gradimento sulla piattaforma Rousseau per l'alleanza giallo-rossa. La consultazione della base dovrebbe aprirsi alla vigilia del ritorno di Conte torni da Mattarella per sciogliere la riserva.

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