doppia trasferta per il premier

Conte a Londra per chiedere garanzie per i 700mila italiani in Uk. E a Bruxelles inizia il negoziato sul bilancio Ue

Il presidente del consiglio è il primo leader europeo ad incontrare a Londra il premier inglese Boris Johnson nella nuova era post Brexit. Poi vertice con le istituzione europee

di Gerardo Pelosi


Conte: sfida è la crescita, sicuro della lealtà della maggioranza

4' di lettura

Giuseppe Conte sarà oggi il primo leader europeo ad incontrare a Londra il premier inglese Boris Johnson nella nuova era post Brexit. Il capo del Governo italiano parteciperaà insieme a Johnson a un evento legato alla Cop 26, la conferenza dell’Onu sul clima che la Gran Bretagna organizza in partnership con l’Italia. Successivamente i due capi di Governo avranno un bilaterale con al centro gli effetti della Brexit sulle relazioni tra i due Paesi. Come è noto nel Regno unito lavorano o studiano circa 700mila italiani. Tra questi vi sono i circa 300mila iscritti all’Aire (Anagrafe dei residenti italiani all’estero) e i 300mila registrati nel nuovo “settled status” la certificazione britannica che ha sostituito il “permanent residence” comunitario prima della Brexit. Fino alla fine dell’anno non ci saranno novità e anche i nuovi godranno del periodo transitorio che potrebbe anche essere allungato rispetto al 31 dicembre prossimo se si troverà un accordo con Bruxelles. Ancora non è chiaro cosa potranno richiedere le autorità inglesi dopo il periodo transitorio per concedere i permessi di soggiorno ma si parla con insistenza di un meccanismo tipo australiano a punti. Conte ribadirà la sua totale fiducia nel negoziatore europeo Michael Barnier e insisterà anche sugli aspetti economici della Brexit (standard sanitari, di sicurezza e iuti di Stato) ma sollecitando una tutela anche per i prodotti italiani del settore agroindustriale.

A Bruxelles per preparare il vertice sul bilancio Ue
Da Londra nel pomeriggio di oggi Conte si rasferirà a Bruxelles per incontrare la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel e il presidente del Parlamento David Sassoli. I portavoce europei minimizzano parlando di «giro di orizzonte sui principali temi europei aperti». Ma è quasi certo che al primo posto dei colloqui vi sarà il negoziato sul nuovo bilancio 2021-2027. Anche se non si esclude un confronto su specifici temi (prestito Alitalia, la fusione tra Fincantieri-Stx, caso Mps) gli incontri di Conte a Bruxelles sono propedeutici al prossimo vertice straordinario sul bilancio del 20 febbraio prossimo. L’uscita del Regno Unito dalla Ue comporterà un minore contributo al bilancio europeo tra i 10 e i 13 miliardi di Euro. Se venisse confermato il meccanismo dei contributi nazionali l’Italia si troverebbe a pagare circa 900 milioni all’anno in più essendo già contributore netto dell’Unione. Il sistema dei contributi nazionali era stato indicato dall’ex presidente Juncker nonostante i risultati del 2017 della commissione presieduta dall’ex premier Mario Monti sulle risorse proprie della Ue come la carbon tax e la capacità fiscale autonoma dell’Unione sempre più urgente soprattutto alla luce delle risorse necessarie per lo European green deal. La presidenza finlandese ha confermato la proposta Juncker e la von der Leyen non ha presentato una sua proposta. Conte potrebbe chiedere alla Commissione di presentare una nuova proposta basata sui risultati del gruppo presieduto da Monti e chiedere chiarimenti anche sulla durata del nuovo bilancio tenendo in considerazione la proposta del Parlamento europeo che prevede di riportare a cinque anni il bilancio comunitario e non più a sette per non condizionare le legislature successive. L’Italia sostiene anche la proposta del Parlamento Ue per un bilancio dell’1,3% del Pil comunitario anche se la Confindustria e i sindacati italiani prima delle elezioni avevano chiesto un bilancio del 3% del PIl (in sostanza circa 600 miliardi di euro contro i circa 200 attuali). Sulla prossima riforma del Patto di stabilità annunciato dalla von der Leyen Conte insisterà molto probabilmente sulla necessità di scorporare gli investimenti produttivi almeno in alcuni settori ma senza sottrarre risorse a grandi progetti come lo European green deal.

Tappa italiana per la Conferenza sul futuro dell’Europa
Il Governo italiano ha finora presentato un ”non paper” che di fatto ricalca il “non paper” franco-tedesco che rimanda tutto al Consiglio Ue il quale però decide all’unanimità. Insomma un modo come un altro per non decidere. Conte ha ricevuto molti suggerimenti negli ultimi giorni affinché la conferenza non si riunisca solo a Bruxelles ma sia itinerante e preveda anche una tappa in Italia. Dal settembre 2019 il Movimento europeo, ad esempio, ha lanciato una “piattaforma” con l’obiettivo di dare un contributo di idee alla Conferenza europea sul futuro dell’Europa con una dichiarazione adottata a Milano a dicembre frutto di tre riunioni svolte presso il CNEL. Tra le questioni condivise il fatto che la Conferenza debba aprire un dibattito sui temi che sono di competenza del “potere costituente” al di là dei trattati, la consapevolezza che il Parlamento europeo – abbia il diritto di svolgere un ruolo di leadership all’interno del “potere costituente” e il principio secondo cui tutti i dibattiti debbono essere transnazionali e trasparenti.
In questo quadro, i membri della “piattaforma” condividono l’idea che la Conferenza, sia nella sua dimensione istituzionale che in quella della democrazia partecipativa, debba essere itinerante, evitando uno degli elementi di debolezza della Convenzione sul futuro dell’Europa del 2002-2003 che risiedeva nel metodo “Brussels speaks to Brussels”.
Nell’itinerario europeo della Conferenza l’Italia – paese fondatore e protagonista della firma dei trattati di Roma nel 1957, delle “assise interparlamentari sul futuro dell’Europa” nel 1990 e della firma del “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” nel 2004 – può e deve costituire una tappa essenziale.

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