LA PRIORITÀ DELL’ITALIA IN AFRICA 

Conte in Niger: Sahel strategico per la Libia ma per la missione a Niamey un inizio in salita

di Andrea Carli


Conte in Niger: obiettivo comune contrastare traffico migranti

3' di lettura

Sullo sfondo della prima tappa del viaggio del premier Giuseppe Conte nella regione del Sahel - oggi è a Niamey, capitale del Niger, Stato dell’Africa occidentale, dove ha visto il primo ministro Brigi Rafini e il presidente della Repubblica Mahamadou Issoufou; domani sarà la volta del Ciad, dove incontrerà il presidente Idriss Dèby - c’è un obiettivo, uno strumento e un vicino “di peso”. L’obiettivo è la stabilizzazione di quell’area, soprattutto dal punto di vista economico (il territorio è ricco di uranio, petrolio, gas naturale, oro e diamanti), così da ridurre nel medio lungo termine il numero delle carovane, gestite dai mercanti di uomini, cariche di persone che partono da lì per raggiungere la Libia, e quindi l’Italia (e l’Europa). A sottolineare l’importanza che il tema delle migrazioni ha all’interno di questo viaggio le visite che il capo del governo giallo verde effettuerà a un centro dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni e a una casa di transito gestita dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

Missione operativa dopo nove mesi di stallo
Lo strumento è la missione in Niger, indicata con l’acronimo “Misin”, che ha avuto un percorso travagliato: dopo aver ottenuto a gennaio dell’anno scorso il via libera del parlamento, ha registrato una fase di stallo, dovuta alla posizione delle autorità locali che per molto tempo hanno negato il via libera al dispiegamento delle forze italiane sul loro territorio.

Attualmente impiega 92 militari. Conte: «Pronti ad aumentarli»
Questa fase, durante la quale una quarantina di militari non potevano uscire dalla base militare Usa che li ospitava, si è alla fine conclusa, dopo un’intensa trattativa diplomatica, e soprattutto dopo nove mesi dal via libera all’operazione, quindi a fine settembre. L’obiettivo della missione italiana è l’addestramento delle forze di sicurezza locali (forze armate, gendarmeria nazionale, guardia nazionale e forze speciali della Repubblica del Niger), così da metterle nelle condizioni di fermare i trafficanti di esseri umani che operano nel paese subsahariano. Attualmente la missione vede impegnati 92 militari italiani, ma Conte, in occasione della conferenza stampa con il presidente nigerino, ha chiarito che «l’Italia è anche disponibile a incrementare gli sforzi per l’addestramento di forze armate locali, anche le forze speciali».

GUARDA IL VIDEO - Difesa, nessun ritiro dei militari italiani dal Niger

A novembre conclusi i primi corsi: addestrati 25o militarie gendarmi
I primi corsi di addestramento tenuti dagli addestratori militari italiani - appartenenti all’Esercito, all’Aeronautica militare e ai Carabinieri - sono terminati a fine novembre. Sono 250 tra militari e gendarmi i nigerini formati per individuare gli ordigni esplosivi e le mine, garantire la sicurezza di basi aeree e aeroporti e il mantenimento dell’ordine pubblico.

La presenza francese e il ruolo di Parigi
Infine, “il vicino di peso”. Stando ad alcune fonti, dietro al congelamento dell’operazione, e in particolare dietro allo stop delle autorità nigerine ai militari italiani - per mesi il governo di Niamey ha negato che l’accordo di cooperazione sottoscritto con Roma prevedesse il dispiegamento di truppe italiane sul territorio nigerino - ci sarebbe stata la pressione della Francia, che nel Sahel schiera 4mila uomini nell’ambito dell’Operazione Barkhane, sparsi tra Niger, Mauritania, Ciad, Mali e Burkina Faso. Oltre a Parigi, sono impegnati in questi territori anche gli Stati Uniti e la Germania. C’è infine la”Force G5 Sahel”, un’unità speciale antiterrorismo composta dall'élite militare di Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, istituita nel febbraio 2014. Nel 2017 l’Italia ha aperto una rappresentanza diplomatica a Niamey, avamposto strategico per l’organizzazione della missione nigerina.

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