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Crisi, Conte oggi al Senato: cosa dirà su Salvini e conti Ue

Fino all’ultimo il premier si vuole lasciare le mani libere per fare le sue valutazioni e le sue mosse. La più papabile resta quella di salire subito al Colle per rassegnare le dimissioni.

di Manuela Perrone


M5S attacca Salvini "Si dimetta se coerente"

3' di lettura

L’«operazione verità» di Giuseppe Conte andrà in scena oggi alle 15 nell’Aula del Senato. Il premier ha limato le sue comunicazioni fino alla tarda serata di lunedì, chiuso nel suo ufficio di Palazzo Chigi. Determinato a fare chiarezza, ovvero a rivendicare i risultati dell’esperienza gialloverde e le responsabilità.

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Da un lato quelle sue personali, positive, a partire dall’aver messo in sicurezza i conti pubblici e condotto le trattative con Bruxelles per sventare la procedura di infrazione per debito eccessivo. Dall’altro lato quelle di Matteo Salvini, negative, per aver voluto aprire una crisi in piena estate e per aver isolato l’Italia in Europa. Una professione di fede europeista che potrebbe tornare utile a Conte nel caso si prospettasse per lui la nomina a commissario Ue.

Fino all’ultimo il premier si vuole lasciare le mani libere per fare le sue valutazioni e le sue mosse. La più papabile resta quella di salire subito al Colle per rassegnare le dimissioni, evitando di chiedere un voto di fiducia. Meno probabile, anche se vagliata, un’altra possibilità, che lascerebbe aperto ogni epilogo: mettere sul tavolo la richiesta di un ultimo test per la maggioranza, ossia il varo definitivo della legge costituzionale sul taglio di 345 parlamentari, calendarizzata giovedì alla Camera. Di certo, Conte sarà durissimo con Salvini.

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«Non avrà problemi a far sì che il leader della Lega si assuma la paternità di questa crisi», trapela da Palazzo Chigi. E ribalterà la narrazione leghista del “Governo del no”, ricordando tra l’altro il lavoro sul fronte investimenti: le cabine di regia, i contratti istituzionali di sviluppo, il piano anti-dissesto idrogeologico, lo sblocco di tante opere da parte del Cipe. Quel «metodo» che rimarca come tratto distintivo del suo operato.

Nei due partiti di maggioranza si naviga a vista. I Cinque Stelle, riuniti ieri in assemblea congiunta, hanno rinviato a oggi (una capigruppo è convocata alle 14.30) la decisione se presentare o meno una risoluzione in favore del premier, verso il quale esprimono «piena fiducia e pieno appoggio».

I ministri M5S saranno al suo fianco in Aula. I pontieri continuano le trattative con il Pd, anche se si è reso necessario un freno per evitare di mostrare di correre troppo. «Accordi con Renzi e Boschi sono la bufala dell’estate», hanno smentito Fraccaro e Bonafede. Luigi Di Maio ha esibito cautela: «Non apriamo o chiudiamo a nessuno, dobbiamo affidarci al presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che vorrà delineare».

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Il capo politico M5S, consapevole del nodo manovra e aumenti Iva, ha incontrato il ministro dell’Economia Giovanni Tria a Palazzo Chigi. E con i suoi parlamentari non ha lesinato attacchi a Salvini: «È disperato, ha compiuto un disastro in pochi giorni e ha bisogno di parlare di noi per fare notizia». La gran parte di deputati e senatori, dopo il via libera di domenica a casa di Beppe Grillo alla rottura con Salvini, è ormai favorevole all’apertura di un confronto con i dem per un patto di legislatura.

La possibilità di riannodare i rapporti con la Lega è «quasi zero», ammette un big pentastellato tra i più ostili a un Governo col Pd. Il voto anticipato terrorizza. E già ci si organizza per le consultazioni: in assemblea si è deciso che i capigruppo D’Uva e Patuanelli saranno accompagnati dai capigruppo nelle commissioni.

Salvini annaspa. Stamattina dovrebbe partecipare alla riunione dei senatori leghisti per concordare la linea da tenere a Palazzo Madama. Ed è pronto a intervenire in Aula. Ieri ha concentrato i suoi attacchi sullo scenario di un’intesa M5S-Pd, gli «inciuci» e «i giochi di potere e di palazzo». «Gli unici disperati sono i parlamentari, renziani su tutti, che non vogliono le elezioni», ha replicato a Di Maio.

«M5S ha scelto Renzi? Auguri». I segnali per tentare di ricucire lo strappo con gli alleati si sprecano, le voci di divisioni interne vengono smentite, la mozione di sfiducia al Governo è congelata. E fonti del Carroccio fanno sapere: «Taglio dei parlamentari? La Lega è pronta al voto, il Pd invece no». È il Ddl costituzionale l’unico esile filo cui appendersi.

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