AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùLa fatica di essere leader

Conte perde la battaglia dei capigruppo: M5s balcanizzato alla prova del Colle

L’ex premier, stretto tra le sirene di Di Battista e l’attivismo di Di Maio che vuole puntellare Draghi a Palazzo Chigi, rimanda ancora il varo della sua segreteria politica

di Emilia Patta

M5S, Conte: "Licheri disponibile a lasciare spazio a Castellone"

3' di lettura

«Chi ci vuole divisi e scrive fandonie sul movimento non coglie mai nel segno». Giuseppe Conte - dopo aver perso la battaglia per la riconferma del capogruppo del M5s al Senato del “suo” Ettore Licheri nella votazione di mercoledì scorso finita a sorpresa in pareggio con la sfidante Mariolina Castellone, considerata vicina al ministro degli Esteri Luigi Di Maio - inverte la narrazione e si fa artefice del compromesso infine trovato per non passare da perdente: sarà appunto Castellone, dopo il passo indietro di Licheri, la nuova presidente del gruppo pentastellato.

Il passo indietro di Conte in Senato

«Castellone sostiene convintamente il nuovo corso», spiega il presidente del movimento per negare divisioni. Ma è anche vero che il nuovo corso è in teoria sostenuto da tutti, compreso naturalmente Di Maio, tranne che da Alessandro Di Battista che infatti è uscito dal movimento e ancora in queste ore non esclude di creare un partito suo che si rifaccia alle parole d’ordine originarie del grillismo. Il problema non è evidentemente il nuovo corso, ma la presa di Conte sul “partito” e sui gruppi parlamentari.

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La (non) compattezza dei gruppi e il voto sul Quirinale

Sulla carta i contiani al Senato sono 35-40 su 75 (ma Licheri alla prima votazione ha ottenuto 36 sì), mentre alla Camera su 159 deputati solo un 30-40% sarebbe chiaramente filo Conte. Ed è verosimile prevedere che a dicembre, quando bisognerà votare anche a Montecitorio per il rinnovo del capogruppo, il tentativo di Conte di sostituire Davide Crippa, considerato troppo vicino a Beppe Grillo, non andrà a buon fine. In queste condizioni con quali garanzie il presidente pentastellato si siederà al tavolo delle trattative con gli altri leader per l’elezione del Capo dello Stato a gennaio prossimo?

Dalla Tv al Colle: i motivi di scontento degli eletti

Molti i motivi di malessere in un gruppone parlamentare che tra Camera e Senato ha perduto oltre 100 membri e che in maggioranza, anche grazie al taglio di un terzo dei parlamentari voluto proprio dal M5s, ha la quasi matematica certezza che non rientrerà in Parlamento alla prossima legislatura. Da ultimo il “diktat” di Conte sulle presenze in tv (possono andare solo i 5 vicepresidenti da lui recentemente nominati, ossia la vicaria Paola Taverna, Riccardo Ricciardi, Mario Turco, Alessandra Todde e Michele Gubitosa), e soprattutto l’insistenza con cui l’ex premier indica Mario Draghi come candidato “ideale” alla successione di Sergio Mattarella al Quirinale: il sospetto che in realtà punti alle elezioni anticipate per modellare i gruppi a sua misura è forte tra i parlamentari a 5 Stelle. E al solo parlare di possibili elezioni anticipate o di scossoni nella attuale sia pur eterogenea maggioranza di governo in molti sono pronti a imbracciare il fucile del voto segreto per sparare random.

La partita di Di Maio per puntellare Draghi a Palazzo Chigi

Per questo Di Maio vuole puntellare Draghi a Palazzo Chigi, dove per altro vorrebbe tenerlo fino alla scadenza naturale della legislatura non solo il numero due della Lega Giancarlo Giorgetti - con cui Di Maio è stato fotografato in un ristorante romano pochi giorni fa - ma anche il segretario del Pd Enrico Letta, ossia il principale alleato del M5s in vista delle prossime elezioni politiche. «Io sono un grande estimatore del presidente Draghi e lavoriamo convintamente ogni giorno», ha avuto modo di dire Di Maio proprio nelle stesse ore in cui Conte lanciava la candidatura del premier per il Quirinale. Nei prossimi mesi - ha anche facilmente ricordato Di Maio - occorre cominciare a spendere gli oltre 200 miliardi del Recovery fund e affrontare al meglio la campagna vaccinale per la terza dose.

La fatica di essere leader e la segreteria che non ancora non c’è

La fatica di essere leader, dunque. Con l’alter ego di Di Maio pronto a “correggere” la linea appena se ne crea l’occasione e che tesse la sua rete di relazioni indipendentemente dal “capo”. Con i gruppi parlamentari inquieti e balcanizzati, pronti a mandare segnali di malessere con la copertura del voto segreto. Con Grillo pronto da un momento all’altro a palesarsi a Roma dopo settimane di silenzio per testare la fedeltà delle truppe. E con la presenza di Di Battista che continua a farsi sentire tra chi pensa a un futuro politico oltre un M5s ormai ridimensionato nelle preferenze degli italiani. Sarà anche per questo che Conte, eletto leader del nuovo M5s nell’ormai lontano 6 agosto, fatica ancora a trovare la quadra per nominare la sua segreteria politica: i membri sono via via lievitati fino a 25, un modo per accontentare tutti e nessuno, ma l’annuncio viene rimandato di settimana in settimana.

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