crisi di governo

Conte al Colle: lunedì e martedì alle Camere per chiarimento politico. Zingaretti e Di Maio chiudono a Renzi: «Inaffidabile»

Il premier non si dimette. Il segretario dem Nicola Zingaretti mette le mani avanti: «Impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Di Maio: non vedo altre opzioni oltre a Conte. Il centrodestra attacca: «Conte venga subito a riferire in Aula»

Crisi di Governo, Conte al Quirinale: avanti senza Italia viva

5' di lettura

Giuseppe Conte non si dimette e sale per il secondo giorno consecutivo al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella per assumere l’interim del ministero delle Politiche agricole e illustare le sue mosse dopo le dimissioni delle ministre di Iv. Il premier è atteso alla Camera lunedì e al Senato martedì alle 9,30 per «l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere». Intanto sono in corso le grandi manovre soprattutto a Palazzo Madama, dove i 18 senatori Italia viva erano determinanti, per mettere in piedi l’operazione “responsabili” che stabilizzi la maggioranza.

In Parlamento lo chiama oggi il presidente della Camera Roberto Fico, che accoglie la richiesta delle opposizioni e chiosa: «Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo». Il M5s e il Pd fanno quadrato attorno a Conte, chiudendo le porte a Renzi per un futuro governo. Ma i dem, in mancanza di “responsabili” disposti a sostituire Iv nella maggioranza, vedono anche il rischio concreto che la crisi finisca con il voto anticipato a giugno. Il Colle è stato chiaro: no a soluzioni “raccogliticce”. Alle 20,30 è convocato un nuovo Consiglio dei ministri per lo scostamento di bilancio che il premier dovrà poi portare in Parlamento. Conte da parte sua ha continuato a svolgere la sua attività istituzionale: ha avuto una «lunga e articolata conversazione telefonica con Boris Johnson» su clima, energia, G7, G20 e salute a anche Libia e intensificazione dei rapporti bilaterali, come infoirma il suo profilo Twitter.

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Di Maio: Renzi non è più un interlocutore

Per il M5s la corda si è rotta ed è impossibile la permanenza dei renziani in maggioranza. «Noi siamo stati molto chiari, chi stacca la spina, chi mette in difficoltà il governo non è più un interlocutore, e questa situazione di instabilità sta danneggiando l'Italia anche davanti alla comunità internazionale» ha detto Luigi Di Maio. L’altro punto fermo è la conferma di Conte a Palazzo Chigi: «Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è una figura cruciale di questa maggioranza, noi come M5S l’abbiamo proposto due volte e continueremo a sostenerlo. In questo momento non vedo altre opzioni percorribili» ha chiarito Luigi Di Maio. Che ha lanciato un appello a «tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto». Più tardi, intervistato dal Tg3, Di Maio ha chiarito che il suo appello non era rivolto a Forza Italia. «Maggioranza e opposizione - ha detto - stanno già collaborando su alcuni dossier ma io non sto parlando delle forze di opposizione».

Crimi a M5S, alternativa a fiducia a Conte è voto

«Tracciamo una linea rispetto a Renzi. Punto e a capo, archiviamo Renzi e pensiamo a presente e futuro» ha detto il capo politico del M5S Vito Crimi durante l'assemblea dei parlamentari. Crimi ha prefigurato due possibile scenari: il primo prevede che quando la crisi verrà formalizzata «vedremo se ci sono parlamentari che, di fronte alla follia di questa situazione, comprenderanno che il Paese ha bisogno di una guida e di responsabilità». Nel caso in cui però il governo non dovesse ricevere la fiducia «la strada maestra è quella del voto, altre soluzioni sono impensabili e impraticabili, compreso un governo tecnico».

GLI EQUILIBRI AL SENATO

La maggioranza e l'opposizione al Conte II: il peso dei partiti a Palazzo Madama.
(*) Binetti, Saccone, De Poli

GLI EQUILIBRI AL SENATO

Zingaretti: Iv inaffidabile per qualsiasi scenario

In casa dem si media. Ma non si nasconde la forte preoccupazione. In un quadro quanto mai confuso. Da un lato, si ragiona, i cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno. Il tutto mentre il segretario Nicola Zingaretti, nel suo intervento alla riunione dell'ufficio politico del Pd, definisce «impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista». E avverte: «C'è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l'inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, comunque, per come avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario». Contemporaneamente il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, chiarisce: «Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata e che ci siano le comunicazioni in aula». E il ministro della Cultura Dario Franceschini incalza: «Siamo in un sistema parlamentare in cui le maggioranze di governo si cercano in Parlamento, apertamente, alla luce del sole e senza vergognarsene. E così sarà anche questa volta». Quanto alla possibilità di stabilizzare la maggioranza con il ricorso ai cosiddetti “responsabili” il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ha affermato: «Noi riteniamo che serva un governo di legislatura, con un programma serio, riteniamo che l’azione del governo Conte debba proseguire, dopodiché i voti si cercano in Parlamento. Mi auguro anche che ci possano essere dei ripensamenti, comunque credo sia necessario raccogliere tutti i consensi che è possibile ottenere. Chiamiamole forze politiche responsabili, chiamiamoli costruttori, io credo che l’Italia abbia bisogno di un governo. Lasciarlo senza mi sembra dissennato».

Renzi: se non hanno i numeri si fa un altro governo

In serata, dai microfoni di Rete 4, arriva la replica di Renzi: «Se non ci vogliono, noi no diamo la fiducia, con molta libertà - dice - Io sto fuori. Se loro hanno i numeri, questa è la democrazia parlamentare che vince. Tanto di cappello. Ma se i numeri non ce l'hanno si andrà al Quirinale e si farà un altro governo». “Anche se non ci vogliono - ha continuato Renzi - noi voteremo comunque per le cose che servono all'Italia: non abbiamo gli occhi foderati di prosciutto. Io lo scostamento lo voto. Noi non abbiamo fatto alcunché per provocare la crisi. Il presidente del Consiglio ha detto che ci avrebbe asfaltato”. Dopo l'intervento di Conte al Senato «per Iv parlerà Teresa Bellanova», aggiunge Renzi.

Zingaretti: nome Conte dirimente per il futuro

In un’intervista rilasciata in serata a Piazza Pulita (La7), il segretario Pd, Nicola Zingaretti, ha dichiarato: «Io credo che il tema di allargare una maggioranza o di tentare di ricostruirla con il presidente Conte e dargli una credibilità c'è. Poi questo quello che vorrà dire lo vedremo. Però è sbagliato negare che un problema da questo punto di vista bisogna porselo». Alla domanda se il nome di Conte sia dirimente per il futuro, Zingaretti risponde: “ma sì, io penso proprio di sì”.

Bonetti: Mes dirimente per stare in maggioranza

Nel frattempo Iv, dopo aver provocato la rottura, tiene aperta (per ora pare inutilmente) la porta del dialogo. «La maggioranza c'è quando sostiene un progetto di governo. Abbiamo ritenuto di uscire e di dare le dimissioni in modo inedito, perché pochi lasciano le poltrone, per ricostruire un progetto di governo per il Paese che sia utile e realizzabile» ha detto la ministra dimissionaria per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a Radio 24. Tra le condizoni poste, quella del Mes: «Per noi l'utilizzo del Mes - ha aggiunto - è dirimente per il Paese ed è dirimente per restare in maggioranza che ci siano le condizioni politiche sulla base delle quali l'utilizzo del Mes viene almeno discusso». Sulla stessa lunghezza d’onde Ettore Rosato: «Da Conte ci aspettiamo che prenda un'iniziativa per ricucire la coalizione. Non pensiamo di avere ragione su tutto ma una coalizione non può non avere un progetto. Noi ci abbiamo messo il nostro rischio e la nostra faccia. Se poi Conte e la maggioranza non ci vogliono, staremo all'opposizione»

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