DOPO la Camera

Via libera del Senato alla fiducia al governo Conte con 156 sì e 140 no. Salvini e Meloni: ci rivolgeremo a Mattarella

Niente maggioranza assoluta a Palazzo Madama. Italia Viva conferma l'astensione, in segno di “disponibilità”, seppure a tempo, a discutere ancora con la maggioranza. Il centrodestra con il leader della Lega e quella di Fratelli d’Italia annunciano l’intenzione di rivolgersi al Capo dello Stato

Senato, Governo incassa la fiducia: 156 si', 140 no e 16 astenuti

8' di lettura

Dopo il via libera della Camera, è giunto in serata, al termine di una giornata politicamente al cardiopalma, con situazioni che in qualche caso hanno registrato vere e proprie bagarre, anche quello del Senato, che ha approvato la questione di fiducia posta dal premier Giuseppe Conte con 156 sì, 140 no e 16 astenuti (presenti 313, votanti 312). Italia Viva (tranne un senatore, Riccardo Nencini) ha confermato l'astensione, in segno di “disponibilità”, seppure a tempo, a discutere ancora con la maggioranza. Dall’opposizione, due senatori di Forza Italia (Rossi e Causin) hanno votato sì. La maggioranza assoluta (161) non è stata raggiunta per cinque voti. La votazione è stata palese, per appello nominale.

«Ci rivolgeremo a Mattarella: c'è un governo che non ha la maggioranza al Senato e sta in piedi con chi cambia casacca», ha annunciato il leader della Lega, Matteo Salvini al Tg1. Sulla stessa linea la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Rispetto alle premesse e alle speranze di Conte e Casalino le cose non sono andate come speravano - ha detto -: sentivo parlare di decine di responsabili ma al netto di casi singoli, dall'altra parte ce ne sono di più, il centrodestra ha mantenuto la sua compattezza e non era scontato. Ho parlato con Salvini, parlerò con Berlusconi. Ora dobbiamo chiedere un colloquio con il Colle».

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Per la tenuta politica del governo M5s-Pd-Leu, dopo lo strappo di Italia Viva, la giornata che si è aperta questa mattina con l’intervento a Palazzo Madama del premier e che ha portato in serata al sì del Senato ha avuto il peso di una “prova del nove”. È stata la verifica più dura, quella dei numeri.

Renzi,noi pronti a tutto,anche governo unità nazionale

I senatori guidati da Matteo Renzi al momento tengono in ostaggio l'esecutivo giallo-rosso: se si sommassero alle opposizioni, a Palazzo Madama i rapporti di forza cambierebbero (senza Nencini, sono infatti 17 in tutto, contando anche un senatore assente per Covid, e dunque sommati ai 140 no delle opposizioni supererebbero l'attuale maggioranza). In Aula come nelle commissioni, paralizzando l'attività parlamentare. «Forse non è game over per il governo ma è game over per il Paese», ha detto Matteo Renzi a Porta a Porta. «C'è stato un calcio mercato lunghissimo e alla fine numeri decisamente deludenti. Un Paese in crisi non si governa con questi numeri. Noi - ha aggiunto - siamo assolutamente disposti a discutere di tutto, tranne con la la destra. Anche di un governo di unità nazionale...ci sono tante possibilità ma Conte pensa più alla poltrona che al Paese».

Fonti Pd, scongiurato salto nel buio,ora rilancio

«Scongiurato il salto nel buio per l'Italia - hanno commentato fonti del Pd dopo il voto di fiducia in Senato -. C'è un Governo che ha la fiducia nei due rami del parlamento. Ora priorità assoluta è stare vicino agli italiani: affrontare le emergenze e fare di tutto per garantire il rilancio dell'azione di governo».

Conte,Iv ha scelto l'aggressione,non via migliore per Paese

La giornata è stata caratterizzata dallo scontro in aula tra Conte e il leader di Italia Viva. Prima l’intervento in mattinata del premier, poi quello del senatore di Rignano, infine la risposta di Conte. «A me però non sembra - ha detto il capo del governo, nel pomeriggio in aula a Palazzo Madama per l’intervento di replica - che quando abbiamo trattato dei temi concreti non si sia trovata una soluzione. Il Recovery Plan non è stato elaborato in qualche oscura cantina di Palazzo Chigi ma in incontri bilaterali con tutti i ministri, anche quelli di Iv. La bozza, che avete voluto distruggere anche mediaticamente, era frutto di un primo confronto a livello bilaterale con i ministri». «Se non ci sono i numeri questo Governo va a casa», ha aggiunto il premier. «Avete ritenuto che la cabina di regia non era accettabile? Ma quando mai non è stata discussa? Il risultato è che ora dobbiamo affrettarci e il lavoro è urgente, perché ce lo chiede anche l'Ue. Quando si sceglie la via del dialogo, e voi lo sapete, non avete mai trovato porte chiuse. A un certo punto avete scelto la strada dell'aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?». Per quanto riguarda la mancata adesione al Mes, il presidente del Consiglio ha ricordato che «sul Mes le forze di maggioranza sono divise ma per dare altre risorse per la sanità dovremmo aumentare il deficit e quindi il debito pubblico. In ogni caso è contraddittorio contribuire al miglioramento del Recovery e poi non accettarlo perché non c'era il Mes». Quanto poi alle “poltrone” più volte chiamate in causa da Italia Viva, Conte ha detto: «Poltrone? Quando sento questa parola io non mi vergogno di dire che stiamo seduti su queste poltrone. Non è importante - lo dico ai cittadini - dire “non sono interessato alla poltrona” ma essere interessati a star seduti con disciplina e onore».

Se fiducia valuteremo rafforzamento squadra governo

«Stavamo già lavorando sul patto di fine legislatura - ha ricordato Conte al termine del suo intervento di replica -. Subito dopo l'eventuale fiducia valuteremo un tema di cui stavamo già discutendo: come rafforzare la squadra di governo».

L’affondo di Renzi a Conte: «Lei ha avuto paura di salire al Colle»

L’intervento di replica del presidente del Consiglio è stato preceduto da quello dell’ex alleato di governo, Matteo Renzi. «Sono mesi che vi chiediamo una svolta. C’è bisogno di dirci le cose in faccia. Ora o mai più si può fare la discussione. Ora ci giochiamo il futuro, non tra sei mesi. Ora o mai più per il Mes», ha detto il senatore di Italia Viva, prendendo la parola in aula. «Lei ha avuto paura di salire al Colle - ha continuato Renzi - perché ha scelto un arrocco che spero sia utile per lei ma credo sia dannoso per le istituzioni. Non è il governo più bello del mondo: pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte, non pensiamo possa bastare la narrazione del “gli altri paesi ci copiano”».

Serve governo più forte, lei non si è dimesso

«Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale - ha continuato Renzi - perché lei non si è dimesso. La crisi istituzionale non è aperta ma l'Italia vive una crisi sanitaria ed economica». L’ex presidente del Consiglio ha messo in evidenza che l'Italia è il Paese con il «più alto numero di morti di Covid in rapporto alla popolazione. Sono mesi che chiediamo una svolta, non è vero che siamo stati irresponsabili, siamo stati fin troppo pazienti. Questo è un “kairos”, un momento opportuna, ora o mai più si può fare una discussione». «Ecco perché - ha continuato Renzi - le ho chiesto di fare un passo in più non trasformi la discussione politica in una distribuzione di incarichi. Lei forse pensa davvero che la politica sia l'arte difficile del governo ma non possiamo limitarci di dare una poltrona in più». «Lei - ha continuato il senatore di Italia Viva - è stato molto gentile e quando sono venuto da lei mi ha chiesto se ero interessato a incarichi internazionali e ho detto no. Quando si fa politica si può anche rinunciare a una poltrona non a un'idea, mi auguro che metta al centro le idee e non lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita un mercato indecoroso».

Volete maggioranza raccogliticcia? Bene, andate avanti

«Lei - ha incalzato Renzi - può venire in Parlamento e trovare la maggioranza, vediamo se arriverà a 161. Ci sono stati dei momenti in cui questa maggioranza non è stata trovata. Se volete una chiacchiera astratta sui grandi temi, fatela, se volete dare risposte concrete agli italiani fate presto. Volete andare avanti con una maggioranza raccogliticcia? Bene, andate avanti, mi auguro sia maggioranza, raccogliticcia lo è di sicuro». La posizione di astensione sulla fiducia che sarà chiesta da Conte sulle comunicazioni rese sulla situazione politica è stata comunque confermata, a quanto si apprende, dal gruppo Iv in Senato.

Salvini mostra Wsj, ultimi per crescita

In occasione delle dichiarazioni di voto è intervenuto anche il leader della Lega Matteo Salvini. «I dati purtroppo dicono che siamo i primi per morti e ultimi per crescita. Lo dice il Wsj - ha sottolineato -. Le magie del suo prode Casalino arrivano ovunque tranne nella redazione del Wall Street Journal». «State litigando tra di voi sui fondi europei che non sono cose vostre ma cose di tutti, sono soldi degli italiani - ha aggiunto -. Mettere in discussione il governo non è un diritto, è un dovere dei cittadini italiani». «Non state cercando dei volenterosi, dei responsabili, ma dei complici per non perdere la poltrona», ha attaccato Salvini. «Lei, avvocato Conte, ci chiede la fiducia - ha continuato -, non la diamo a lei ma agli italiani. Speriamo che liberi la sua poltrona. E ricordo ai senatori a vita che legittimamente voteranno la fiducia ai 5s, cosa diceva il leader dei 5s su di loro, “non muoiono mai, o almeno muoiono troppo tardi”, che coraggio che avete...». Parole che hanno provocato la bagarre in aula e la protesta della Presidente Casellati. «Parole veramente inopportune», ha chiosato. «Sono parole disgustose e il senatore che parlerà dopo chiederà scusa nome dei 5s», ha concluso Salvini.

Conte, difficile governare con chi mina equilibri

Conte era già intervenuto in mattinata in aula al Senato. «Con questa crisi, come ho detto ieri alla Camera, la classe politica tutta rischia di perdere il contatto con la realtà. C'era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase?», aveva detto commentando la decisione di Italia Viva di uscire dalla maggioranza. In questi giorni ci sono state «continue pretese, continui rilanci - aveva aggiunto il premier - concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza. Di qui le accuse, a un tempo di immobilismo e di correre troppo, di accentrare i poteri e di non aver la capacità di decidere. Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza».

Ma adesso, aveva continuato il presidente del Consiglio, «bisogna voltar pagina», perché «questo Paese merita un governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini e per favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale e una incisiva ripresa della nostra economia». A partire dal varo del nuovo decreto ristori. Tra le priorità citate anche la riforma del fisco e la lotta al digital divide.

Conte: lavorare tutti insieme a riforma meditata titolo V

Non solo. L'esperienza della pandemia «impone anche un'attenta, meditata e pacata riflessione sulla revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione» sul rapporto tra Stato e Regioni. «Lavoriamo tutti insieme - aveva spiegato il premier - meditiamo insieme sul riparto delle competenze legislative di Stato e Regioni, come pure alla individuazione di meccanismi e istituti che consentano di coordinare più efficacemente il rapporto tra i diversi livelli di governo. In questo contesto, occorre garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie speciali e le minoranze linguistiche»

Il rilancio del proporzionale

Rilanciata poi la riforma elettorale in chiave proporzionale. «Negli anni passati abbiamo subito una frantumazione della rappresentanza. Sono emersi nuovi processi, anche in maniera dirompente, non possiamo fare una legge che costringa forze così diverse. Questo artificio - aveva incalzato Conte - contribuirebbe all'instabilità politica». Le forze politiche, dopo le elezioni «saranno chiamate a definire accordi programmatici di alto profilo per governare, in modo da consentire una solida prospettiva politica» ai cittadini.

Dombrovskis, instabilità Italia non metta a rischio Recovery

E mentre al Senato andava in scena il dibattito sul governo Conte a Bruxelles, dove si è chiusa la riunione dell’Ecofin, il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l'euro Valdis Dombrovskis responsabile assieme al commissario Paolo Gentiloni della preparazione e della valutazione dei Recovery plan nazionali, ha espresso l’auspicio che l’instabilità politica in Italia non metta a rischio i fondi europei. «Il lavoro sul Recovery plan italiano - ha detto - è in corso e spero che l'instabilità politica in Italia non metta a repentaglio questo lavoro perché l'Italia è il maggiore beneficiario e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino, sono molto importanti per la ripresa in Italia».

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