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Conte: «Resterò in politica». Ma ora si apre nuovo fronte sulla revisione del reddito

«Non farò come Cincinnato, non mi ritirerò dalla politica» dice Giuseppe Conte. Ma nella maggioranza è gia scontro sull’ipotesi di rivedere il reddito

di Mariolina Sesto

Conte: modo Salvini di interpretare leadership è insidioso

«Non farò come Cincinnato, non mi ritirerò dalla politica» dice Giuseppe Conte. Ma nella maggioranza è gia scontro sull’ipotesi di rivedere il reddito


2' di lettura

«Non farò come Cincinnato, non mi ritirerò dalla politica». Giuseppe Conte lascia intravedere in modo chiaro un suo futuro politico oltre l’attuale espereinza di governo. Lo fa in un’intervista alla Repubblica dove precisa che si può essere utile alla cosa pubblica in molti modi e in molti ruoli ma la strada è tracciata. E l’indicazione del premier arriva mentre nella maggioranza sta deflagrando un’altra mina programmatica: la revisione del reddito di cittadinanza, oltre che di Quota 100.

Il futuro del premier e il dissidio con Salvini
Le affermazioni del premier sul suo futuro politico destano subito la replica al veleno del suo antagonista politico più duro, Matteo Salvini:
«Tutto ciò dimostra che Conte ha sempre mentito, uno che non ha mai preso un voto in vita sua: gli Italiani lo aspettano alle elezioni, prima che faccia danni irreparabili». Dopo questo «intenso coinvolgimento, non vedo un futuro senza politica - ha detto il premier -. Iniziare a ragionare sul proprio futuro quando si ha un incarico così rilevante rischia di creare una falsa e distorta prospettiva ma non mi vedo novello Cincinnato che mi ritraggo e mi disinteresso della politica».

Nel governo ora è lite sul reddito
E mentre ancora è tutt’altro che ricomposta la frattura sulla riforma Bonafede della prescrizione, già si apre una nuova faglia nella maggioranza. Ed è una faglia di prima grandezza perché riguarda una delle misure portanti per i Cinque stelle: il reddito di cittadinanza. Ad aprire il fronte è stata la ministra di Italia Viva, Teresa Bellanova con una frase tranchant: «Il reddito di cittadinanza è assistenzialismo, lo abolirei così come abolirei il decreto dignità». Parole che hanno fatto innervosire l’ex ministra M5S Barbara Lezzi: «A Bellanova il reddito fa schifo? Si dimetta». Qualche ora dopo è sceso in campo Palazzo Chigi con una nota ufficiale per assicurare che non c’è alle viste alcuna revisione, né del reddito, né di Quota 100. E i pentastellati hanno fatto sapere altrettanto ufficialmente che, finché ci saranno loro al governo, queste due misure resteranno vive e vegete. Ma l’onda d’urto che si è alzata non sembra destinata a perdere intensità. Tanto è vero che il capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci interviene con molta decisione sulla materia:
«Quota 100 e reddito di cittadinanza sono un’eredità del governo con Salvini. Il primo provvedimento, particolarmente ingiusto verso i giovani, scade comunque nel 2021, il reddito di cittadinanza sta andando peggio delle peggiori previsioni. Possono anche non essere in agenda revisioni immediate, ma è sicuramente il tempo di iniziare a valutare». Insomma il tema sembra aggiungersi al faldone già sul tavolo del vertice del 7 gennaio.

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