l’informativa in parlamento

Conte sul Mes: «Sempre trasparente con il Parlamento. E tutti i ministri sapevano». Salvini: «Menzogne»

Il presidente del Consiglio in Aula alla Camera:«In Cdm nessun ministro della Lega obiettò. Da Salvini resistenza a studiare i dossier». La replica: «O mente Conte o mente Gualtieri. Rispetto a giugno vedo il premier molto più nervoso». Dal premier frecciate anche alla leader Fdi Meloni: «Diffonde notizie allarmistiche palesemnete false». Poi chiarisce: «Trattato non ancora firmato»

di Mariolina Sesto


Il fondo Mes, ecco le cifre sottoscritte dall'Italia e dagli altri Paesi aderenti

4' di lettura

«Sono qui per l'informativa sulle modifiche al Mes anche perché ho sempre cercato di assicurare una interlocuzione chiara e trasparente con Il Parlamento». Lo rivendica il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Aula alla Camera per le comunicazioni sul Mes. Il presidente del Consiglio attacca duramente il leader della Lega Matteo Salvini (che replicherà in Senato) e la leader di Fdi Giorgia Meloni: «Chi è all’opposizione sta dando prova di scarsa cultura delle regole e mancanza di rispetto per le istituzioni». Infine ha messo in chiaro: «Né da parte mia né da parte di alcun membro del mio Governo si è proceduto alla firma di un trattato ancora incompleto». L’informativa di Conte si svolge in un clima di forte tensione in Aula.

Le accuse all’opposizione
Durissimo e senza mezzi termini l’attacco all’opposizione. «Mi sono sorpreso, se posso dirlo, non della condotta del senatore Salvini, la cui “disinvoltura” a restituire la verità e la cui “resistenza” a studiare i dossier mi sono ben note, quanto - ha detto Conte - del comportamento della deputata Meloni» nel «diffondere notizie allarmistiche, palesemente false» sul Mes. E ancora: «È stato anche detto che il Mes sarebbe stato già firmato, e per giunta di notte. Anche chi è all’opposizione ha compiti di responsabilità» ha sottolineato Conte. «Una falsa accusa di alto tradimento della Costituzione è questione differente dall’accusa di avere commesso errori politici o di avere fatto cattive riforme: è un’accusa che non si limita solo a inquinare il dibattito pubblico e a disorientare i cittadini, è indice della forma più grave di spregiudicatezza perché pur di lucrare un qualche effimero vantaggio finisce per minare alle basi la credibilità delle istituzioni democratiche e la fiducia che i cittadini ripongono in esse».

La replica di Salvini
«Sul Mes o ha mentito Gualtieri, o ha mentito Conte o non ha capito Di Maio. Se qualcuno ha mentito credo sia stato Conte perché Gualtieri non c’era» è la replica di Matteo Salvini al premier. Il leader della Lega poi affonda meglio il colpo: «Gli insulti di Conte mi scivolano addosso. Rispetto a giugno lo vedo molto più nervoso. Ma io non porto rancore». Infine annota: «Decine di assenze fra i 5Stelle (oltre 30) e a sinistra (oltre 20) mentre parla Conte. Neanche la sua maggioranza lo ascolta”»

La ricostruzione dei fatti e la posizione dell’Italia
«Posso dunque affermare che, poco meno di un anno fa - ha minuziosamente ricostruito Conte - l’Italia, da me rappresentata, si è espressa in sede europea in maniera perfettamente coerente con il mandato ricevuto da questo Parlamento. Su tali basi è stato dato l’incarico all’Eurogruppo di procedere alla predisposizione di una bozza di revisione del Trattato Mes». Conte ha poi rivendicato che la Lega - che oggi lo attacca sul Fondo salva Stati - a giugno in aula aveva espresso valutazioni in linea con le sue. «Nelle comunicazioni rese il 27 giugno 2018, benché tema centrale fosse quello dell’immigrazione, ho voluto affrontare in modo esplicito anche la questione relativa alla riforma del Mes. Al riguardo, ho affermato: “Non vogliamo un Fondo monetario europeo che, lungi dall’operare con finalità perequative, finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti con sostanziale esautorazione del potere di elaborare in autonomia politiche economiche
efficaci”. Nel corso del conseguente dibattito alla Camera, la maggior parte dei deputati intervenuti non ha affrontato l’argomento, ad eccezione dell’onorevole Gelmini (Forza Italia) e dell’onorevole Molinari (Lega). Entrambi si sono limitati a esprimere valutazioni di principio, peraltro coerenti con l’indirizzo espresso sul punto nel mio intervento».

L’approccio di «pacchetto»
Il premier rivendica poi di essersi sempre battuto in Europa per inserire la riforma del Mes in una “logica di pacchetto”. «In coerenza con le risoluzioni parlamentari approvate il 19 giugno, facendo valere l’impegno del Governo a rispettare la posizione espressa dal Parlamento sovrano - ha detto Conte - ho chiesto e ottenuto, nel corso dell’Euro-Summit del 21 giugno, l’inserimento - nella dichiarazione del vertice - del riferimento all’”approccio di pacchetto” sui tre pilastri che tutti ormai ben conosciamo».

«Nessun automatismo su sostenibilità del debito»
Nel suo discorso ai deputati, il premier respinge una delle principali accuse rivolte dai detrattori del Trattato sul Mes: «Il nuovo Trattato, lascia a una valutazione tutt’altro che automatica la verifica della sostenibilità del debito e delle condizioni macroeconomiche dei paesi beneficiari dell’intervento del MES, coerentemente con quanto preteso dall’Italia che si è opposta ad altri paesi che avrebbero invece voluto maggiori automatismi». Poi esclude problemi per il nostro debito: «Il nostro Paese ha un debito pubblico pienamente sostenibile» assicura Conte, per cui «non si intravede all’orizzonte nessuna necessità di attivare il Meccanismo europeo di stabilità».

Dura replica di Meloni
Durissima la replica di Giorgia Meloni: «Presidente Conte, se non ci fossero in mezzo i soldi degli italiani mi sarei divertita ad ascoltarla. Ha letto 40 minuti di resoconti parlamentari per contraddire quello che ha fatto il suo governo, smentire il suo governo» ha tuonato la leader Fdi.
“Voglio la verità - ha continuato Meloni - ma il governo non la può dire. Temo che Conte abbia dato l’ok di fatto su una riforma da cui l’Italia ha tutto da perdere in cambio di una benedizione europea».

Eurogruppo, Ue e Francia
Intanto fonti dell’Eurogruppo fanno sapere che sarebbe «meglio decidere ora, l’accordo c’è già stato a giugno». E la Francia lascia trapelare la propria «soddisfazione» nei confronti dell’attuale testo di riforma relativo al meccanismo europeo di stabilità. Secondo fonti diplomatiche francesi, il testo «rafforza il meccanismo europeo di stabilità, migliora l’efficacia dei suoi strumenti di precauzione» e «rafforza il quadro di sostenibilità del debito nella zona euro, rendendo minimi i potenziali effetti sulla stabilità finanziaria». Fonti Ue però poi aggiungono che «la firma del Trattato sul Mes a dicembre non è necessaria, può avvenire uno due-mesi più tardi».

Per approfondire:
Se la Repubblica è fondata anche sul debito
Mes, 5 miti da sfatare sul Fondo salva-Stati

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