PALAZZO CHIGI

Conte vede al Serraj: soluzione crisi libica cruciale per l'interesse nazionale

Il premier italiano continua a «sollecitare tutte le parti in causa ad adottare tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile nel rispetto del diritto internazionale umanitario»


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2' di lettura

Gli scontri armati in Libia e i riflessi sull'emergenza migranti nel Mediterraneo al centro del faccia a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il premier libico Fayez al Serraj. «La crisi libica rimane fonte di grande preoccupazione per il Governo italiano e la sua soluzione rappresenta un cruciale interesse nazionale. La stabilizzazione del Paese e dell'intera Regione, il benessere del popolo libico erano, sono e saranno al centro dell'azione di Governo del presidente Conte», fanno sapere fonti vicine all'Esecutivo.

Il premier italiano, che si accinge parlare della situazione in Libia anche con il presidente francese Emanuel Macron, «ha ribadito il sostegno italiano al Governo di Accordo Nazionale e nel contempo l'invito a continuare a farsi parte attiva per un ritorno ad un processo virtuoso e pacifico. Il terrorismo è una preoccupazione internazionale». Come già in passato, Conte ha poi invitato Serraj «a fare uno sforzo importante per contrastare le frange estremiste annidate tra le milizie. L'Italia ritiene che non vi possa essere alcuna soluzione militare e che la soluzione politica sia l'unica davvero sostenibile. Con questo obiettivo abbiamo ripetutamente esortato tutte le parti in causa ad invertire la spirale di violenza e adoperarsi in buona fede per un cessate il fuoco duraturo».

Le stesse fonti di Palazzo Chigi spiegano poi che Conte e l'Italia continuano a «sollecitare tutte le parti in causa ad adottare tutte le necessarie misure per proteggere la popolazione civile nel rispetto del diritto internazionale umanitario». L'auspicio è che Serraj «possa garantire un forte senso di responsabilità» nella gestione dei migranti in fuga dall'Africa e dei centri di detenzione anche grazie a «una sinergia più forte con le agenzie Onu sul terreno». L'Italia opera «di concerto con i partner internazionali e in stretto coordinamento con Salamè (l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, ndr) per porre fine al conflitto e rilanciare il processo politico». In questo quadro, «le iniziative diplomatiche in corso di organizzazione potranno rappresentare un prezioso aiuto per mantenere alta l'attenzione e promuovere una reale de-escalation». È chiaro, concludono le fonti vicine al dossier libico, «che ognuno dovrà fare la sua parte». La prossima occasione per verificare la buona volontà delle parti in causa saranno l'incontro sui diritti umani in Libia ai margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York (26 settembre) e la Conferenza internazionale che Berlino intende ospitare in autunno.

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