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Contenuti e innovazione: ecco cosa pensano gli italiani dell’offerta on demand

I riisultati dell’Osservatorio Stand Out in Culture di Initiative, agenzia media globale del gruppo Mediabrands: in Italia cresce l’appeal delle piattaforme on demand. Spinte dalla Gen Z

di Andrea Biondi

(Proxima Studio - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il 60% degli Italiani preferisce l'offerta on demand rispetto alla tv lineare. E tutto questo per svariate motivazioni, fra cui la varietà e ampiezza dell'offerta (64%) innanzitutto, ma anche la componente legata alla modernità e innovazione che dei prodotti veicolati dalle piattaforme di video on demand (53%).

Sono alcuni dei risultati che emergono dallo studio dell’Osservatorio Stand Out in Culture Initiative: agenzia media globale del gruppo Mediabrands, guidata da Andrea Sinisi. al centro dell’indagine, che ha differenziato le risposte di Gen X, Millennials e Gen Z, c’è il percepito degli italiani rispetto all'on demand, il rapporto con le piattaforme e i loro contenuti.

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Tv lineare contro on demand

Un tema chiave per l’industria televisiva con i broadcaster tradizionali alle prese con una sfida epocale con gli Ott che si stanno inserendo in maniere pervasiva – alle volte deteminandoli – nei cambiamenti delle abitudini di consumo dell’audiovisivo e che, dall’altra parte, stanno iniziando a muovere l’attacco alla tv tradizionale sul proprio terreno, come dimostra il lancio del pacchetto pubblicitario di Netflix. Anche le Tv tradizionali hanno iniziato, e da tempo, a muoversi quantomeno per non rimanere travolte dall’onda del cambiamento. Da Rai Play a Infinity (Mediaset) a Now Tv fino all’offerta Ott di Warner Bros.Discovery, non è mancato nel tempo il lancio di nuove piattaforme, che ha accompagnato una tendenza alla “clippizzazione” dei contenuti trasmessi dai canali lineari per sfruttare la visione attraverso i propri siti web (consumo ora rilevato anche da Auditel)

L’on demand preferito per contenuti e innovazione

Sei italiani su dieci preferiscono dunque l'offerta on demand rispetto alla tv lineare. Fra i motivi ci sono anche la complementarità dei contenuti considerati differenti da quelli tv (63%), la loro percepita esclusività (52%) e la loro modernità e innovazione (53%). Ogni piattaforma ha poi una propria area di forza specifica. La Gen Z, ad esempio, vede dall'offerta on demand dare spazio a temi non trattati dalla programmazione tradizionale (52%) e si sente particolarmente rappresentata dalle tematiche raccontate (66%). Le piattaforme on demand sono il luogo in cui creators e influencer possono esprimersi (46%), contribuendo a variegare l'offerta con voci nuove e inedite.

Le piattaforme on demand catturano attenzione

Il 50% dell'audience di contenuti on demand dichiara di prestare tutta la propria concentrazione a ciò che seleziona e decide di guardare: un dato significativo, in un contesto in cui la nostra soglia di attenzione, già più bassa di quanto si potrebbe pensare, si è ridotta ulteriormente con l'abitudine allo “scroll”. Questo perché i contenuti sono altamente personalizzati: il palinsesto per la metà del pubblico on demand è fatto su misura. Indicazione importante, quest’ultima, che anfdrà misurata sull’offerta data agli investitori che, nel caso di Netflix, è giudicata, all’interno del mondo delle centrali media, sicuramente costosa, con un costo di 38 cpm: 10 volte più alto di quello d’ingresso televisivo. a ogni modo, il 48% degli utenti si dice disponibile ad accettare adv sulle piattaforme pay pur di pagare meno. Dopo Netflix a dicembre arriverà, solo negli Usa, l’offerta con adv di Disney Plus.


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