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Contenuti Mediaset a Tim. La posta si alza a 460 milioni

di Antonella Olivieri

(ANSA)

3' di lettura

L’udienza al Tribunale di Milano, per la lite Mediaset-Vivendi, è stata rinviata dal giudice Vincenzo Perozziello al 27 febbraio. Come previsto, dato che erano le parti a volerlo per avere più tempo e cercare di chiudere la mediazione in corso. Se per fine febbraio non sarà stato raggiunto un accordo extra-giudiziale inizierà il dibattimento nel merito che, nello specifico, riguarda il contratto firmato l’8 aprile del 2016 che prevedeva il passaggio di Mediaset Premium sotto le insegne francesi e uno scambio azionario tra i due gruppi, con l’assunzione reciproca di una partecipazione del 3,5%. Contratto che a fine luglio dell’anno scorso Vivendi non ha più voluto onorare. Il “pretesto tecnico” del rinvio è stata però l’istanza di riunificazione presentata da Fininvest delle due diverse cause promosse da Mediaset e dalla holding azionista nei confronti di Vivendi, istanza che verrà appunto discussa nell’udienza fissata il 27 febbraio, salvo che si raggiunga prima un accordo.

Mediaset, la prima a muoversi, aveva chiesto «l’esecuzione coattiva» del contratto su Premium e il risarcimento dei danni subiti «pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell'adempimento» a partire dal 25 luglio 2016, con un danno complessivo comunque «non inferiore a un miliardo e mezzo di euro». Fininvest, a sua volta, ha chiesto «il risarcimento dei gravi danni» che «ammontano a una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l'altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell'accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all'esecuzione del contratto, nonchè all'evidentissimo danno di immagine». Successivamente, nel giugno 2017, è stata presentata un’ulteriore rivendicazione da parte del gruppo di Cologno Monzese nei confronti di Vivendi. In questo caso i legali hanno chiesto al Tribunale di «ordinare a Vivendi la dismissione della partecipazione in Mediaset (superiore al 10%) da effettuarsi secondo modalità e tempi non elusivi della pronuncia e tali da non alterare il corso di Borsa del titolo, fissando la somma di denaro dovuta dalla stessa Vivendi per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della condanna».

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Anche se i tempi sono ormai maturi per trovare un accordo - e il fatto che Vivendi non si sia presentata, neanche per interposta persona, all’assemblea Mediaset che venerdì ha blindato il consiglio, depone a favore - non è questione così semplice quando si devono definire i dettagli. Il tavolo passa dal contratto per l’acquisto dei contenuti che Telecom - “controllata di fatto” da Vivendi, secondo la Consob - sta cercando di preparare in modo condiviso, per essere pronto alla firma subito dopo l’eventuale pace tra la media company che fapo a Vincent Bolloré e il gruppo televisivo controllato dalla famiglia Berlusconi.

A quanto risulta, l’importo d’acquisto dei contenuti Mediaset da parte di Tim è lievitato a 460 milioni (senza il calcio, che è a parte), includendo anche un diritto di “first look” su contenuti non opzionati in prima battuta. Importo che sarebbe da spalmare su sei anni di durata. Qui però ci sarebbe già una prima questione da risolvere, perchè l’acquirente sarebbe Tim che poi girerebbe i contenuti alla joint venture con Vivendi (partner al 40%), che però, per cercare di superare le forche caudine dei rapporti con parti corrrelate di maggior rilevanza e la relativa contestazione del collegio sindacale, ha dimezzato formalmente l’impegno a tre anni. Dopodichè, altro nodo riguarda l’ingresso, con il 20%, di Mediaset nella joint venture con Tim e Vivendi, voluto dai francesi per rivestire l’accordo “riparatorio” dell’aurea di un’alleanza industriale, ma corredato di una cautelativa way-out a favore di Mediaset.

L’ostacolo, in un terreno minato da un intrinseco conflitto d’interessi (come hanno sottolineato i due consiglieri di minoranza, Lucia Calvosa e Francesca Cornelli, nella dissenting opinion finita gli atti di Tim), potrebbe rivelarsi la reazione di Sky, verso la quale Tim ha avviato una causa, pur non avendo rispettato i minimi garantiti del contratto quinquennale firmato nel 2015, causa che non sta andando nella direzione auspicata dalla compagnia telefonica. L’emittente guidata da Andrea Zappia non ha ricevuto alcuna offerta formale e da un paio di settimane non risulta avere avuto altri contatti con il gruppo di tlc, ma, secondo le voci, Telecom starebbe considerando anche la possbilità di mettere sul piatto una cifra dell’ordine di 300 milioni per l’acquisto di altri contenuti e chiuderla lì. Poi toccherebbe a Telecom far tornare i conti.

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