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Contenzioso, nel mirino della pace fiscale arretrato da 75 miliardi

Con la prima bozza della legge di bilancio 2023 si delineano misure per alleggerire il carico processuale e portare a termine quella pace fiscale promessa in campagna elettorale dal centro-destra

di Ivan Cimmarusti

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3' di lettura

La riduzione dello stock di 316.347 liti tributarie arretrate (al 2021), con la rottamazione di buona parte degli oltre 75,4 miliardi di debiti fiscali contesi, passa da una triplice mossa a tenaglia in arrivo con la manovra: definizione agevolata e conciliazione giudiziale per tutti e tre i gradi di giudizio, mentre solo per la Cassazione la rinuncia alla causa.

Con la prima bozza del disegno di legge di bilancio 2023 si delineano le misure pro contribuente: favorire la compliance per alleggerire il carico processuale e portare a termine quella pace fiscale promessa in campagna elettorale dal centro-destra.

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I tempi sono stretti - il Documento programmatico di bilancio è stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano - dunque la strategia per indurre i contribuenti a stringere un accordo con l’Amministrazione dovrebbe essere ormai delineata. Ma si dovrà attendere il testo definitivo prima di tirare le somme e capire, effettivamente, quale impatto potranno avere.

Di certo i volumi economici in ballo sono notevoli, ma con le dovute differenze a seconda che si parli dei gradi di merito e della legittimità. Nei primi, i debiti oggetto di contenzioso sono tutti sostanzialmente esigibili, mentre in Cassazione si anniderebbe una quota ormai inesigibile.

LO STOCK TRIBUTARIO
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Il peso economico

Al 31 dicembre 2021 risultavano pendenti nelle vecchie Commissioni tributarie provinciali e regionali 272.677 cause per un valore totale di 37,6 miliardi di euro di debiti fiscali contesi. La maggior parte di queste liti, il 78,8%, è rappresentata da procedimenti “minori”, con un valore da 0 a 50mila euro, mentre il resto è relativo a cause fino a oltre i 10 milioni di euro.

In Cassazione, invece, un numero di cause pari a un sesto dello stock pendente nel merito vale ugualmente 37,8 miliardi di euro. Si tratta di 43.670 liti (dato al 31 aprile 2021): il 52,3% ha un valore da 0 a 100mila euro, mentre solo l’1,2% riguarda cause che valgono più di 10 milioni, ma che in totale pesano 20,3 miliardi su 37,8.

Il peso economico dei tre gradi di giudizio, dunque, è pari a 75,4 miliardi: il doppio dei 37 miliardi della manovra 2023 e quasi un terzo dello stanziamento da 204 miliardi previsto con il Pnrr e il ReactEu.

Le misure deflattive

Già il Governo Draghi ha provato a intervenire sull’arretrato fiscale, introducendo con la riforma della giustizia e del processo tributario (130/2022) la definizione agevolata solo in Cassazione per liti fino a 100mila euro. L’intenzione era andare a intaccare proprio quel 52,3% di liti di più basso valore.

La misura, che resta in vigore, si affianca alle altre tre messe a punto dal viceministro all’Economia Maurizio Leo. C’è, appunto, una nuova definizione agevolata, con impatto diretto sui gradi di merito e di legittimità: le controversie pendenti in ogni grado del giudizio, compresa la Cassazione, potranno essere definite con il pagamento di un importo pari al valore della lite, con esclusione di interessi e sanzioni (si veda il Sole 24 Ore del 24 novembre 2022).

Poi c’è la conciliazione agevolata: anch’essa presenta vantaggi per il contribuente, ma la norma non fornisce una leva affinché l’agenzia delle Entrate sia indotta ad accogliere la proposta conciliativa del contribuente. Secondo i dati della Direzione tributaria del Mef, infatti, mediamente ogni anno le liti definite in modo conciliativo sono lo 0,4% del totale, segno che l’istituto non riesce a decollare, anche per la difficoltà di mettere d’accordo le parti. La prima commissione di riforma della giustizia tributaria, quella presieduta da Giacinto della Cananea, aveva indirettamente provato a intervenire in questo senso, prevedendo che «qualora una delle parti ovvero il giudice abbiano formulato una proposta conciliativa, non accettata dall’altra parte senza giustificato motivo, restano a carico di quest’ultima le spese del giudizio maggiorate del 50%».

Infine, solo per la Cassazione, la manovra prevede la rinuncia agevolata dei giudizi, secondo cui il ricorrente può rinunciare al ricorso principale o incidentale a seguito della intervenuta definizione transattiva con la controparte.

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