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Conti in crescita per Moncler, ma il coronavirus in Cina è l’incognita

Nel 2019 ricavi su del 13% a 1,6 miliardi, Ebitda al 35% - Il gruppo ferma gli investimenti in Asia: «impossibile prevedere l’impatto dell’influenza sui conti 2020»

di Matteo Meneghello


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3' di lettura

Moncler continua il suo percorso di crescita e chiude l’anno con ricavi per 1,6 miliardi di euro, il 13% in più rispetto all’anno scorso (a cambi costanti), con un ebitda adjusted di 574,8 milioni (l’incidenza sui volumi è superiore al 35 per cento). Ma il 2019 è già negli archivi, in queste settimane la società sta affrontando le conseguenze del coronavirus in Cina , uno dei principali mercati: «Siamo vicini ai nostri colleghi e al popolo cinese», spiega Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato, aggiungendo che è difficile oggi fare previsioni sugli impatti nell’esercizio in corso, ma confermando che gli shopping mall e i negozi Moncler cinesi ne stanno subendo in questi giorni le pesanti conseguenze (traffico in calo dell’80%, secondo i primi dati). Per questo motivo l’azienda ha deciso di rinviare alcuni progetti, concentrandosi solo su quelli essenziali per il mantenimento del brand.

Il gruppo ha chiuso l’anno con una crescita a doppia cifra e un utile netto di 361,5 milioni, battendo le previsioni. La cassa netta è salita a 662,6 milioni rispetto ai 450,1 dell’anno prima, con una posizione finanziaria netta positiva di 23,4 milioni. È stato proposto un dividendo di 55 centesimi per azione, per un controvalore di 138,8 milioni.

«Sono risultati importanti - prosegue Ruffini - ottenuti anche grazie a un’organizzazione che in questi anni è diventata ancora più agile, flessibile ed efficace». E proprio a proposito della situazione cinese, per il presidente e ad di Moncler «è proprio in questi momenti in cui le aziende devono dimostrare la loro capacità di reagire tempestivamente di fronte a scenari mutati. Moncler è un’azienda in continua evoluzione, dobbiamo continuare questo viaggio, anche con il coraggio di lasciare strade sicure e conosciute e la consapevolezza che a volte il sentiero muta improvvisamente». Il gruppo comunica di «avere già intrapreso azioni per rinviare alcuni progetti e investimenti mantenendo solo quelli essenziali per continuare a rafforzare il brand».

In Asia e nei mercati fuori dall’Emea e delle Americhe il fatturato 2019 di Moncler è stato di 715 milioni, pari al 43,9% del totale, con una crescita del 13% a cambi costanti. La Cina continentale ha continuato a guidare la crescita della regione seguita dalla Corea, entrambe in accelerazione anche nel quarto trimestre. Molto positivo anche il mercato giapponese, mentre è risultata negativa la performance di Hong Kong, influenzata dalle frizioni sociali e politiche in corso da luglio e il conseguente calo del turismo.

Il Cda di Moncler proporrà all’assemblea straordinaria convocata il 16 marzo di introdurre il voto maggiorato con durata sino a fine giugno 2028
avvalendosi della legge italiana sul tema e in linea con meccanismi analoghi (loyalty o dual class shares) adottato da numerosi gruppi del lusso. «La maggiorazione del diritto di voto intende dare stabilità e continuità alla direzione manageriale e creativa della società guidata da Remo Ruffini, consentendole di proseguire il percorso di crescita con il supporto di investimenti stabili e con l’impegno a lungo termine degli
azionisti che ne condividano la linea e la strategia - spiega una nota -. La maggiorazione renderà inoltre più flessibile la struttura del capitale nel contesto di eventuali operazioni di crescita per linee esterne, mitigando il possibile impatto di diluizione azionaria. Non da ultimo, incentivando investimenti stabili e di lungo termine, la maggiorazione del diritto di voto
contribuirà a bilanciare eventuali strategie di investimento short-term».

In tema di operazioni straordinarie, però, conferma Ruffini, «niente è sul tavolo. Come avevo già detto a dicembre - spiega - abbiamo contatti con molte persone e ci sono molte possibilità, ma non c’è nessuna trattativa. Ovviamente, come gran parte delle aziende del nostro settore, teniamo buoni rapporti con altri gruppi».

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