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Conti pubblici, Padoan: correzione dello 0,2% prima del Def

di Gianni Trovati

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(Marka)


3' di lettura

L’Italia metterà mano all’aggiustamento da 3,4 miliardi perché è «indispensabile» per evitare una procedura d’infrazione che sarebbe «estremamente allarmante». Intervenendo ieri pomeriggio al question time in Senato sulla situazione dei nostri conti pubblici il ministro dell’Economia rompe gli indugi e chiarisce che la correzione si farà, con un programma in più tappe che si chiuderà «al più tardi entro aprile» ma che «molto probabilmente» vedrà alcune misure anche prima, già dalle prossime settimane.

Quello proposto da Padoan ieri a Palazzo Madama non può essere ovviamente etichettato come un cambio di rotta rispetto alla lettera inviata a Bruxelles solo poche ore prima; a cambiare, però è il “tono” e soprattutto il tasso di precisione sulla disponibilità italiana e in particolare sui tempi stretti in cui è destinata a tradursi in pratica.

L’obiettivo è quello di contrastare una certa delusione per la risposta scritta del governo trapelata subito dagli ambienti della commissione Ue (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), e di respingere la prospettiva di una procedura d’infrazione. Un’ipotesi di questo tipo, chiarisce in Parlamento il ministro, «comporterebbe cessioni di sovranità e costi aggiuntivi per il Paese a seguito del probabile aumento dei tassi di interesse». Poche ore prima, nella conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri dedicata al decreto sul terremoto, il premier Paolo Gentiloni aveva detto che l’Italia «non è in procedura d’infrazione, e abbiamo deciso da sempre di rispettare le regole ma senza misure con effetto depressivo». Ciò non toglie, però, che sul miliardo di spese aggiuntive per il terremoto già annunciate a Bruxelles «non possiamo aspettare chissà quali superiori determinazioni» da parte della Ue: «Decidiamo - ha spiegato Gentiloni - e ci prendiamo le nostre responsabilità».

Il via libera europeo sulla possibilità di considerare «eccezionale», quindi escluso dai calcoli del Patto, anche il nuovo impegno aggiuntivo per le aree terremotate rappresenta insomma una partita parallela rispetto a quella dell’aggiustamento strutturale. Nella battaglia sul correttivo la politica ha le proprie esigenze, soprattutto in una fase potenzialmente pre-elettorale, ma anche i conti pubblici hanno le loro, e sbattere la porta in faccia alla Ue in questa fase rischia di costare parecchio di più rispetto ai 3,4 miliardi chiesti dal correttivo. «Riduciamo il debito - chiude quindi Padoan - nel nostro interesse». L’obiettivo, tradotto in cifre anche nelle 86 pagine di rapporto sui «fattori rilevanti» allegato alla lettera spedita a Bruxelles nella tarda serata di mercoledì, è quello di portare il rapporto 2017 fra deficit e Pil dal 2,3% indicato nel progetto di bilancio al 2,1% che scaturirebbe dal correttivo.

Mentre accelerava nella definizione di calendario e interventi correttivi, Padoan ha però tenuto a ribadire che non si tratterà di una «manovra estemporanea», ma di un pacchetto di misure che nell’ottica del governo «si collocano in un quadro generale di coerenza» con una strategia di politica economica «basata su riforme strutturali per la crescita, taglio di tasse e riforme strutturali sulla spesa».

La strada per garantire questa coerenza nel passaggio dalla strategia alle misure vere e proprie non è semplice, ed esclude espressamente ritocchi al rialzo per le aliquote Iva e tagli diretti alle agevolazioni fiscali, oltre a un allungamento dei termini per la voluntary disclosure. Ma il mix resta quello indicato nella lettera, fondato per tre quarti su aumenti di entrate e per un quarto su misure di spesa. Sul primo fronte l’Iva è presente ma in termini di lotta all’evasione, con l’estensione di misure che secondo Padoan « si sono mostrate già efficaci». In questo quadro, il lavoro guarda prima di tutto a reverse charge e split payment, ma se come sempre accade per l’Iva per passare ai fatti serve il via libera Ue; anche per questo le nuove misure anti-evasione, che nei calcoli del governo devono portare un miliardo in più nei conti di quest’anno, arriveranno nel secondo tempo del correttivo, in calendario entro aprile, e saranno preceduti da altri interventi. Più rapidi da mettere in campo sono tagli semi-lineari alle spese dei ministeri, ma anche gli aumenti di accise su benzina e tabacchi.

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