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Contingentismo e irriducibilità della realtà a una definizione esauriente

di Armando Torno

2' di lettura

Una frase di Bertrand Russell, nel libro “Misticismo e logica”, ci ricorda che “la matematica si può definire quella materia in cui non sappiamo mai di che cosa stiamo parlando, né se quello che diciamo è vero”.

Nessuno potrà affermare che Russell fosse un dilettante in matematica, né che su tale materia avesse idee stravaganti. Tra l'altro, il nobile inglese non era isolato già agli inizi del secolo XX. Per esempio il filosofo Émile Boutroux (1845-1921), che fu anche un epistemologo, sosteneva che l'applicazione della matematica alla natura non può essere che approssimativa. Una distanza separa l'universo dei numeri (e delle loro regole) dalla realtà.

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Questo pensatore era convinto che “l'universo non si compone di elementi uguali tra loro, suscettibili di trasformarsi gli uni negli altri, come quantità algebriche”. Invitava a intendere il cosmo come un insieme di “forme sovrapposte le une alle altre”; ed esse possono anche collegarsi tra loro utilizzando gradazioni del tutto insensibili.

Che aggiungere? Boutroux studiò in Germania filosofia greca con il sommo Eduard Zeller, si addottorò alla Sorbona con una tesi in francese (preceduta da una in latino su Cartesio) dal titolo “La contingenza delle leggi della natura”. Quest'ultima fu l'atto di nascita del cosiddetto “contingentismo”, il quale nega la possibilità che la scienza possa ridurre la realtà a una definizione esauriente e assoluta.

Boutroux non è di moda. Non è più gradito, come invece lo fu a suo tempo. Eppure ha ancora qualcosa da dire, come prova il libro, curato da Gaspare Polizzi, dal titolo “Contingenza e leggi della natura”, pubblicato da Mimesis (pp. 288, euro 24). In esso, oltre il saggio ricordato della laurea alla Sorbona, è stata tradotta anche “L'idea di legge naturale nella scienza e nella filosofia contemporanea” del 1895, che è l'approfondimento della tesi ricordata.

Boutroux sposò la sorella Aline del grande matematico Henri Poincaré e suo figlio Pierre Léon fu a sua volta un matematico di prima grandezza: studioso di analisi e professore, tra l'altro, a Princeton.

Certo, sarebbe il caso di aggiungere che questi due scritti nuovamente tradotti da Mimesis aiutano a comprendere anche le idee del cognato di Boutroux, ovvero Poincaré, il quale è ricordato nei manuali con l'etichetta di “convenzionalista”.

Egli sosteneva che non esistono sistemi scientifici più o meno veri, ma solo più o meno comodi. E aggiungeva che ai fini di alcune operazioni scientifiche vale la pena utilizzare la geometria di Riemann, per altre si può tornare a Euclide. Il compito che assegnava alla matematica non è quello di stabilire cosa sia la realtà ma di fornire degli schemi per interpretarla.

Alla faccia dei dogmatici della scienza. Di oggi e di sempre.

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