IL RAPPORTO

Continua il recupero sui mercati dei distretti industriali del Sud

Il Monitor di Intesa Sanpaolo certifica la crescita in valore dell'export nei primi sei mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 ma solo tre regioni registrano incrementi rispetto al 2019

di Nino Amadore

4' di lettura

Si scrive crescita ma si legge recupero. Perché è di questo che parliamo in questi tempi difficili di pandemia. Un discorso che calza perfettamente ai distretti produttivi del Sud e che è confermato dal Monitor dei distretti del Mezzogiorno elaborato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo.

Diversi gli aspetti da considerare in questo monitoraggio che copre il primo semestre 2021 e che mostra un contesto in chiaroscuro: 20 dei 28 distretti del Mezzogiorno analizzati mostrano risultati in crescita rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente (ovvero il 2020) ma scendono a 14 se confrontati col periodo pre-Covid. Tutte le regioni del Sud osservate dai ricercatori di Intesa Sanpaolo registrano un aumento tendenziale in valore rispetto al primo semestre 2020 ma se il confronto viene fatto con il corrispondente periodo del 2019 le regioni sono tre: Campania, Sardegna e Sicilia. «I segnali incoraggianti che arrivano dalle imprese meridionali trovano conferma nei dati relativi ai distretti che chiudono il primo semestre di quest’anno con un segno positivo rispetto allo stesso periodo del 2020 – spiega Alberto Pedroli, direttore regionale Basilicata, Puglia e Molise di Intesa Sanpaolo –. Le potenzialità di alcuni settori che già registrano ottime performance, come il Mobile imbottito della Murgia, possono essere ulteriormente valorizzate».

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EXPORT AL SUD
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La situazione

I distretti che, sempre secondo i ricercatori di Intesa Sanpaolo, nel corso del 2020 avevano mostrato una buona tenuta delle esportazioni grazie anche alla specializzazione nella filiera agroalimentare, hanno chiuso il primo semestre 2021 con un incremento del 4,3% rispetto agli stessi mesi del 2020. E il confronto con il 2019 evidenzia un sostanziale allineamento ai risultati pre-pandemici (+0,5% pari a un incremento di 17 milioni).

La forza dell’agroalimentare

Nel Mezzogiorno si contano ben 15 distretti dell’agroalimentare di cui 13 chiudono il primo semestre 2021 con livelli di export superiori al periodo pre-Covid. Tra i distretti dell’agroalimentare che vanno meglio la Mozzarella di bufala campana (+28 % rispetto al periodo pre-pandemia) grazie soprattutto alla crescita a doppia cifra dell’export in Francia, prima destinazione distrettuale, e a tripla cifra in Cina. L’ortofrutta del barese mette in bilancio una consistente crescita (+38% rispetto al 2019) beneficiando della dinamicità espressa dalla ripartenza dei principali paesi di sbocco: in primis Germania e Tunisia. Tra i distretti dell’ortofrutta va bene quello di Catania (+44,4% rispetto al 2019) grazie alle migliori performance nelle principali mete europee come Germania, Francia e Svizzera. Prosegue nel suo ciclo espansivo anche l’export del Pomodoro di Pachino (+19,7% rispetto al 2019) grazie al consistente contributo delle principali mete di destinazione: Germania, Austria, Regno Unito e Svezia. Balzo delle vendite anche per il lattiero-caseario sardo (+26,1% rispetto al primo semestre 2019), che destinando quasi il 70% delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti, ha beneficiato nel corso del 2021 della rimozione dei dazi che da ottobre del 2019 gravavano sui formaggi. «La forte concentrazione di aree distrettuali con spiccata vocazione all’export sta consentendo alle imprese del Sud di rafforzare il percorso di ripresa economica – dice Giuseppe Nargi, direttore regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo –. Il nostro gruppo sta facendo la sua parte per sostenere il rilancio del sistema produttivo meridionale, supportando le aziende in difficoltà e rafforzando ulteriormente quelle che si contraddistinguono nei settori d’eccellenza come ad esempio l’agroalimentare».

Da registrare l’andamento positivo del Sistema casa (+6,4% rispetto al periodo gennaio-giugno del 2019), che beneficia della crescente attenzione all’ambiente domestico indotta dalla pandemia: trainante in questo caso la performance del Mobile imbottito della Murgia. Negativo invece il dato della meccatronica del barese (-9,2%), penalizzata dalle minori vendite di componentistica auto e permangono ritardi anche per il Sughero di Calangianus.

Il sistema moda

Segnali incoraggianti di recupero emergono per il Sistema moda che mostra un rimbalzo, ma solo rispetto al 2020 (+20,2%): è tuttora marcato il ritardo rispetto al 2019 (-25,4%). Il Sistema moda sconta ancora le chiusure delle attività ritenute non essenziali nella prima parte dell’anno, le limitazioni alla vita sociale e la diffusione dello smart working che hanno frenato i consumi di questi beni. Al contempo, la filiera del lusso ha un peso rilevante per i distretti: coinvolge il 42% dei loro addetti (36% per la Concia di Solofra, 38% per l’Abbigliamento del nord barese, 45% per le calzature del nord barese, 65% per l’abbigliamento del sud abruzzese) e attiva il 51% del loro fatturato, più di quanto si osserva altrove. Rispetto al periodo pre pandemia la difficoltà è ancora evidente: l’abbigliamento del napoletano (-26,3% rispetto al 2019) soffre in particolare per le minori vendite negli Stati Uniti, Giappone, Spagna e Belgio mentre arrivano segnali positivi da alcuni paesi emergenti quali Emirati Arabi Uniti, Polonia e Russia. Le calzature napoletane (-28,2% rispetto al 2019) registrano i ritardi più consistenti nelle esportazioni verso Regno Unito, Svizzera e Germania; vanno bene invece Francia e Algeria.

Anche la Calzetteria-abbigliamento del Salento (-57,0% rispetto al 2019) risente, in particolare, del calo dell’export in Svizzera, ma guadagna terreno nel Regno Unito. Le Calzature di Casarano (-4,6% rispetto al 2019) mostrano il calo più contenuto tra i distretti del Sistema moda, dove le migliori performance registrate in Francia, primo mercato di sbocco, non sono comunque riuscite a compensare la forte contrazione delle esportazioni in Svizzera.

«I distretti tradizionali del Mezzogiorno, a confronto con la media dei distretti italiani e del manifatturiero delle regioni, hanno mostrato una crescita più marcata nel lungo periodo e una miglior tenuta nel 2020 – dice Gregorio De Felice, chief economist della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo –. Buona dinamica anche dei poli tecnologici che fino al 2019 hanno mostrato una crescita simile a quella dei poli italiani. Senza distretti e poli, il manifatturiero del Mezzogiorno nel lungo periodo sarebbe stato pressoché stabile».

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