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Contrasto agli illeciti: l’allarme corruzione resta alto. Allerta anche sul Pnrr

Tra il 2014 e il 2021 la Gdf ha sequestrato un miliardo di euro e denunciato 25.725 persone. L’Unione europea: in Italia accesso difficile alle informazioni sui finanziamenti ai politici. Sette proposte di Transparency

Ivan Cimmarusti

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3' di lettura

Per l’89% di un campione di italiani tangenti e abusi di potere sono una problematica diffusa. Il 43% li ritiene un fenomeno aumentato nell’ultimo anno. Una percezione, descritta nelle statistiche 2022 della Commissione Ue, che si somma alle emergenze segnalate nella relazione sullo stato di diritto in Europa, tra le quali il limitato accesso alle informazioni sui finanziamenti ai partiti nel nostro Paese.

Eppure, tutto questo non trova riflesso nei programmi elettorali: il capitolo «lotta alla corruzione» risulta scarno se non proprio assente. Un particolare che non è sfuggito, per esempio, all’advisory board di Transparency International Italia, pronta a pressare per un’integrazione dell’agenda politica sul fronte della lotta alla criminalità e che ha elaborato sette proposte.

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I dossier aperti

I temi in ballo sono molteplici. C’è l’adeguamento della normativa del whistleblowing alle direttive europee e la legge sul lobbying arenata al Senato con la caduta del Governo Draghi. Ma anche il potenziamento dell’Anac e della disciplina dell’abuso d’ufficio, del traffico d’influenze e della corruzione tra privati, fino alla semplificazione amministrativa, alla promozione di best practice nella Pubblica amministrazione e a un aggiornamento del decreto legislativo 231/2001 sui modelli organizzativi e della legge 190/2012 sulla trasparenza nella Pa.

Il problema, inoltre, non è solo l’alta percezione della diffusione del fenomeno corruttivo, in parte figlia dell’approccio demagogico, o populista, degli ultimi anni. Le tangenti sono una questione che riguarda tutta l’Europa. Lo ha detto mercoledì scorso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Se vogliamo risultare credibili quando chiediamo ai Paesi candidati di rafforzare le loro democrazie, dobbiamo eliminare la corruzione anche all’interno dell’Unione». Per questo motivo - ha annunciato - «il prossimo anno la Commissione presenterà misure per aggiornare il nostro quadro legislativo di lotta alla corruzione».

In Italia il fenomeno è ancora allarmante. Basta considerare che tra il 2014 e il 2021 solo la Guardia di finanza ha denunciato per questo tipo di reati 25.725 persone, di cui 2.269 finite in arresto. I capitali sotto inchiesta e poi sequestrati ammontano a poco meno di un miliardo di euro, cioè 954,2 milioni. A ciò vanno aggiunte le segnalazioni dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, sul rischio che dietro gli appalti Pnrr si celino forme di infiltrazione criminale e di corruzione.

Finanziamenti ai partiti

Altro tema dolente è il finanziamento ai partiti. Giovedì 15 settembre l’Eurocamera ha dato il via libera alla relazione degli eurodeputati Rainer Wieland (Ppe) e Charles Goerens (S&d) sulla proposta di regolamento di Bruxelles in merito agli statuti e ai finanziamenti dei partiti europei. Si vuole evitare, in sostanza, quanto emerso dal dossier Usa circa i finanziamenti della Russia finiti a partiti e politici in tutto il mondo.

In Italia l’inosservanza dell’obbligo di pubblicazione dei finanziamenti è passibile di una sanzione amministrativa. Inoltre, le donazioni dai Paesi esteri sono vietate. Tuttavia, come è precisato nella relazione sullo stato diritto dell’Ue, «le informazioni accessibili al pubblico sono conservate in formati diversi e non sono strutturate in modo uniforme, limitando così le possibilità di un monitoraggio pubblico che possa incidere sulla responsabilità».

Whistleblowing e lobbying

Ma il tema anticorruzione non è solo quello repressivo. Sono almeno due le norme che anche il mondo dell’impresa attende per meglio regolare la propria organizzazione. C’è il whistleblowing, l’istituto disciplinato dalla legge Severino e ampliato dalla legge 179/2017, che va potenziato, come previsto dalla direttiva Ue 2019/1937. Poi c’è la legge sul lobbying, passata all’esame della Camera ma arenata in Senato. Il tema è al centro di un capitolo della relazione Ue sullo stato di diritto: «Finché in Italia non sarà istituito un registro delle lobby operativo, compresa un’impronta legislativa – si legge - la regolamentazione delle attività di lobbying nei confronti del Governo rimarrà frammentaria».

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