IL REPORT DEL CNEL

Contratti collettivi, più della metà sono scaduti

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro dispone di un archivio presso il quale vengono depositati in copia autentica gli accordi di rinnovo e i nuovi contratti entro 30 giorni dalla loro stipula e dalla loro stesura. Sono 885 (dato aggiornato a tutto giugno). Ne risultano scaduti 504 (il 56,9%);  con scadenza successiva al 30 giugno i restanti 381 (il 43,1%)

di Andrea Carli


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I contratti collettivi nazionali di lavoro vigenti più numerosi sono quelli del commercio (fotogramma)

2' di lettura

Sono 885 i contratti collettivi nazionali di lavoro vigenti (dato aggiornato a tutto giugno). Ne risultano scaduti 504 (il 56,9%);  con scadenza successiva al 30 giugno i restanti 381 (il 43,1%).

A fare il punto su queste intese è uno studio del Cnel, pubblicato nelle ultime ore. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, secondo quando prevede la legge 936/86, dispone infatti di un archivio presso il quale vengono depositati in copia autentica gli accordi di rinnovo e i nuovi contratti entro 30 giorni dalla loro stipula e dalla loro stesura.

Le ultime intese registrate: letturisti di acqua e codista
Tra i nuovi contratti registrati ci sono quelli dei “Letturisti di Acqua, Gas e Energia Elettrica” e di “Codista”, estesi a tutti i settori produttivi. Il primo è stato stipulato il 28 marzo, con decorrenza dal 1 aprile. Sacdrà il 31 marzo del 2022.

Nel commercio il maggior numero di contratti
Gli accordi più numerosi sono quelli del commercio (233). Al secondo posto quelli relativi a enti e istituzioni private (108), al terzo la voce “Altri vari” (83). Seguono Edilizia (74), Trasporti (67), Agricoltura (51), Aziende di servizi (46), Poligrafici e spettacolo (42), Alimentaristi e agroindustriale(41), Chimici (33), Meccanici (32), Credito e assicurazioni (28), Tessili (27) e Amministrazione pubblica (venti).

La trattativa per il rinnov0 del contratto dei dirigenti Pa
In questi giorni si gioca la partita tra Aran e sindacati per il rinnovo del contratto dei dirigenti della pubblica amministrazione centrale. Sono interessate circa 6.700 persone che sono alla guida di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come l’Inps. L’ultimo rinnovo risale a dieci anni fa. I sindacati puntano a chiudere con un aumento medio lordo di 250 euro al mese. La bozza uscita dai primi incontri tra le parti prevede, allo stato attuale, un aumento di 125 euro lordi al mese sullo stipendio base della seconda fascia e paria a 160 euro per la prima. Tra le voci fisse bisognerebbe poi aggiungere rispettivamente 31 e 99 euro.

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