festival del lavoro

Contratti collettivi, sull’equivalenza arriva la nuova circolare Inl

di Mauro Pizzin


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4' di lettura


È al vaglio del ministero del Lavoro una nuova circolare dell’Ispettorato nazionale del lavoro sull’equivalenza dei contratti collettivi, destinata a chiarire meglio i contenuti della precedente circolare n. 7/19, del 6 maggio scorso, «per eliminare possibili strumentalizzazioni» sul tema. Nel documento verranno esplicitate le modalità con cui gli ispettori saranno chiamati a operare, dando spazio non solo all’equivalenza economica fra i contratti collettivi ma anche a quella normativa, e definendo, in quest’ultimo caso, le voci che dovranno essere prese in considerazione.

Lo ha preannunciato ieri il direttore centrale vigilanza dell’Inl, Danilo Papa, nell’ultima giornata del Festival del lavoro tenutosi al Mi.Co. di Milano.
Si tratta, in buona sostanza, di meglio definire l’ambito di applicazione dell’articolo 1, comma 1175, della legge 296/06, secondo il quale «a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».
Il problema principale -riguarda la concretizzazione dell’equivalenza dal punto di vista normativo, mentre la comparazione dal punto di vista economico è più semplice. «Si tratta – ha sottolineato Papa - di individuare una serie di istituti da parametrare, auspichiamo in collaborazione con il Ministero e il Cnel. A quel punto l’attività accertativa dell’ispettore sarà anche più approfondita di quella giurisprudenziale, che viene effettuata ora solo sulla parte economica. Tutto questo, fermo restando che la circolare 7 non riguarda tutte le norme».
Sullo sfondo emerge comunque la necessità di arrivare a una legge sulla rappresentanza, di cui c’è traccia nell'’ttuale disegno di legge della senatrice Catalfo, ma limitatamente alla sola definizione del salario minimo. «È necessario invece – ha detto Papa - che una legge di rappresentanza non sia limitata all’individuazione del salario minimo, ma venga utilizzata a tutti i fini di legge perché oggi abbiamo ad esempio le norme dell’articolo 51 del Dlgs 81/15, che assegnano determinate prerogative solo ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative in materie come l’introduzione di deroghe ai contratti a termine, la somministrazione, l'apprendistato, l'intermittente. Tutte queste problematiche, con il solo riferimento al salario minimo resterebbero escluse, mentre vanno messe a sistema».

La circolare n. 7/19 dell'Inl

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I nodi della preclusione accertativa
A Papa sono stati chiesti anche alcuni chiarimenti sui confini della preclusione accertativa in materia previdenziale e assicurativa, oggetto di un tavolo tecnico a cui hanno preso parte anche Luca De Compadri, del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, e Paolo Pennesi, attuale direttore generale del Consiglio ma fino a qualche mese fa numero uno dello stesso Ispettorato.
La questione attiene all’articolo 3, comma 20, della legge 335/1995, modificato dalla legge 402/1996, secondo cui gli accertamenti ispettivi in materia previdenziale e assicurativa esperiti nei confronti dei datori di lavoro devono risultare da appositi verbali, da notificare anche nei casi di constatata regolarità. «Nei casi di attestata regolarità ovvero di regolarizzazione conseguente all’accertamento ispettivo eseguito – prosegue la norma - gli adempimenti amministrativi e contributivi relativi ai periodi di paga anteriori alla data dell’accertamento ispettivo stesso non possono essere oggetto di contestazioni in successive verifiche ispettive, salvo quelle determinate da comportamenti omissivi o irregolari del datore di lavoro o conseguenti a denunce del lavoratore».

La circolare n. 4/19 dell'Inl

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Ricordando i contenuti della circolare n. 4/19 dell’Inl, il direttore centrale vigilanza ha ribadito «che fare accertamento ispettivo in materia previdenziale e assicurativa significa vigilare sui crediti degli istituti e basta, come specificato da numerose sentenze di Cassazione. Quindi, se l’ispettore riscontra che il Libro unico è a posto, ciò non significa che non possano essere effettuate nuove verifiche ispettive le quali riguardino altri aspetti del lavoro, che non vengono fatti salvi. In questo senso le indicazione che abbiamo dato agli ispettori fin dall’inizio è di circoscrivere le finalità dell’accertamento. Ci sono, peraltro, accertamenti che possono durare molti mesi perché possono sfociare nel penale».
La necessità di mettere alcuni paletti sulla durata degli accertamenti è stata sostenuta, invece, da Pennesi, secondo cui «la cosa importante è che quando l’ispettore scrive che l’accertamento si è concluso in una certa data, quest’ultima non deve essere a sua discrezione, ma ci deve essere un pezzo di carta in cui si motiva perché in quel momento si è arrivati alla formazione del convincimento. Sul fronte delle tempistiche devono pesare, inoltre, anche le dimensioni aziendali».

Le certificazione dei contratti d’appalto
Ultimo tema, delicato, oggetto di dibattito è stato quello relativo alle verifiche sulle certificazioni dei contratti di appalto. «La premessa – ha evidenziato Papa – è che se si richiede una certificazione a un soggetto che non è l’Ispettorato territoriale del lavoro, e per queste certificazione vengono pagati molti soldi, già qualche dubbio viene, visto che da noi non si paga nulla. Lo scenario attuale è molto problematico perché si sta certificando di tutto, anche appalti in corso. Le forme elusive stanno diventando sempre più complessa, pure con l’invenzione di finte reti d’impresa. Come Ispettorato abbiamo suggerito modifiche all’apparato sanzionatorio, più incisive dal punto di vista penale. Bisogna dare ai giudici la possibilità di interdire l’attività di quei soggetti che continuano a fare macelleria sociale, rendendo anche più semplice l’attività degli ispettori».
Secondo Pennesi, «nel momento in cui si sta ripensando a qualche paletto normativo per fermare questi soggetti forse bisognerebbe inventarsi qualcosa a livello amministrativo per arrivare a un percorso più semplice e anticipato rispetto ai tempi della giustizia. L’istituto, peraltro c'è già, unico in Europa, ed è quello della sospensione della attività d’impresa». Un’idea, quella di Pennesi, condivisa anche dal direttore dell’Inl, per il quale, tuttavia, «bisogna poi trovare l’ispettore che faccia scattare la sospensione se si tratta, ad esempio, di realtà con migliaia di dipendenti».

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