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Contratti per l’energia, l’Antitrust non può vietare le modifiche alla scadenza

Ricorso di Iren contro il provvedimento che ha bloccato gli aumenti dei prezzi dell’energia alla scadenza annuale delle condizioni economiche

di Laura Serafini

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3' di lettura

La Sesta sezione del Consiglio di Stato (ordinanza 05986/2022, pubblicata ieri) coglie l’occasione del ricorso di Iren contro il provvedimento dell’Antitrust che ha bloccato gli aumenti dei prezzi dell’energia alla scadenza annuale delle condizioni economiche per entrare nel merito della questione. I magistrati non si sono limitati ad accogliere la richiesta di sospensiva dell’atto, che congelava la possibilità di adeguare le tariffe a seguito dell’incremento dei costi dell'energia: hanno deciso di approfondire la questione, cosa che non potrà non influire sulle prossime decisioni nel merito da parte del Tar, il quale (respingendo la sospensiva) ha stabilito di deliberare sul caso Iren il prossimo 22 febbraio.

Il caso Enel

Possibili conseguenze anche sul caso Enel, che a sua volta ha presentato ricorso nei giorni scorsi (la camera di consiglio è fissata per l’11 gennaio). Ma è probabile che anche le altre utility interessate dai provvedimenti dell’Antitrust abbiano fatto lo stesso.
La questione di fondo è la decisione dell’Autorità di andare oltre la norma del decreto Aiuti bis che vieta le modifiche unilaterali dei contratti prima della scadenza delle condizioni economiche fino a fine marzo 2023: per l’Antitrust non sono consentite nemmeno le modifiche delle condizioni economiche alla loro scadenza.

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Il Consiglio di Stato

Secondo il Consiglio di Stato, «a un primo esame, appare che il provvedimento segua in materia sanzionatoria una interpretazione estensiva della norma di legge limitativa che può condurre a pregiudizi incidenti su singole imprese o prospetticamente sistemici che non appaiono adeguatamente valutati».
E ancora: «con riferimento al danno, attualmente non quantificabile (Iren lo ha calcolato nel suo caso a 269 milioni, ndr), derivante agli operatori del settore dal costringimento della fornitura al cliente, anche dopo la scadenza della parte contrattuale economica, dell’energia al prezzo pattuito, e quindi sotto costo, rispetto a quello attuale di approvvigionamento – appare indubbio il pregiudizio grave ed irreparabile, sussistendo il rischio dell’insolvenza». I giudici rilevano poi che «l’amministrazione tramite l’Avvocatura dello Stato, su questo aspetto non ha dedotto validi argomenti contrari se non relativi alla emergenza economica in atto, mentre sarebbe stata necessaria una anche sommaria valutazione prospettica dell’impatto della misura».

La posizione di Iren

L’ordinanza è stata accolta con soddisfazione da Iren (assistita dallo studio Cleary Gottlieb): «Il pronunciamento del Consiglio di Stato, effettuando valutazioni anche di merito, annulla la sospensiva disposta dall’Antitrust». L'utility annuncia di attendere ora con fiducia il pronunciamento nel merito del Tar, ma intanto proseguirà con gli adeguamenti delle condizioni economiche che dovevano scattare dal 1° dicembre scorso.La situazione potrebbe rivelarsi più complessa per altre utility che invece avevano adeguato le condizioni economiche dei contratti già in estate e sono state colte dal provvedimento dell'Autorità nel mezzo del percorso. Anche per questo ora il mondo delle utility confida in una soluzione politica della vicenda per evitare che si crei una situazione confusa tra aziende che, come Iren, possono avviare gli adeguamenti e altre che invece devono attendere il pronunciamento del Tar e intanto congelare gli aumenti, con il rischio che in seguito debbano tornare a chiedere i soldi ai clienti.

Il Governo

In questo senso, forte anche dell’orientamento dato dal Consiglio di Stato nel merito, il Governo dovrebbe riuscire a proporre un emendamento al decreto Milleproroghe, che andà in «Gazzetta» entro fine anno, nel quale chiarisca, con una norma interpretativa, che la modifica delle condizioni scadute è legittima a decorrere dall’entrata in vigore del decreto Aiuti bis. Per Utilitalia, l’ordinanza del Consiglio di Stato è «un primo passo nella giusta direzione per chiarire la questione degli aumenti dei prezzi dell’energia previsti alla scadenza dei contratti». Ma l’associazione chiede che «una questione così strategica debba essere risolta attraverso una chiara decisione politica e non a colpi di sentenze». Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, auspica che «l’ordinanza chiarisca definitivamente la questione, eviti futuri simili provvedimenti dell’Antitrust e invalidi le azioni già intraprese verso altri operatori».

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