i nuovi lavori

Contratti, più tutele per i gig workers

Con un emendamento al Dl all’esame del Senato la maggioranza vuole rafforzare le tutele non solo ai rider, ma a tutti i lavoratori delle piattaforme digitali. Se il rapporto di lavoro è continuativo si applicano i contratti nazionali di riferimento, per i lavoretti scatta l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali

di Giorgio Pogliotti

2' di lettura

La maggioranza M5S-Pd intende riscrivere la norma per rafforzare le tutele dei lavoratori delle piattaforme digitali, rider compresi. L’attuale misura contenuta nel Dl sulle crisi aziendali all’esame del Senato non offrirebbe «sufficienti protezioni sociali ai lavoratori della gig economy, essendo il frutto di un compromesso “al ribasso” con la Lega». I tecnici dei due partiti si sono messi al lavoro per apportare alcune modifiche in un emendamento da presentare alle commissioni X e XI di Palazzo Madama, impegnate nella conversione in legge del decreto 101 dello scorso 3 settembre.

Si estende l’applicazione del lavoro subordinato
La norma non si applica ai soli rider, ma riguarda i lavoratori impegnati in attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano, anche attraverso piattaforme digitali. L’ipotesi è quella di distinguere se un rapporto è continuativo, in tal caso si applicano i contratti nazionali di riferimento; quello della logistica per i rider, quello del lavoro domestico per le colf, solo per citare due esempi. Attualmente, in attuazione del Jobs act, il Dl prevede l’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni «esclusivamente» personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Con l’emendamento si passerebbe da «esclusivamente » a «prevalentemente» personali, ampliando così la platea di collaboratori ai quali applicare la disciplina del lavoro subordinato.

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Piattaforma Inps-Inail per registrare i contratti
I contratti saranno registrati su una piattaforma Inps-Inail; se si tratta di un lavoretto discontinuo si prevede l’estensione delle tutele minime come la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, la maternità, la disoccupazione o il diritto alla disconnessione.

«Le modifiche allo studio prendono ispirazione dalla Carta di Bologna e dalle leggi regionali approvate in Piemonte e nel Lazio che riconoscono i diritti fondamentali ai lavoratori digitali», spiega la sottosegretaria al lavoro, Francesca Puglisi. «Tutti i co.co.co avevano diritto a tutele come la maternità e la disoccupazione dopo tre mesi di contribuzione, adesso basta un solo mese. Ci sono novità importanti. I contratti si registreranno su una piattaforma Inps-Inail», aggiunge il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

M5S preme per superare il lavoro a cottimo
Altro punto controverso del decreto legge è la conferma del lavoro a cottimo - ovvero il pagamento per ciascuna consegna - anche se in misura non prevalente, che ha scatenato le proteste di molte associazioni dei rider, che hanno chiesto di essere retribuiti in base alle ore lavorate. Questo punto è oggetto di riflessioni da parte della maggioranza, ma soprattutto dal M5S c’è pressing per superare il riferimento al lavoro pagato a cottimo.

Inapp: i gig workers sono 213mila
Secondo un’indagine dell’Inapp i gig workers italiani sono 213.150. Il problema è che il 42% lavora senza un vero e proprio contratto e il 19,2% con un contratto di collaborazione . Il 30% opera nel settore delle pulizie e servizi domestici, il 25% nel trasporto urbano, il 15% fa il ciclo fattorino.

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