decreto lavoro

Contratti, primo sì alla stretta. Caos sul periodo transitorio

di Giorgio Pogliotti


Gelmini (Fi): dl dignità va stravolto, non corretto

3' di lettura

Contro il rischio caos - dovuto all’esistenza di 4 diversi regimi sulla disciplina dei contratti a termine nell’arco di soli 4 mesi - il governo corre ai ripari, annunciando una soluzione per via amministrativa, piuttosto che un intervento legislativo.

Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, riconoscendo l’esistenza del problema, ieri - incalzato in aula dalle deputate dell’opposizione - ha fatto sapere che interverrà con una circolare interpretativa: «Per noi la norma va bene così - ha detto - dopo i nostri approfondimenti, abbiamo deciso che utilizzeremo una circolare ministeriale per chiarire i dubbi sull’applicazione della disciplina».

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Nella giornata conclusiva dell’esame del Dl 87 da parte dell’Aula della Camera - il testo passa al Senato - il problema è stato sollevato nuovamente dalla relatrice di minoranza, Debora Serracchiani (Pd).

«C’è una questione rimasta in sospeso - ha spiegato la deputata giuslavorista - perchè dalla vigenza del decreto, ovvero dal 14 luglio alla conversione in legge del decreto, vale la disciplina del Dl. Mentre il testo emendato dalle commissioni, che introduce un periodo transitorio al 31 ottobre, entrerà in vigore solo con la conversione in legge. Serve un raccordo tra i due regimi». Serracchiani ha proposto di inserire una «norma ad hoc, secondo cui le disposizioni della legge di conversione si applicano anche ai contratti cessati nel periodo intercorrente dalla data di entrata in vigore del Dl all’entrata in vigore della legge». Per Serracchiani con la circolare la questione posta «rimane irrisolta», sulla stessa lunghezza d’onda l’altra relatrice di minoranza, Renata Polverini (Fi), ha ricordato che «il tema è stato affrontato mercoledì in sede di comitato dei nove, quando il governo stesso ha ammesso l’esistenza del problema, che penalizzerà sia i lavoratori a cui non viene rinnovato il contratto che le imprese che si trovano nell’incertezza».

Il tutto a 24 ore dall’allarme lanciato da Assindustria Veneto centro sugli effetti negativi delle nuove norme confermato ieri da ManagerItalia che ha interpellato 578 tra dirigenti d’azienda e Hr manager: il 62,3% dice che nella sua azienda le assunzioni con contratto a termine saranno disincentivate, tra questi il 90,8% (56,7% di tutti gli intervistati) prevede una diminuzione dell’occupazione complessiva nella sua azienda. Quanto alla soluzione proposta dal vicepremier Di Maio: «Sono metodi già visti che non hanno avuto seguito con i giudici- spiega Arturo Maresca (diritto del lavoro della Sapienza di Roma) -. Non esistono circolari interpretative che possano vincolare i giudici, ai quali spetta unicamente l’applicazione delle norme di legge». Da tenere presente che sono 4 i regimi in vigore per i contratti a termine: il primo fino al 13 luglio (decreto Poletti), il secondo dal 14 luglio alla conversione in legge del decreto (Dl 87), il terzo dal giorno successivo alla pubblicazione della legge di conversione al 31 ottobre(norma transitoria), il quarto dal 1°novembre (entrata a regime della nuova disciplina).

Ma ieri l’Aula della Camera si è occupata anche di delocalizzazioni, con il via libera ad un emendamento presentato da Sestino Giacomoni (Fi): «Le imprese italiane che operano mediante strutture estere e che comunque producono ricchezza e occupazione in Italia saranno meno penalizzate dal Dl». Il testo licenziato dalle commissioni prevede il recupero del beneficio dell’iperammortamento al 150% nell’ipotesi in cui i beni acquistati con agevolazione siano delocalizzate all’estero, penalizzando le imprese che operano con strutture produttive all’estero. «Adesso si esclude la decadenza per le imprese che utilizzano temporaneamente anche all’estero i beni acquistati», spiega Giacomoni. È stato infine approvato un emendamento Fdi, con il parere favorevole del governo, che aumenta la sanzione per chi viola il divieto di spot o di sponsorizzazione del gioco d’azzardo, portando dal 5 al 20% del valore (non inferiore a 50mila euro per ogni violazione). E sui gratta e vinci, come sui pacchetti di sigarette, comparirà la scritta “nuoce alla salute”.

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