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Contratti, i rinnovi rincorrono l’inflazione: per Energia e petroli chiesti 195 euro

Nelle ultime piattaforme presentate il riferimento resta il Patto della fabbrica ma sulle richieste di aumento pesa l’aumento dei prezzi

di Cristina Casadei

(Adobe Stock)

5' di lettura

Nelle nuove ipotesi delle piattaforme sindacali per il rinnovo del contratto di lavoro si fa sentire il peso dell’inflazione e dell’aumento dei costi di energia e materie prime. Per mantenere il potere di acquisto dei lavoratori i sindacati collocano infatti la richiesta di aumento economico nella parte più alta delle forchetta, come è accaduto proprio ieri nel caso del settore energia e petrolio e in quello del gas acqua, dove i lavoratori sono rappresentati dalle stesse sigle e cioè Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.

Energia e petrolio: chiesti 195 euro di aumento complessivo

Nell’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto energia e petrolio, che interessa 37mila lavoratori ed è scaduto a fine 2021, i sindacati chiedono a Confindustria Energia, un aumento complessivo di 195 euro sul livello medio per il periodo 2022-2024. L’ipotesi prende come riferimento il Patto della fabbrica, che prevede un trattamento economico minimo (Tem) e un trattamento economico complessivo (Tec). A garanzia del potere di acquisto dei lavoratori per i sindacati la cifrà potrà poi adeguarsi sulla base della previsione inflattiva riferita al triennio 2022-2024 in base al documento Istat di giugno.

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Per il Gas acqua la richiesta è di 185 euro

Nel caso del contratto del gas acqua, che interessa 48mila addetti, il riferimento resta sempre il Patto della fabbrica e la richiesta di aumento è di 185 euro, sempre per il triennio 2022-2024. Anche in questo caso i sindacati chiedono un aumento del trattamento economico sui minimi in base all’andamento dell’inflazione prevista per il prossimo triennio riferito al parametro assunto contrattualmente. Nel capitolo welfare, per entrambi i contratti viene richiesta l’unificazione dei fondi di previdenza complementare, prevedendo l’iscrizione automatica dei neoassunti e di tutti coloro che alla sottoscrizione del contratto non avessero precedentemente aderito, con il meccanismo del silenzio assenso.

La fiammata inflazionistica

Sulle trattative già in corso e su quelle future, pesa l'onda lunga della pandemia, soprattutto su comparti come il commercio e il turismo, ma anche lo shock energetico e delle materie prime, tra i primi responsabili dell'infiammata dei prezzi: in gennaio l’Istat, secondo le stime preliminari, registra un indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, in aumento dell’1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (era +3,9% nel mese precedente). È un dato su cui in un paese come il nostro, si sente l’aumento di materie prime ed energia, vista la scarsità di fonti proprie e la necessità di approvvigionamenti fuori dai confini. Un capitolo che resta in parte ai margini dell’Ipca, l’indice di riferimento per i contratti, che viene calcolato al netto dei costi energetici importati.

Gli elementi anticiclici chiesti dalla Cisl

In un contesto dove, se si esclude l’industria, le retribuzioni contrattuali hanno una crescita modesta, il segretario confederale della Cisl, Giulio Romani, dice che «i negoziati economici dovranno tenere conto del fatto che l’indice inflattivo non sembra, almeno nel breve medio periodo, poter essere facilmente governato con le politiche adottate a partire dagli anni ‘90». Questo anche perché «le attuali dinamiche sono quasi esclusivamente connesse all’innalzamento del costo delle materie prime, non solo quelle per uso energetico, sfuggendo di fatto alla possibilità di un controllo nazionale». Occorre quindi «immettere elementi anticiclici nella distribuzione della ricchezza», dice Romani.

Bankitalia: monitorare avvio rincorsa tra prezzi e salari

Intervenendo all’Assiom-Forex, lo stesso governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha osservato che «negli ultimi mesi l’aumento dei prezzi è però risultato superiore a quanto
previsto in dicembre e le tensioni sul fronte energetico non si sono ancora allentate. Anche se è probabile che la prevista riduzione dell’inflazione trovi conferma nei prossimi mesi, i rischi di un disancoraggio delle aspettative e di avvio di rincorse tra prezzi e salari, di cui pure al momento non vi è evidenza, vanno attentamente monitorati. L’aumento dei costi delle materie prime energetiche determina a oggi una variazione negativa delle ragioni di scambio, e quindi una riduzione del potere di acquisto dei redditi nell’area dell’euro. Nella media del 2021 la perdita connessa al deterioramento delle ragioni di scambio è stata contenuta intorno all'1 per cento; essa è andata però salendo nel corso dell’anno, portandosi oltre il 2 per cento nel quarto trimestre. Si tratta sostanzialmente di una tassa, probabilmente in buona parte destinata a rientrare, i cui effetti più distorsivi possono essere oggetto di compensazione, ove possibile, a carico dei bilanci pubblici. L’incremento dei costi non deve però trasformarsi in una prolungata spirale inflazionistica».

I temi delle piattaforme

Tornando ai contratti va detto che la spirale inflazionistica lascia una traccia molto forte sulle prime ipotesi di piattaforma di rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. La segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti, spiega che «ci aspetta una stagione con alcune incognite dove, però, abbiamo la necessità di capire se riusciamo a chiudere i contratti aperti da più tempo, come la vigilanza privata e quelli del terziario, con il commercio e il turismo che sono tra i settori più colpiti e trasformati dalla pandemia». Scacchetti osserva che «uno dei temi principali sul tavolo rimane la questione salariale perché tutti i dati ci dicono che il nostro paese non ha saputo redistribuire ai salari una sufficiente quota della ricchezza prodotta». La segretaria confederale della Uil, Tiziana Bocchi, sottolinea «la problematica di prospettiva inflazionistica» e parla di «necessità di un rinnovamento del sistema di classificazione del personale, legato strettamente all’incremento dei piani formativi». Di questo si trova traccia nelle ultime piattaforme, come quelle degli elettrici, degli assicurativi e anche di energia e petrolio e gas e acqua, che partono da richieste salariali piuttosto elevate e mettono al centro proprio l’aspetto della formazione.«Si evidenziano richieste per forme di partecipazione strategica e organizzativa che consenta il coinvolgimento dei lavoratori e la partecipazione attiva delle rappresentanze sindacali ai vari livelli, anche per monitorare gli investimenti previsti dal Pnrr», spiega Romani. «Poi dovremo fare un ragionamento sul mercato del lavoro, cercando di accompagnare anche contrattualmente le forme più precarie e di seguire il principio della maggiore stabilizzazione dell’occupazione», aggiunge Scacchetti. A titolo di esempio, nel caso di Energia e petrolio, i sindacati chiedono che l’ingresso avvenga preferibilmente attraverso il contratto di apprendistato, in modo da superare forme di lavoro precario. Infine «proprio perché parliamo di rinnovamento del contratto collettivo nazionale di lavoro, - concorda Bocchi - sarà necessario che quest'ultimo dia risposte anche su altri versanti, quali il mercato del lavoro, il welfare, l’organizzazione e l’orario, la partecipazione, la salute e sicurezza. Attualmente, la trasformazione più evidente è stata il repentino e massiccio uso dello smart working, ma superata l’emergenza sarà necessario contrattare modalità eque e regolate di accesso allo strumento». Di tutto questo parlano ampiamente le prime piattaforme presentate, dagli elettrici, al gas acqua a energia e petrolio.

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