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Contratti di sviluppo, corsa alle ultime risorse del Pnrr

Tempi stretti per domande sui 2 miliardi per filiere produttive e settori green

di Carmine Fotina

Draghi: "Raggiunti obiettivi del Pnrr di questo semestre"

3' di lettura

La corsa delle imprese ai contratti di sviluppo finanziati con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe presto porre il problema di rafforzare ancora la misura con risorse nazionali.

La ricognizione

Per ora, da una ricognizione fatta raccogliendo le indicazioni dei principali settori industriali, lo strumento - gestito dal ministero dello Sviluppo e, operativamente, da Invitalia - sta marciando a buon ritmo, pur con qualche eccezione.

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Tre linee di investimento riservate dal Pnrr ai contratti di sviluppo

Le linee di investimento riservate dal Pnrr ai contratti di sviluppo sono tre. La prima consiste in 750 milioni per le filiere produttive e in meno di tre mesi le domande hanno superato 600 milioni. Lo sportello si è già chiuso per la sezione da 300 milioni dedicata a chimica-farmaceutica e agroindustria: sono arrivate richieste per oltre 450 milioni e quelle eccedenti potranno rientrare nello sportello “ordinario” finanziato con le risorse nazionali stanziate dalla legge di bilancio. Al contrario, è ancora aperta la sezione per gli altri settori previsti dal Pnrr (automotive, microelettronica, design, moda-arredo, metallo ed elettromeccanica) che ha ancora a disposizione circa 200 dei 450 milioni previsti. Siamo invece agli ultimi giorni utili, fino all’11 luglio, per la presentazione delle domande a valere su un’altra linea di investimento del Pnrr, da 1 miliardo totale, dedicata a energia fotovoltaica (400 milioni), eolica (100) e alle batterie (500). Dopo le incertezze iniziali, anche in questo caso stanno arrivando risposte positive dalle filiere. Ci sono infine i 300 milioni per i bus elettrici: a fronte di un numero limitato di progetti, tra cui quelli di Iveco e Industria italiana autobus, il Mise ha attivato una linea di finanziamenti minori (da 2 a 20 milioni) per attrarre anche le Pmi della componentistica. Considerate le statistiche storiche sugli investimenti privati attivati dai contratti di sviluppo, si può stimare che i 2 miliardi del Pnrr possano fare da leva per interventi da quasi 5 miliardi.

L’intesa tra Mise e ministero del Sud

A questo quadro - che fa riferimento come detto alle risorse Ue del Pnrr - va aggiunta la recente intesa tra Mise e ministero del Sud che ha assegnato ai contratti di sviluppo ulteriori 2 miliardi, come anticipazione della programmazione 2021-27 del Fondo sviluppo e coesione (Fsc) 2021-2027. L’impiego di questi 2 miliardi è però vincolato alle regole di riparto dell’Fsc, per cui l’80% (1,6 miliardi) è riservato a domande di imprese localizzate al Sud e solo il 20% (400 milioni) potrà andare ai progetti del Centro-Nord. Uno squilibrio che può penalizzare determinati settori, si pensi all’automotive, che hanno intensità più alta nelle regioni settentrionali e questo aspetto potrebbe richiedere a fine anno un ulteriore rifinanziamento con la legge di bilancio. Un’ulteriore riflessione, poi, potrebbe aprirsi sull’equilibrio tra settori da finanziare in relazione al riparto 60-40 dei 750 milioni Pnrr destinati alle filiere produttive.

Gli Accordi per l’innovazione

Un differente strumento di incentivazione - gli Accordi per l’innovazione - è stato appena rialimentato dal Mise con 590 milioni aggiuntivi. Problemi evidenti di copertura, invece, riguardano gli Ipcei, i progetti di ricerca di grande rilevanza europea nell’ambito delle filiere strategiche, per i quali restano complessivamente a disposizione 2,75 miliardi a fronte di un fabbisogno che supera 8,4 miliardi.

L’ipotesi di un restyling delle misure

Ma, per non limitarsi al tema dei rifinanziamenti, servirebbe probabilmente anche un restyling delle misure sfruttando, ad esempio, il disegno di legga delega per il riordino degli incentivi approvato a maggio dal consiglio dei ministri. Potrebbe essere il veicolo ideale per superare alcuni limiti costitutivi del contratto di sviluppo - che è subordinato alla notifica di un regime di aiuto con i relativi vincoli territoriali - e lanciare uno strumento nazionale con la flessibilità degli Ipcei che nel settore della ricerca consente di coprire il “deficit di finanziamento”.

Raggiunti gli obiettivi in scadenza il 30 giugno

Il Mise intanto, includendo anche l’apertura degli sportelli sui contratti di sviluppo, segnala di aver raggiunto tutti gli obiettivi del Pnrr in scadenza il 30 giugno, compresi gli ultimi due che erano ancora pendenti cioè la firma del decreto che destina 1,75 miliardi a sostegno delle imprese italiane che partecipano agli Ipcei e la firma degli accordi finanziari con Cdp Venture per alimentare il venture capital a sostegno delle startup e Pmi innovative nei campi della digitalizzazione e della transizione energetica (550 milioni totali).

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