Corte di giustizia ue

Contratti di telefonia: il consenso al trattamento dei dati personali deve sempre essere esplicito

Non basta acquisirlo su un prestampato prima della stipula del contratto: bisogna provare che il consumatore non sia stato indotto in errore

di Annarita D'Ambrosio

(Adobe Stock)

2' di lettura

Si torna a parlare di consenso sul trattamento dei dati personali. In settimana ha riacceso i riflettori sul tema una interessante sentenza nella causa C-61/19 sulla compagnia di telecomunicazioni Orange in Romania. Alla società di servizi di telefonia mobile l'Autorità nazionale di sorveglianza dei dati personali del Paese aveva inflitto una multa per aver raccolto e conservato i dati dei clienti, senza un loro consenso esplicito, o meglio un consenso c’era stato ma era stato acquisito tramite clausole “privacy” precompilate, promiscuamente mescolate a quelle contrattuali, scritte in maniera poco trasparente e con modalità di revoca del consenso troppo macchinose.

La Corte ricorda, innanzi tutto, che il diritto dell'Unione prevede un elenco dei casi in cui il trattamento di dati personali può essere considerato lecito. In particolare, il consenso dell'interessato deve essere libero, specifico, informato e univoco. A tale riguardo il consenso non è validamente prestato in caso di silenzio, di caselle preselezionate o di inattività.

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Inoltre, qualora il consenso dell'interessato sia prestato nel contesto di una dichiarazione scritta che riguarda anche altre questioni, la dichiarazione deve essere presentata in forma comprensibile e facilmente accessibile ed essere formulata in un linguaggio semplice e chiaro. Per garantire all'interessato una vera libertà di scelta, le clausole contrattuali non devono indurlo in errore circa la possibilità di stipulare il contratto anche qualora egli rifiuti di acconsentire al trattamento dei suoi dati.

La sentenza dell’11 novembre 2020 della Corte di giustizia europea ci ricorda quindi che non basta acquisire il consenso perché questo sia valido: bisogna provarne la genuinità e l'onere della prova grava su chi quella condizione di liceità la invoca.Nel caso in esame la casella della clausola per l'autorizzazione era stata selezionata dal responsabile del trattamento prima della sottoscrizione del contratto stesso.

Il consumatore pertanto era stato indotto in errore ritenendo che, senza acconsentire, non avrebbe potuto poi stipulare il contratto. Non solo, gli era stato anche imposto di compliare un modulo supplementare per opporsi alla raccolta e alla conservazione dei suoi dati. Richieste innammissibili secondo la Corte di giustizia Ue.

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