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Contratto di affidamento fiduciario: via libera del giudice tutelare sul «Dopo di noi»

di Patrizia Maciocchi

Marka

2' di lettura

Il giudice tutelare sdogana il contratto di affidamento fiduciario applicato al le legge sul “Dopo di noi”. A dare il via libera al conferimento all’affidatario del patrimonio stanziato dai genitori per garantire un futuro al figlio affetto da autismo è stato un giudice tutelare di Genova. Ma il “Dopo di noi” (legge 112 del 2016) è solo una delle tante “applicazioni” del nuovo strumento negoziale che mette al centro delle segregazione patrimoniale il programma al quale è finalizzato l’affidamento fiduciario. Al “trust italiano” la fondazione italiana del notariato ha dedicato una giornata di studi che si è tenuta oggi a Roma.

Il contratto

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Un confronto tra addetti ai lavori per esaminare i risvolti applicativi e mettere la figura negoziale di nuova elaborazione a confronto con le figure affini: atti di destinazione e trust. «Come front office intercettiamo le esigenze dei cittadini e le traduciamo in istituti in grado di rispondere alle loro necessità prima di quanto non lo faccia il legislatore, conformando le istanze sociali al principio di legalità - spiega il vice presidente del Consiglio nazionale del notariato Albino Farina - é già avvenuto per i contratti di convivenza e per il rent to by. Ora - afferma Farina - è la volta del contratto di affidamento fiduciario». Una figura sulla quale si sofferma il padre “naturale” del contratto Maurizio Lupoi - presidente dell’associazione “Il Trust in Italia “ - che sottolinea le grandi potenzialità dello strumento e la sua flessibilità. «La legge italiana - afferma Lupoi - ha delle rigidità che con il contratto di affidamento di possono superare.

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E’ il caso dei conviventi che non possono fare un fondo patrimoniale in favore dei compagni, “passo” consentito solo alle coppie sposate. Il contratto può essere utilizzato anche per soddisfare in modo più efficente l’interesse dei creditori o delle imprese, soprattutto medie e piccole, per assicurare la continuità: affidando l’azienda al fiduciario si evita la “dispersione” garantendo i proventi e la titolarità dell’impresa ai figli dell’imprenditore. Inoltre é uno strumento deflattivo, perché elimina le possibilità di contenzioso, l’intervento del giudice, non in chiave giudiziaria, è limitato ai casi di incapacità, interdizione o minori».

Per il consigliere nazionale Giampaolo Marcoz ci sono almeno quattro buone ragioni per preferire il contratto di affidamento fiduciario al trust, a cominciare dall’”autarchia” «E’ certamente un vantaggio il fatto che non esista una necessità di rinviare ad una legge straniera come avviene per il trust. Il contratto, proprio perché più comprensibile, è di più facile accesso anche per le fasce sociali più deboli. Dalla sua il nuovo negozio ha anche una grande trasparenza. La causa della fiducia - sottolinea Marcoz - emerge, infatti, in modo chiaro e il programma è al centro dell’istituto. Se si pensa che il 70% del patrimonio mondiale privato è affidato ai trust si capisce quali sono le possibilità di sviluppo del “trust italiano”. Un negozio in cui i notai possono giocare un nuovo ruolo, non solo come “redattori” del contratto ma anche come affidatari» . La sfida è dunque far conoscere il nuovo strumento e allargare il campo di applicazione al contratto riconosciuto, intanto dal giudice tutelare, come lo strumento più adatto a garantire il minore con handicap.

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