manovra 2021 e lavoro

Contratto di espansione verso il rilancio nella manovra 2021. Convenienza a confronto con l’isopensione

Potenziati gli strumenti di uscita dei lavoratori senior: continua l’isopensione «Fornero» per chi è a sette anni dai requisiti e l’«espansione» si estende alle aziende oltre 250 addetti

di Enzo De Fusco e Valentina Melis

Effetto Quota 100, nel I trimestre pensioni anticipate +103%

Potenziati gli strumenti di uscita dei lavoratori senior: continua l’isopensione «Fornero» per chi è a sette anni dai requisiti e l’«espansione» si estende alle aziende oltre 250 addetti


3' di lettura

Potenziare gli strumenti che consentano l’avvicinamento alla pensione dei lavoratori, con l’aiuto delle imprese, in un 2021 che potrebbe presentare il conto economico della pandemia con un’ondata di ristrutturazioni, e che vedrà cadere a fine marzo il blocco dei licenziamenti. È l’obiettivo di alcuni interventi in arrivo con la manovra di Bilancio: oltre alla proroga di opzione donna e dell’Ape sociale, dovrebbero arrivare la proroga dell’isopensione «Fornero» in formato esteso da quattro a sette anni (cioè uno scivolo verso la pensione per i lavoratori distanti fino a sette anni dai requisiti), e un’estensione del contratto di espansione alle imprese sopra 250 dipendenti (nel 2019 e nel 2020 lo strumento è stato applicabile alle imprese oltre mille dipendenti).

IL CONFRONTO PER AVVICINARSI ALL’USCITA

Costi dell'azienda e dello Stato con contratto di espansione e isopensione

IL CONFRONTO PER AVVICINARSI ALL’USCITA

Il contratto di espansione è stato introdotto dal Dl 34/2019: si tratta di un accordo da siglare in sede governativa, che può prevedere la possibilità dell’uscita dal lavoro per i lavoratori ai quali mancano cinque anni per maturare i requisiti pensionistici, e - contestualmente - assunzioni di giovani e piani di formazione per i lavoratori impiegati in azienda. È uno strumento nato per rivolgersi a imprese di grandi dimensioni, del calibro di Telecom Italia (che ha oltre 51mila lavoratori ed è per ora l’unica azienda, insieme a Ericsson, ad averlo usato), Enel (che occupa 68mila persone), Fca Italy (37mila), Eni (32mila) e così via.

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In base alle proposte di modifica presentate in commissione Bilancio alla Camera, lo “scivolo” previsto dal contratto di espansione dovrebbe diventare un’opzione percorribile per le aziende con almeno 250 dipendenti. Per le aziende più grandi, con almeno 500 addetti, oltre allo scivolo per i lavoratori a 5 anni dalla pensione e al contributo dello Stato con la Naspi fino a due anni, resterebbe la possibilità di un ricorso più esteso alla Cig, con riduzione d’orario fino al 30 per cento. Per le aziende con organico oltre mille unità, che attuano piani di riorganizzazione e/o di ristrutturazione di rilevanza strategica, sono previste ulteriori novità: i datori sono tenuti ad assumere un lavoratore ogni tre uscite, ma in cambio beneficiano di ulteriori 12 mesi di “sconto” Naspi (portando l’aiuto dello Stato a tre anni).

Strumenti a confronto

Sia l’isopensione, sia il contratto di espansione prevedono una spesa consistente dell’azienda per favorire l’uscita dei lavoratori. Rispetto all’isopensione introdotta dalla legge 92/2012, però, nella quale tutti i costi (per contributi e indennità sostitutiva della pensione) sono a carico dell’azienda, il contratto di espansione prevede anche un aiuto da parte dello Stato, che integra con la Naspi l’indennità spettante al lavoratore e può fornire all’impresa un ammortizzatore fino a 18 mesi per i lavoratori che accedono a piani di formazione. Come si vede dagli esempi qui a sinistra, il prepensionamento con il contratto di espansione consente alle imprese un risparmio tra il 25% e il 43% rispetto all’isopensione.

Come funziona il contratto di espansione

Il contratto di espansione non è solo una via di uscita dal lavoro per i lavoratori senior, ma anche uno strumento di politica attiva che dovrebbe consentire alle imprese di adeguare le competenze dei lavoratori ai bisogni del futuro. Consente infatti alle aziende che vi accedono (con accordo sindacale) di realizzare un progetto formativo. Lo Stato fornisce un sostegno al reddito al lavoratore che è chiamato ad aggiornare le sue competenze. Quindi, le ore dedicate alla formazione sono sostenute dalla cassa integrazione.

Il processo di formazione per accrescere le competenze o per una riqualificazione, però, potrebbe risultare non idoneo per alcuni lavoratori. L’azienda può quindi, in aggiunta, effettuare un ricambio generazionale, per le figure più vicine alla pensione. Il contratto di espansione prevede infatti che, compatibilmente con il progetto di riorganizzazione, l’imprenditore si faccia carico del processo di prepensionamento per coloro che volontariamente, trovandosi a non oltre 60 mesi dal diritto a pensione, vogliano uscire dal mercato del lavoro. L’indennità di prepensionamento, come detto, è finanziata con la Naspi per due anni. Il lavoratore, uscendo fino a cinque anni prima dal lavoro, avrà una pensione commisurata al numero degli anni di contributi effettivamente versati. Chi accede alla pensione di vecchiaia, si vede dunque “congelare” il trattamento pensionistico alla data di accesso alla prestazione. Chi accede alla pensione anticipata, non ha invece alcuna penalizzazione.

A fronte del contributo statale, la legge (articolo 41 del Dlgs 148/2015, introdotto nel 2019) prevede che l’impresa si impegni ad assumere nuovi lavoratori nella proporzione che dovrà essere stabilita dall’accordo sindacale.

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