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Contratto Fca, la Fiom interrompe la trattativa: «Non ci sono le condizioni»

di Filomena Greco


Fca:sindacati divisi su contratto,aumenti 10% in 4 anni

3' di lettura

Si blocca la trattativa tra Fca e Fiom sul rinnovo del contratto aziendale per gli 80mila addetti di Fca, Cnh Industrial e Ferrari in Italia. E così l’ipotesi di puntare ad un risultato unitario in casa Fiat Chrysler, sul modello di quanto accaduto invece per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici con Federmeccanica, siglato dalle tute blu di tutti e tre i sindacati confederali, sfuma. Le premesse in realtà non erano delle migliori: si è partiti circa tre mesi fa con due piattaforme programmatiche diverse, tavoli separati e un calendari o di incontri diverso.

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A pesare sulla tottura di oggi durante l’incontro nella sede dell’Unione industriale di Torino sono state una serie di questioni normative, attinenti al sistema di relazioni sindacali, in particolare al ruolo dei delegati all’interno degli stabilimenti. In particolare, per la Fiom i delegati rappresentano i lavoratori e devono avere un ruolo di contrattazione su materie organizzative, mentre per l’azienda sono garanti dell’aplicazione del contratto, con un ruolo più limitato, secondo le tute blu della Cgil, dal punto di vista sindacale.

«Non ci sono le condizioni per proseguire la discussione a fronte di una indisponibilità della delegazione aziendale a negoziare il sistema di relazioni sindacali a partire dal ruolo dei delegati» ha sintetizzato Francesca Re David, segretaria generale della Fiom in una dichiarazione rilasciata in tarda mattinata. Rimangono troppo ampie le distanze, aggiunge la Fiom, «anche su elementi specifici a partire dalla struttura del salario».

Il Ccsl, il contratto collettivo specifico di lavoro nasce nel 2011, dopo il referendum di Pomigliano, all’indomani della rottura del fronte sindacale tra i metalmeccanici della Cgil e le altre due sigle, Fim-Cisl e Uilm. Che in parallelo in questi mesi stanno portando avanti, insieme a Ugl, Fismic e Quadri, la trattativa per il rinnovo del contratto. Torneranno al tavolo il 5 e il 6 marzo per una partita che appare più complessa che in passato. Anche alla luce del momento storico che Fca sta vivendo.

Dopo due rinnovi del contratto, gli scogli principali sul tavolo di trattativa ancora in piedi sono due. Il primo è rappresentato dalla questione salariale: i sindacati hanno chiesto un aumentodel 10%, hanno intascato una «disponibilità aziendale in linea di principio a incrementare la paga base», ma ora bisogna entrare nel merito. Il secondo riguarda invece il consolidamento del sistema di premi aziendali, previsti dallo stesso Ccsl – modulati sulla base dei parametri di redditività del Gruppo e di efficienza dei singoli stabilimenti produttivi: per i sindacati sarebbe inaccettabile un ridimensionamento: «Obiettivi più sfidanti sono comprensibili solo laddove i miglioramenti costanti di questi anni hanno portato a pagamenti superiori al budget – scrivono in una nota congiunta – mentre in tutti gli altri casi semmai può sussistere la preoccupazione opposta», e cioé quella di evitare che col tempo gli obiettivi di efficienza diventino di fatto impossibili da perseguire in pratica.

«Il 5 e il 6 marzo proveremo a chiudere – dice Ferdinando Uliano della segreteria nazionale della Fim – siamo ad un punto in cui o si superano le distanze o si rischia la rottura». A determinare una crisi anche del negoziato in corso potrebbero essere una serie di questioni legate alla gestione dei periodi di malattia e alla regolamentazione dei rapporti in azienda

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