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Contributi, arriva il taglio. Ma lo sconto non vale per colf e badanti

La norma approvata dal Senato limita l’esonero contributivo «in via eccezionale, per i periodi di paga dal prime gennaio 2022 al 31 dicembre 2022»

di Enzo De Fusco, Claudio Tucci

Manovra, Bankitalia: per Irpef agire su detrazioni-bonus-aliquote

2' di lettura

La riduzione dei contributi prevista dalla legge di bilancio non si applica «ai rapporti di lavoro domestico» (quindi, alle buste paga di colf e badanti). Con questa ultima novità, si delinea la seconda gamba dell’intervento sul cuneo fiscale messo in campo dalla manovra 2022, vale a dire la decontribuzione, accanto alla revisione degli scaglioni di reddito e delle detrazioni.

La norma approvata dal Senato limita l’esonero contributivo (contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia, i superstiti a carico del lavoratore) «in via eccezionale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022». Lo sconto è pari a 0,8 punti percentuali a condizione, prosegue la disposizione, «che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo di 2.692 euro mensile, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima». Insomma, la riduzione dei contributi riguarderà retribuzioni fino a 35mila euro annui.

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Tenuto conto dell’eccezionalità della misura resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Per chi oggi paga un contributo del 9,19%, nel 2022 pagherà un contributo dell’8,39%. Va ricordato, che il contributo a carico dei lavoratori costituisce per gli stessi anche un onere deducibile dal reddito imponibile ai fini Irpef consentendo quindi di pagare meno Irpef. Pertanto, diminuendo la trattenuta del contributo previdenziale nei riguardi del lavoratore ne consegue che si realizza un fisiologico aumento del reddito imponibile su cui pagare l’Irpef.

Il riferimento al limite mensile di 2.692 euro rischia di far riconoscere il beneficio a intermittenza penalizzando soprattutto i lavoratori che aumentano i salari. Infatti, per i lavoratori con una retribuzione prossima al limite mensile è sufficiente che in alcuni mesi svolgano un po’ di straordinari o ricevano un piccolo premio per superare la soglia e perdere l’incentivo.

Peraltro, il beneficio perso in un determinato mese non può essere recuperato a conguaglio di fine anno anche se complessivamente il lavoratore raggiunge una retribuzione inferiore a 35mila euro.

Le simulazioni

Considerando la combinazione delle nuove detrazioni fiscali e dello sconto contributivo applicate sulle retribuzioni annue lorde tra 17.250 euro e 35mila euro, dalle simulazioni emerge che il vantaggio più elevato si tocca per gli stipendi prossimi a 17.250 euro (ossia, 1.326 euro lordi al mese per 13 mensilità) il cui beneficio complessivo annuo è pari a 409 euro, di questi 318 euro a seguito del regime fiscale più favorevole e 90 euro derivante dallo sconto contributivo dello 0,8% (22%). Si tratta di un vantaggio netto e non lordo. Via via che cresce la retribuzione aumenta lo sconto contributivo e diminuisce il vantaggio fiscale: per le retribuzioni di 26mila euro il vantaggio netto di circa 250 euro che per oltre il 50% è generato dallo sconto contributivo. A 32mila euro di retribuzione annua, il vantaggio di 215,69 euro l’anno è per 2/3 attribuibile allo sconto contributivo.

Sul vantaggio complessivo che otterrà il lavoratore nelle rispettive fasce di retribuzione, in media lo sconto contributivo incide per il 60%. Sopra i 35mila euro di retribuzioni non agisce più lo sconto contributivo pari allo 0,8% per la quota a carico dei lavoratori ma incide in modo più significativo la revisione degli scaglioni di reddito e delle detrazioni di imposta.

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