GUIDA RAPIDA / 3

Contributi versati all’Inps deducibili fino a 1.549 euro

Per i datori di lavoro che pagano regolarmente c'è la possibilità di godere del bonus nella dichiarazione dei redditi

di Alessandro Rota Porta, Marlena Triberti


3' di lettura

L’assunzione di un lavoratore domestico comporta l’obbligo del pagamento dei contributi previdenziali all’Inps. Entrando nel dettaglio, il versamento di tali contributi è da eseguire trimestralmente secondo le seguenti scadenze: dal 1° al 10° giorno di aprile per il 1° trimestre; dal 1° al 10 luglio per il secondo trimestre; dal 1° al 10 ottobre per il terzo trimestre e dal 1° al 10 gennaio per i pagamenti relativi al quarto e ultimo trimestre.

I pagamenti

I pagamenti vanno effettuati entro le citate scadenze tramite i bollettini Mav inviati direttamente dall’Inps o tramite specifiche procedure online; se l’ultimo giorno disponibile per il versamento cadesse di domenica o durante una festività il termine è spostato al primo giorno utile.

In caso di mancato pagamento o pagamento effettuato in ritardo vengono applicate le relative sanzioni pecuniarie determinate dall’Inps.

Invece, nel caso in cui il datore di lavoro si trovasse in presenza di crediti per importi versati in eccesso o per doppi versamenti effettuati nei confronti dello stesso lavoratore, in uno stesso trimestre, avrebbe diritto a richiedere il relativo rimborso.

Il calcolo

Passando al calcolo, per determinare l’importo totale dei contributi da versare per ciascun trimestre occorre essere a conoscenza di alcuni valori: la retribuzione oraria effettiva, data dalla paga oraria e la quota di 13esima; le ore contributive del trimestre, calcolate considerando la settimana lavorativa da domenica a sabato, spostando quindi al trimestre successivo tutte quelle ore che si trovano a cavallo tra due mesi; le ore settimanali retribuite, in quanto, con riferimento alle settimane con più di 24 ore retribuite il contributo è fisso, mentre per quelle con 24 ore o meno la contribuzione è individuata da scaglioni stabiliti sulla base della paga oraria effettiva.

Inoltre, va tenuto in considerazione anche il contributo Cuaf, se è compreso o escluso: si tratta del contributo a carico del datore di lavoro volto a finanziare la cassa unica assegni familiari istituita dall’Inps.

Anche il tipo di contratto influisce sul conteggio dei contributi in quanto sono stabilite aliquote diverse a seconda che si tratti di rapporti di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato.

Merita, altresì, ricordare come i datori di lavoro che versano regolarmente i contributi all’Inps per colf e altri assistenti familiari, possano godere di un vantaggio fiscale: infatti, tali contributi sono deducibili dal reddito fino ad un importo massimo stabilito in 1.549,36 euro.

Assistenza sanitaria

Passando ad altri aspetti che caratterizzano il lavoro domestico, c’è quello dell’assistenza sanitaria: è attiva per tutti i lavoratori tramite la Cassa Colf prevista dal Ccnl. L’iscrizione a tale cassa scatta dal primo giorno del trimestre per il quale inizia il versamento dei contributi di assistenza contrattuale e non è dovuta alcuna comunicazione all’ente o all’Inps.

Il contributo di finanziamento è pari a 0,01 euro a carico del lavoratore e 0,02 euro a carico del datore, per ogni ora: questi si versano trimestralmente tramite Mav, insieme ai contributi Inps.

Cessazione del rapporto

Infine, è opportuno accennare al tema della cessazione del rapporto. In questa ipotesi, il lavoratore domestico ha diritto al versamento dei contributi relativi a ferie non godute e al preavviso entro i dieci giorni successivi a tale data.

Sia in caso di cessazione per dimissioni che per licenziamento, la colf ha, inoltre, diritto alla liquidazione: il trattamento di fine rapporto va corrisposto anche se la risoluzione avviene durante il periodo di prova a patto che esso sia superiore ai 15 giorni.

Per determinare le somme dovute occorre prendere a riferimento la retribuzione mensile, la tredicesima e anche l’indennità sostitutiva del vitto e dell’alloggio (se prevista). Il totale di questi importi va diviso per il coefficiente 13,5 ottenendo così la somma da accantonare annualmente, che viene rivalutata ogni anno in base all’indice Istat.

Sempre in tema di Tfr, oltre all’ipotesi della cessazione del rapporto - previa richiesta scritta e con il consenso del datore di lavoro - può essere erogata (per non più di una volta all’anno) una somma a titolo di anticipazione del fondo medesimo: salvo diverse condizioni che il datore vogli concedere, questo può avvenire solo dopo 8 anni di servizio e nel limite massimo pari al 70% del Tfr maturato.

In caso di decesso del lavoratore il Tfr è corrisposto al coniuge, ai figli, ai parenti entro il 3° grado e agli affini entro il 2°; se vi è disaccordo tra le parti o mancanza di superstiti le ripartizioni verranno effettuate secondo le norme di legge e della successione testamentaria.

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