riforme tradite

Contro l’evasione è necessario l’addio ai contanti

di Rony Hamaui e Gaia Esposito


(Adobe Stock)

3' di lettura

Esiste un sistema efficiente per ridurre l’evasione fiscale, la corruzione, il lavoro in nero, l’economia sommersa, le rapine e più in generale tutte le attività illegali e pertanto aumentare il benessere dei cittadini e ridurre il deficit pubblico? Sì. Basta passare rapidamente a una cashless economy. Esiste un’ampia evidenza empirica circa i benefici di un’economia in cui il contante non è più utilizzato quale mezzo di pagamento, mentre i potenziali costi in termini privacy e controllo da parte della Banca centrale dell’emissione di moneta possono essere ridotti se non eliminati.

Alcune economie quali la Svezia, la Cina, ma anche la Danimarca, la Norvegia e il Regno Unito hanno già raggiunto o stanno rapidamente arrivando a questo traguardo. In Svezia il contante è utilizzato solo nel 13% delle transazioni in volume e nel 3% in valore. Pagare in contanti un taxi a Stoccolma è quasi impossibile e in molti negozi sono ben in vista cartelli nei quali si legge «cash free zone». Questo ha permesso in pochi anni di azzerare le rapine in banca e ridurre le attività illegali. In Cina 525 milioni di persone hanno già attivo un sistema di mobile payment, mentre alcuni mendicanti espongono un Qr code attraverso cui è possibile accreditargli qualche renminbi.

Non pare esistere ancora una tecnologia dominante per raggiungere questo obiettivo. Tra gli strumenti più utilizzati (carte, mobile payment, instant payment) il vantaggio relativo sembra dipendere da chi parte per primo (first-mover) che conquista il mercato. Tuttavia, l’intervento pubblico può giocare un ruolo fondamentale sia nell’indirizzare le scelte degli operatori sia nell’accelerare il processo. In Svezia, oltre alle carte di debito, che tradizionalmente hanno una fortissima penetrazione, il governo, i grandi istituti di credito e la Banca centrale hanno messo a punto nel 2012 un sistema di pagamenti mobile, Swish. L’applicazione per smartphone, in cui il numero di telefono è collegato al conto bancario, in poco tempo è stata usata da oltre metà della popolazione. In Cina, invece, si è preferito investire su una tecnologia più semplice ed economica: il Qr code che contiene una serie di informazioni, quali Iban, il numero del conto, ecc. scansionabili con una fotocamera del cellulare. Due applicazioni, favorite dal governo, hanno avuto poi la meglio e oggi risultano dominanti: WeChat e Alipay.

Un recente lavoro del Fondo monetario internazionale (Khiaonarong, Humphrey, 2018) ha mostrato come in un campione di undici Paesi nei prossimi dieci anni la quota del contante tenderà a diminuire mediamente dell’1,4% l’anno. Questo inesorabile trend è causato dal naturale cambiamento demografico (le nuove generazioni tendono a usare meno il contante), dai costi relativi connessi ai diversi metodi di pagamento e dai cambiamenti tecnologici. Tuttavia, dati i diversi punti di partenza e la volontà politica di accelerare o ritardare il processo, la varianza del risultato finale potrebbe risultare molto ampia fra Paese e Paese.

L’Italia parte da una posizione estremamente arretrata giacché l’86% delle transazioni in termini di volume e il 68% in termini di valore avviene in contanti, mentre il rapporto circolante/Pil è in continua ascesa. Negli ultimi anni qualche segno di cambiamento vi è stato: i pagamenti digitali sono notevolmente aumentati così come i Mobile proximity payment, mentre sia le banche che alcune fintech si stanno attivando.

Ciò che tuttavia più sorprende è la quasi totale assenza di una precisa strategia sul cash di quasi tutti i governi che si sono succeduti: negli ultimi 15 anni la soglia ai trasferimenti in contanti è stata abbassata e alzata otto volte mentre la Legge di stabilità del 2016 ha reso obbligatoria la dotazione di Pos per esercenti e professionisti, che non possono più rifiutarsi di accettare pagamenti digitali al di sopra della soglia di 5 euro, e permesso all’Italia di dotarsi di una delle più capillari rete di Pos (2,4 milioni). Peccato che commissioni ritenute dagli esercenti troppo alte e un sistema sanzionatorio troppo blando hanno vanificato tutti gli sforzi.

Sono stati proposti molti modi con cui un governo può accelerare il processo di digitalizzazione: dagli incentivi fiscali alle lotterie sugli scontrini. Tuttavia, forse la strategia più efficace sarebbe quella seguita dagli svedesi di aprire un tavolo di confronto fra banche, imprenditori, commercianti, consumatori e circuiti di pagamento al fine di trovare soluzioni condivise da implementare rapidamente. Solo così vi è qualche speranza di vincere rapidamente la lotta all’evasione e alla corruzione, disincentivando l’uso del contante, cioè la benzina dell’economia sommersa

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