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Controlli alle frontiere, monito Ue: salvaguardare il mercato unico

La Commissione Ue ha pubblicato le linee guida per fronteggiare il coronavirus: i controlli sanitari alla frontiere interne a Schengen sono ammessi ma bisogna garantire i flussi commerciali

dal nostro corrispondente Beda Romano


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I controlli al Brennero

2' di lettura

BRUXELLES – Al netto dell'emergenza sanitaria, è ormai il futuro del mercato unico che è a rischio a causa della grave epidemia influenzale da coronavirus. La Commissione europea ha pubblicato lunedì 16 marzo nuove linee-guida sulla possibilità di reintrodurre controlli alle frontiere interne alla zona Schengen. Oltre a garantire l’arrivo negli ospedali di medicine e forniture, l’esecutivo comunitario vuole garantire i flussi commerciali.

Prevenire blocchi alla produzione
«Abbiamo notizia di chilometri e chilometri di file ad alcuni posti di confini», ha detto qui a Bruxelles il portavoce della Commissione europea Eric Mamer. «Vogliamo prevenire eventuali blocchi della produzione che è spesso just-in-time (…) Non vogliamo aspettare che le imprese si lamentino di eventuali carenze. Vogliamo agire in anticipo». Nelle scorse ore, numerosi Paesi hanno reintrodotto controlli alle frontiere, a cominciare dalla Germania, la plaque-tournante del continente.

Sì ai controlli sanitari senza vietare l’ingresso ai malati
Nelle sue linee-guida, appena pubblicate, la Commissione europea precisa: «È possibile sottoporre tutti i soggetti che entrano nel territorio nazionale a controlli sanitari senza l’introduzione formale dei controlli alle frontiere interne. La differenza tra normali controlli sanitari e controlli alle frontiere è la possibilità di negare l’ingresso alle singole persone. Alle persone malate non dovrebbe essere negato l’ingresso, ma piuttosto dovrebbe essere dato loro accesso alle cure sanitarie».
«Gli Stati membri – continua la Commissione – possono ripristinare i controlli alle frontiere interne per motivi di ordine pubblico che, in situazioni estremamente critiche, possono includere la sanità pubblica. Tali controlli alle frontiere dovrebbero essere organizzati prevenendo l’emergere di grandi raduni (ad esempio code), che rischiano di aumentare la diffusione del virus. Gli Stati membri dovrebbero coordinarsi per effettuare controlli sanitari su un solo lato della frontiera».

Più in generale, spiega sempre l’esecutivo comunitario, le misure di controllo non dovrebbero causare «gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento, dei servizi essenziali di interesse generale e delle economie nazionali e dell’economia dell’Unione nel suo insieme». Gli Stati membri dovrebbero creare «corsie prioritarie per il trasporto di merci». Sempre secondo Bruxelles, le autorità alla frontiera dovrebbero facilitare il passaggio dei lavoratori transfrontalieri.

Misure proporzionate, «salvare il mercato unico»
Nelle sue linee-guida, la Commissione europea chiede ai Paesi membri di applicare le nuove regole sui controlli alle frontiere in modo «proporzionato» e «coordinato». Come detto il tentativo è di evitare scelte unilaterali che potrebbero essere politicamente deleterie, così come di assicurare la libertà di movimento delle merci nel mercato unico. Spiega un diplomatico: »La questione oggi è salvare il mercato unico e nei fatti la stessa Unione europea».
«Tutti i controlli alle frontiere dovrebbero essere applicati in modo proporzionato e nel dovuto rispetto della salute delle persone – aggiunge infine Bruxelles –. Gli Stati membri devono sempre ammettere i propri cittadini e residenti e dovrebbero facilitare il transito di altri cittadini e residenti dell’Unione che stanno tornando a casa. Tuttavia, possono adottare misure come richiedere un periodo di autoisolamento, se impongono gli stessi requisiti ai propri cittadini».

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