L’audit del Piano

Controlli virtuosi per rispettare tappe e obiettivi del Pnrr

di Alessandro Cencioni

2' di lettura

Con la pubblicazione delle “Istruzioni tecniche per la selezione dei progetti Pnrr”, il Piano nazionale di ripresa e resilienza varca le mura del Palazzo e mette piede nel Paese reale. Le amministrazioni, che dovranno pubblicare i bandi o emanare le leggi di finanziamento per selezionare i progetti finanziati, hanno finalmente uno strumento operativo a cui fare riferimento per la redazione dei documenti tecnici.

Si arricchisce quindi il set di strumenti a disposizione per muoversi tra le iniziative del Piano, il più conosciuto dei quali è il sito Italiadomani, punto di raccolta di tutte le informazioni ufficiali sul Pnrr, navigabile attraverso cruscotti interattivi di monitoraggio attivi per ogni investimento.

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Le Istruzioni tecniche rappresentano infatti il vero punto di partenza del processo attuativo del Piano che consentono di apprezzare la portata della complessa macchina organizzativa messa in campo dal governo. Si tratta di indicazioni operative, ma un’attenta lettura consente di ricavarne spunti molto interessanti non solo per gli addetti ai lavori, siano gestori dei fondi o entità chiamate al controllo dei progetti.

Emerge infatti chiaro come per le progettualità Pnrr sia determinante la valutazione della performance. In estrema sintesi, il Piano è incentrato su milestone e target (M&T) per cui pagamenti allo Stato membro sono effettuati solo in base al raggiungimento dei M&T concordati ex-ante e temporalmente scadenzati. Una vera rivoluzione copernicana rispetto all’esperienza fin qui maturata dai Fondi europei, orientata alla rendicontazione delle spese.

Tale aspetto rappresenta una sfida non di poco conto per chi si occuperà dell’audit del Pnrr: alle consuete tipologie di audit finanziario si aggiungerà infatti un controllo di tipo “qualitativo”, sul raggiungimento dei risultati. Un controllo non solo a beneficio del singolo progetto, ma anche dell’orientamento degli investimenti sottesi, creando addirittura un flusso informativo per la messa a terra delle riforme di sistema che sono presupposto del Pnrr.

Si tratta di un’impostazione che apre a una visione collaborativa e non afflittiva dell’audit, recepita dalle più avanzate esperienze internazionali nella Pubblica amministrazione, addirittura articolate su 4 livelli (controlli c.d. “di linea”, controlli trasversali a norma sulla performance, internal auditing indipendente; auditing di terze parti esterne). Un’impostazione che necessita un cambio di marcia per passare dalla cultura “dei controlli” alla “cultura del controllo”.

C’è (forse) spazio per pensare a un network multilivello – tra chi è chiamato a diverso titolo alla gestione del Pnrr – a cui possano partecipare non solo le amministrazioni centrali titolari di intervento, così come previsto dalle Istruzioni, ma anche i soggetti attuatori a livello regionale e locale, con il mutuo scopo di far circolare soluzioni, opinioni e pratiche decisive per il successo del Piano. Un circuito virtuoso a cui i professionisti del controllo posso apportare un contributo dai benefici misurabili, anzi “auditabili”.

Md Protiviti, Government services

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