il graffio del lunedì

Contrordine, la Juve non molla. E l’Inter va a lezione dall’Atalanta

I bianconeri ancora una volta campioni d’inverno. Per i nerazzurri brutta serata con l’Atalanta di Gasperini. Il Milan torna a vincere con Ibrahimovic

di Dario Ceccarelli

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Romelu Lukaku e José Luis Palomino (Reuters)

I bianconeri ancora una volta campioni d’inverno. Per i nerazzurri brutta serata con l’Atalanta di Gasperini. Il Milan torna a vincere con Ibrahimovic


3' di lettura

Contrordine, signori. La Juventus non ha nessuna voglia di mollare l’osso. Tantomeno all’Inter di quel lamentone di Antonio Conte. E se qualcuno aveva ingenuamente pensato che sul regno calcistico bianconero dopo 8 anni stesse calando il sole, beh si era sbagliato. Ripassi tra qualche anno dopo aver studiato bene come si vince un campionato d’inverno, che non vuol dire ancora scudetto, ma due volte su tre alla fine coincide con il titolo di campioni. Almeno secondo le statistiche: che funzionano finché qualcuno non le smentisce.

Niente da fare. Questo è il chiaro segnale che viene dallo stadio Olimpico dove i bianconeri, dopo 10 minuti erano già in vantaggio di due gol (Demiral e Ronaldo su rigore) sulla Roma di Fonseca, il tecnico portoghese che, contro ogni aspettativa, ha risollevato i giallorossi dai suoi ricorrenti pantani capitolini portandoli ai piani nobili della classifica. Un bel lavoro ma non sufficiente a neutralizzare la feroce determinazione dei bianconeri che, dopo il passo falso dell'Inter con l'Atalanta, hanno sentito “l'odore del sangue”, cioè la possibilità di saltare i nerazzurri all'ultimo ostacolo del girone d’andata.

Nella ripresa la Roma, pur penalizzata da un brutto infortunio di Zaniolo ai legamenti del ginocchio destro (questo lunedi verrà operato), ha reagito, accorciando le distanze con un rigore di Perotti per un evidente fallo di mano di Sandro. Un buon sussulto, ma ormai la frittata era fatta. Per i giallorossi seconda sconfitta consecutiva casalinga.

Ma vogliamo parlare dell’Inter? Paura, direbbe il re del thriller, Dario Argento. L'uno a uno a San Siro contro l'Atalanta è stato, per Conte, come un brutto sogno. Uno di quegli incubi che, quando ti svegli, sei felice perchè è finito. Poteva andare molto peggio. A parte il gol di Lautaro e un discreto primo tempo, l'Inter è poi crollata scampando a un penalty su Toloi (ignorato dal Var) e a un rigore di Muriel neutralizzato da un formidabile Handanovic.

Ma la questione vera è un’altra: è che sabato a San Siro i nerazzurri di Bergamo hanno preso il posto dei nerazzurri di Milano. Volete vincere lo scudetto? Bene, vi facciamo noi vedere cosa vuol dire giocare a calcio. Un dominio totale cui Conte, come fa spesso quando l’Inter va in tilt, ha risposto lamentandosi per la ”coperta corta”, nel senso che ha pochi rimpiazzi di talento rispetto alla Juventus.

Okay, le assenze di Barella e Vecino si fanno sentire. Però, però…. Cosa dovrebbe dire allora Gasperini? Non ci risulta che all’avvio di stagione disponesse di una sontuosa rosa di fuoriclasse. Eppure Gasp ha portato l'Atalanta al quarto posto in campionato e agli ottavi di Champions. Senza mai lamentarsi come invece fa Conte che, al primo passo falso, invoca subito degli alibi. Non fare il “piagnina” dicono a Milano.

Chi vola è ancora la Lazio, ben salda al terzo posto. Ha festeggiato i suoi 120 anni con una impresa storica: la sua decima vittoria consecutiva. Record assoluto. Senza contare che la squadra di Inzaghi ha 10 punti in più della scorsa stagione e un bomber come Immobile capofila dei marcatori con 20 reti. Quasi un sogno. L'unico rischio, in tutta questo carnevale, è quello di farsi prendere da un eccesso di euforia.

Un problema, quello dell’euforia, che non ha certo il Napoli, di nuovo caduto per una ingenua minchiata del portiere Ospina che si era messo in testa di dribblare Immobile. Ormai, quello dei regali, è un marchio di fabbrica partenopeo. Come a Napoli si lascia un caffè sospeso al cliente successivo, cosi i giocatori di Gattuso lasciano generosamente un gol in dono agli avversari, a volte perfino due. La bontà uccide più della cattiveria, ribadisce il presidente De Laurentiis ai suoi giocatori. È molto irritato. Ma nessuno lo ascolta. Li farà mettere ai ferri da Gattuso per una settimana.

Finiamo col Milan, ormai “Ibradipendente”. Il suo debutto da titolare ha portato il tanto agognato “scossone “ ai rossoneri che hanno battuto il Cagliari per 2 a 0. Un fatto quasi memorabile, visto che il Milan non segnava da tre partite e che, in questo campionato, non aveva mai vinto con due gol di scarto. Un gol l'ha firmato Ibra con uno dei suoi tiri affilati. L'altro Aleao, il suo pupillo, grazie anche a un fortunoso rimpallo. Vero che il Cagliari è alla sua quarta sconfitta consecutiva, però nel Milan si è avvertito un cambio di marcia. Una maggior sicurezza, un gioco più ordinato, costruito sui rari ma precisi colpi di Ibrahimovic. E anche un po' più di fortuna, che non guasta. Per avere successo nel calcio, diceva Arrigo Sacchi, bisogna avere “occhio, pazienza e bus de cul”. Ecco: il lato B al Milan di Pioli, finora, era proprio mancato.

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